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Creditore ipotecario terzo datore: no ammissione

Un’agenzia governativa, creditrice verso una società, deteneva un’ipoteca su beni che questa aveva venduto a un’altra impresa, poi fallita. La richiesta di ammissione al passivo fallimentare dell’agenzia è stata respinta. La Corte di Cassazione, richiamando una decisione delle Sezioni Unite, ha confermato che il creditore ipotecario terzo datore non può utilizzare la procedura di ammissione al passivo, ma deve invece intervenire nella successiva fase di distribuzione del ricavato dalla vendita dei beni.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Fallimentare, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Creditore Ipotecario Terzo Datore: La Cassazione Nega l’Ammissione al Passivo

Con l’ordinanza n. 17276/2024, la Corte di Cassazione ha affrontato un’importante questione procedurale nel diritto fallimentare, stabilendo il corretto percorso che un creditore ipotecario terzo datore deve seguire per far valere le proprie ragioni. La decisione, fondata su un precedente intervento delle Sezioni Unite, chiarisce che la via maestra non è l’ammissione allo stato passivo, bensì l’intervento nella fase di ripartizione dell’attivo. Analizziamo i dettagli di questa pronuncia fondamentale.

I Fatti del Caso: Una Garanzia Reale su Beni di una Società poi Fallita

La vicenda trae origine da un credito vantato da un’agenzia nazionale per lo sviluppo d’impresa nei confronti di una prima società. Tale credito era garantito da un’ipoteca volontaria e da un privilegio speciale industriale su alcuni beni di proprietà della società debitrice. Successivamente, questi beni sono stati venduti a una seconda società, che in seguito è stata dichiarata fallita. L’agenzia creditrice, pertanto, si è trovata a detenere una garanzia reale su beni inclusi nell’attivo di un fallimento di un soggetto diverso dal proprio debitore originario.

L’agenzia ha quindi tentato di far valere il proprio credito garantito chiedendone l’ammissione allo stato passivo del fallimento della società acquirente, ma la sua domanda è stata respinta sia dal Giudice Delegato sia, in sede di opposizione, dal Tribunale.

La Decisione della Cassazione e il ruolo del creditore ipotecario terzo datore

Investita della questione, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’agenzia, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il fulcro della decisione risiede nell’applicazione di un principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 8557/2023, che ha risolto un contrasto giurisprudenziale sul tema.

Il Principio delle Sezioni Unite n. 8557/2023

Le Sezioni Unite hanno stabilito che i creditori titolari di un diritto di ipoteca o pegno su beni compresi nel fallimento, ma costituiti a garanzia di crediti verso debitori diversi dal fallito, non sono considerati creditori concorsuali. Di conseguenza, essi non possono avvalersi del procedimento di verificazione dello stato passivo per accertare il loro diritto. Questo perché la procedura di ammissione al passivo è riservata ai creditori diretti del soggetto fallito e a chi rivendica la proprietà di beni acquisiti dalla procedura.

La Corretta Procedura da Seguire

La Corte ha chiarito che lo strumento corretto a disposizione del creditore ipotecario terzo datore è quello di intervenire nel procedimento fallimentare in un momento successivo: la fase di ripartizione dell’attivo. In questa sede, il creditore può richiedere di partecipare alla distribuzione delle somme ricavate dalla liquidazione dei specifici beni su cui grava la sua garanzia. Qualora il piano di riparto predisposto dal curatore non riconoscesse, in tutto o in parte, il suo diritto di prelazione, il creditore potrà proporre reclamo ai sensi dell’art. 110, comma 3, della legge fallimentare.

Le Motivazioni

La Corte ha ritenuto infondati tutti i motivi di ricorso. Il primo motivo, relativo alla violazione delle norme sull’ammissione al passivo, è stato respinto alla luce del chiaro principio espresso dalle Sezioni Unite, che ha definitivamente tracciato la distinzione tra creditori concorsuali e titolari di garanzie per debiti altrui. Il secondo motivo, riguardante l’omessa pronuncia su una richiesta subordinata, è stato giudicato infondato poiché la richiesta esulava dall’oggetto del giudizio di opposizione allo stato passivo. Infine, anche il terzo motivo, concernente la condanna al pagamento delle spese legali, è stato dichiarato inammissibile, in quanto la decisione sulle spese rientra nella discrezionalità del giudice di merito e, nel caso di specie, era giustificata dall’esistenza di un orientamento giurisprudenziale consolidato.

Le Conclusioni

L’ordinanza n. 17276/2024 consolida un principio cruciale per la tutela del creditore ipotecario terzo datore nel contesto di una procedura fallimentare. La decisione chiarisce che, sebbene tale creditore non possa insinuarsi al passivo, i suoi diritti non sono negati, ma devono essere fatti valere attraverso un percorso procedurale specifico: l’intervento nella fase di riparto. Questa pronuncia offre certezza giuridica, indirizzando correttamente i creditori e garantendo al contempo un ordinato svolgimento della procedura concorsuale, distinguendo nettamente le posizioni dei creditori diretti del fallito da quelle dei garanti su beni acquisiti all’attivo.

Un creditore con ipoteca su un bene di una società fallita, ma per un debito di un’altra persona, può chiedere l’ammissione al passivo fallimentare?
No. Secondo la Corte di Cassazione, che si allinea alle Sezioni Unite, il titolare di una garanzia reale per un debito altrui non è un creditore del fallito e quindi non può utilizzare la procedura di verificazione dello stato passivo.

Come può tutelarsi il creditore ipotecario terzo datore in un fallimento?
Deve intervenire nel procedimento fallimentare nella fase di ripartizione dell’attivo, chiedendo di partecipare alla distribuzione delle somme ricavate dalla vendita del bene specifico su cui grava la sua garanzia. Se il suo diritto non viene riconosciuto nel piano di riparto, può proporre reclamo.

Perché la Corte ha rigettato anche il motivo di ricorso relativo alle spese legali?
La Corte ha ritenuto il motivo inammissibile perché la decisione sulla compensazione o condanna alle spese legali rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. In questo caso, la condanna era giustificata dall’esistenza di un consolidato orientamento di legittimità, non scalfito da un unico precedente difforme.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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