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Cram down fiscale: soglia 30% e retroattività

La Corte di Cassazione ha confermato l’inammissibilità del cram down fiscale per proposte che non raggiungono la soglia minima di soddisfacimento del 30% per i crediti erariali. La sentenza chiarisce che le restrizioni introdotte nel 2023 hanno natura retroattiva, applicandosi a tutte le procedure avviate dopo l’entrata in vigore del decreto-legge originario, rigettando i dubbi di incostituzionalità sollevati dalla società ricorrente.

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Cram down fiscale: le nuove regole sulla soglia del 30% e la loro applicazione

Il tema del cram down fiscale rappresenta uno dei punti più caldi del Diritto Fallimentare moderno. Con la recente pronuncia della Corte di Cassazione, si è fatta chiarezza su un punto fondamentale: la soglia minima di pagamento per i creditori pubblici e la validità temporale delle norme restrittive.

Il caso: una proposta di transazione fiscale irrisoria

La vicenda trae origine dal ricorso di una società in liquidazione che aveva proposto una transazione fiscale prevedendo il pagamento di percentuali estremamente ridotte: circa l’1,65% del debito originario e il 5% di un debito residuo. A fronte del rifiuto dell’Agenzia delle Entrate, la società aveva chiesto l’omologazione forzosa (il cosiddetto cram down fiscale) basandosi sulla normativa precedente.

Il Tribunale di primo grado aveva inizialmente accolto la domanda, ritenendo che le nuove soglie minime di pagamento (pari al 30%) introdotte nel 2023 non potessero applicarsi retroattivamente. Tuttavia, la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione, negando l’omologa proprio a causa del mancato rispetto dei requisiti minimi di pagamento.

La retroattività della norma sul cram down fiscale

Il punto centrale della discussione giuridica ha riguardato l’efficacia temporale dell’art. 1-bis del D.L. 69/2023. Questa norma ha introdotto condizioni più stringenti per superare il dissenso dell’erario, tra cui l’obbligo di offrire almeno il 30% del debito.

La Suprema Corte ha confermato che tale disposizione è esplicitamente retroattiva. Il legislatore ha infatti previsto che le nuove regole si applichino a tutte le proposte depositate dopo l’entrata in vigore del decreto-legge (giugno 2023), anche se la legge di conversione che ha materialmente inserito la soglia del 30% è intervenuta successivamente (agosto 2023).

Legittimità costituzionale e tutela del credito pubblico

La società ricorrente aveva sollevato dubbi di incostituzionalità, lamentando una violazione del legittimo affidamento e dei principi di ragionevolezza. La Cassazione ha però respinto tali argomenti, sottolineando che il legislatore può attribuire valore retroattivo a una norma innovativa purché vi sia una giustificazione ragionevole.

Nel caso del cram down fiscale, la necessità di evitare abusi e di garantire una tutela adeguata ai creditori pubblici (Fisco ed Enti previdenziali) giustifica il bilanciamento operato dal legislatore, specialmente quando le proposte dei debitori risultano eccessivamente pregiudizievoli per l’interesse collettivo.

le motivazioni

La Corte ha fondato la propria decisione sull’interpretazione letterale dell’art. 1-bis, comma 6, del D.L. 69/2023. Poiché la norma richiama espressamente la data di entrata in vigore del decreto originale, essa scavalca il principio generale di irretroattività delle modifiche apportate in sede di conversione. Inoltre, i giudici hanno rilevato che la proposta della società era palesemente lontana dagli obiettivi della normativa unionale sulla crisi d’impresa, che non mira all’azzeramento quasi totale dei debiti tributari, ma a una ristrutturazione sostenibile che non alteri la libera concorrenza.

le conclusioni

In conclusione, la sentenza stabilisce un principio fermo: per accedere al cram down fiscale, il debitore non può prescindere dal rispetto della soglia minima del 30% se la proposta è stata depositata dopo il 15 giugno 2023. Questa interpretazione rafforza la posizione del Fisco nelle trattative di crisi, impedendo l’omologazione forzosa di accordi che prevedono pagamenti simbolici o irrisori, garantendo così una maggiore equità nel sistema delle ristrutturazioni aziendali.

È possibile ottenere il cram down fiscale offrendo un pagamento inferiore al 30 per cento?
No, secondo la normativa attuale e la conferma della Cassazione, per superare il dissenso dell’Agenzia delle Entrate tramite l’omologazione forzosa è necessario offrire almeno il 30 per cento del debito erariale.

La soglia del 30 per cento per la transazione fiscale è retroattiva?
Sì, la Corte ha chiarito che la norma si applica a tutte le proposte di transazione depositate a partire dal 15 giugno 2023, data di entrata in vigore del decreto-legge originario.

Cosa succede se la proposta di ristrutturazione non rispetta i requisiti minimi di pagamento?
In mancanza del requisito della percentuale minima del 30 per cento, il Tribunale non può procedere alla valutazione della convenienza dell’accordo e deve negare l’omologazione forzosa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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