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Criteri CIGS generici: sospensione illegittima

La Corte di Cassazione ha confermato l’illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori posti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a zero ore. Il motivo risiede nell’utilizzo da parte dell’azienda di criteri di scelta generici e non predeterminati, che hanno reso la selezione dei dipendenti discrezionale e arbitraria. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia al diritto di contestare la sospensione e ha condannato l’azienda al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione spettante e l’indennità di integrazione salariale percepita.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Criteri CIGS Generici: la Cassazione Conferma l’Illegittimità della Sospensione

Con l’ordinanza n. 91/2023, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su un tema cruciale del diritto del lavoro: la legittimità della collocazione dei dipendenti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La sentenza ribadisce un principio fondamentale: l’utilizzo di criteri CIGS generici per la selezione del personale da sospendere rende il provvedimento illegittimo e dà diritto al lavoratore al risarcimento del danno. Questa decisione offre importanti spunti sulla necessità di trasparenza e oggettività nelle procedure di gestione delle crisi aziendali.

Il Caso: Sospensione dal Lavoro e Ricorso dei Dipendenti

La vicenda trae origine dalla decisione di un’importante azienda di sospendere a zero ore un gruppo di dipendenti, collocandoli in CIGS per un lungo periodo di circa dieci anni. I lavoratori hanno impugnato il provvedimento, sostenendo che la loro sospensione fosse illegittima. Sia il Tribunale in primo grado che la Corte d’Appello hanno dato ragione ai dipendenti, dichiarando l’illegittimità della sospensione e condannando la società a risarcire i danni. La società ha quindi proposto ricorso per cassazione, basato su dodici motivi di doglianza.

L’Analisi della Corte: Perché i Criteri CIGS Generici sono Illegittimi?

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell’azienda, confermando le decisioni dei giudici di merito. Il fulcro della decisione si basa sulla valutazione dei criteri adottati dall’azienda per individuare i lavoratori da sospendere. La Cassazione ha evidenziato come tali criteri fossero stati applicati in modo totalmente discrezionale e non fossero desumibili da un accordo sindacale chiaro e oggettivo.

La Mancanza di Specificità e l’Arbitrarietà della Scelta

La Corte ha sottolineato che, sebbene gli accordi sindacali facessero riferimento a parametri come l’anzianità di servizio, i carichi di famiglia e le esigenze tecnico-produttive, mancava qualsiasi indicazione su come questi criteri dovessero essere ponderati e applicati. L’azienda aveva autonomamente assegnato un punteggio ai lavoratori, senza rispettare criteri predeterminati che stabilissero le priorità tra i vari parametri. Questo ha portato a una scelta che la Corte ha definito “totalmente discrezionale, non concordato… e, per certi aspetti, anche arbitrario”. In sostanza, un generico richiamo a esigenze tecnico-produttive non è sufficiente a giustificare la scelta di sospendere determinati lavoratori anziché altri.

L’Inerzia del Lavoratore non Implica Rinuncia al Diritto

Uno dei motivi di ricorso dell’azienda si basava sulla presunta inerzia dei lavoratori, che per dieci anni non avrebbero contestato i provvedimenti. Secondo la società, tale comportamento avrebbe determinato la perdita del diritto al risarcimento. La Cassazione ha respinto categoricamente questa tesi, affermando che la mera inerzia non è sufficiente a dimostrare una volontà chiara e certa di rinunciare a un proprio diritto. La rinuncia deve essere espressa o desumibile da comportamenti univoci, e il silenzio del creditore non può essere interpretato come una manifestazione tacita di volontà abdicativa.

Le Motivazioni della Decisione

Le motivazioni della Corte si fondano su un consolidato orientamento giurisprudenziale. In primo luogo, viene ribadito che l’onere di individuare criteri di scelta oggettivi, trasparenti e non discriminatori per la CIGS spetta al datore di lavoro, in accordo con le organizzazioni sindacali. La genericità dei criteri equivale alla loro assenza, rendendo l’atto di sospensione unilaterale e illegittimo.

In secondo luogo, la Corte ha chiarito che l’illegittima sospensione dall’attività lavorativa configura una ‘mora credendi’ del datore di lavoro, il quale rifiuta ingiustificatamente la prestazione del dipendente. Di conseguenza, il lavoratore non è tenuto a offrire formalmente la propria prestazione per avere diritto al risarcimento.

Infine, la Corte ha precisato che il diritto al risarcimento del danno derivante da un inadempimento contrattuale, quale l’illegittima sospensione, è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella breve quinquennale prevista per le retribuzioni. L’azione del lavoratore non mira infatti al pagamento di stipendi non corrisposti, ma a ottenere un ristoro per il danno subito a causa della condotta illegittima del datore di lavoro.

Conclusioni: L’Importanza di Criteri Oggettivi e Trasparenti

Questa ordinanza riafferma con forza la necessità che le procedure di sospensione dei lavoratori in CIGS siano gestite con la massima trasparenza e nel rispetto di criteri oggettivi e predeterminati. Le aziende non possono avvalersi di clausole generiche per esercitare un potere discrezionale nella scelta dei dipendenti da sospendere. La decisione tutela la posizione del lavoratore, garantendogli il diritto a un risarcimento integrale del danno subito a causa di una sospensione arbitraria e riaffermando che il silenzio o l’attesa non possono essere interpretati come una rinuncia ai propri diritti fondamentali.

La semplice inerzia di un lavoratore sospeso in CIGS per un lungo periodo equivale a una rinuncia al suo diritto di contestare la sospensione?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mera inerzia non è sufficiente a determinare la perdita del diritto. La rinuncia deve essere espressa o derivare da un comportamento concludente che riveli in modo univoco la volontà di abdicare al proprio diritto.

Quali sono le conseguenze se un’azienda utilizza criteri di scelta generici per collocare i dipendenti in CIGS?
La collocazione in CIGS viene considerata illegittima. I criteri di scelta devono essere specifici, oggettivi e non applicati in modo discrezionale. La loro genericità rende la sospensione arbitraria e dà diritto al lavoratore di ottenere il risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione che avrebbe percepito e l’integrazione salariale ricevuta.

Il credito del lavoratore per risarcimento danni da illegittima sospensione in CIGS è soggetto a prescrizione breve (5 anni) o ordinaria (10 anni)?
È soggetto alla prescrizione ordinaria decennale. La richiesta non riguarda quote di retribuzione, ma un credito da inadempimento contrattuale, ovvero il risarcimento per il danno subito a causa dell’atto di gestione illegittimo del rapporto di lavoro da parte del datore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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