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Cram down: Escluso l’aggio dell’Agente Riscossore

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24527/2024, ha chiarito i limiti di applicazione del meccanismo del cram down nel concordato preventivo. Il caso riguardava una società il cui piano di concordato era stato respinto. La Corte ha stabilito che il cram down, previsto per forzare l’approvazione del piano in presenza del dissenso dell’amministrazione finanziaria, non si estende al credito per l’aggio vantato dall’Agente della Riscossione, poiché tale credito non ha natura tributaria ma remunerativa. Di conseguenza, la mancanza della maggioranza in quella classe di creditori ha reso legittima la mancata omologazione del concordato e la successiva dichiarazione di fallimento.

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Cram down: Escluso l’Aggio dell’Agente della Riscossione

L’istituto del cram down rappresenta una delle ancore di salvezza più significative per le imprese in crisi che tentano la via del concordato preventivo. Tuttavia, la sua applicazione ha confini precisi, come ribadito dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 24527 del 12 settembre 2024. La decisione chiarisce in modo definitivo che tale meccanismo non può essere esteso al credito per l’aggio vantato dall’Agente della Riscossione, delineando una distinzione netta tra crediti tributari e crediti di natura remunerativa.

I Fatti del Caso

Una società a responsabilità limitata, a seguito di un’istanza di fallimento presentata dal Pubblico Ministero, avviava una procedura di concordato preventivo. Il piano proposto, di tipo liquidatorio, prevedeva anche l’apporto di finanza esterna da parte di un’altra società. Nonostante la proposta, all’adunanza dei creditori non veniva raggiunta la maggioranza necessaria per l’approvazione.

La società debitrice chiedeva ugualmente al tribunale l’omologazione del concordato, invocando l’applicazione del cosiddetto cram down (art. 180, co. 4, Legge Fallimentare). Questo istituto consente al giudice, a determinate condizioni, di approvare il piano anche contro il parere negativo di una classe di creditori, in particolare quella dell’Amministrazione Finanziaria, se la proposta è più conveniente rispetto all’alternativa del fallimento.

Il Tribunale di Bari, prima, e la Corte d’Appello, poi, respingevano la richiesta, dichiarando il fallimento della società. La questione giungeva così all’esame della Corte di Cassazione.

La Questione Giuridica: I Limiti Applicativi del Cram Down

Il cuore della controversia risiedeva in un punto specifico: il credito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, inserito in una delle classi di creditori, era relativo non a imposte, ma all’aggio, ossia al compenso per l’attività di riscossione. La società ricorrente sosteneva che, essendo l’Agente della Riscossione parte integrante dell’Amministrazione Finanziaria, anche il suo credito per l’aggio dovesse rientrare nel perimetro del cram down.

Se questa tesi fosse stata accolta, la maggioranza nella relativa classe sarebbe stata raggiunta “d’ufficio” dal tribunale, portando potenzialmente all’omologazione del concordato. La decisione della Cassazione era quindi chiamata a definire la natura giuridica dell’aggio e i confini esatti di una norma, quella sul cram down, di natura eccezionale.

La tardività del voto di un altro creditore

Un’ulteriore questione riguardava l’adesione tardiva alla proposta da parte di un altro creditore, la cui espressione di voto era pervenuta oltre il termine di venti giorni dalla chiusura del verbale dell’adunanza. Anche questo voto, se considerato valido, avrebbe potuto spostare gli equilibri a favore dell’approvazione.

Le Motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, fornendo motivazioni chiare e lineari su entrambi i fronti.

In primo luogo, i giudici hanno affermato che la norma sul cram down ha natura eccezionale. In quanto tale, non può essere soggetta ad applicazione analogica o estensiva. Essa si riferisce esplicitamente e tassativamente ai crediti dell'”Amministrazione finanziaria” e degli “Enti gestori di forme di previdenza ed assistenza obbligatorie”.

La Corte ha stabilito che il credito per l’aggio dell’Agente della Riscossione non rientra in questa categoria. L’aggio non è un tributo, ma la remunerazione per un servizio, indipendentemente dalla sua qualificazione come retributiva o sanzionatoria. Persiste, infatti, una chiara distinzione tra il rapporto che lega l’ente impositore (lo Stato) al contribuente e quello tra l’ente impositore e l’ente strumentale incaricato della riscossione. Di conseguenza, il credito per l’aggio non può essere oggetto di cram down, e la Corte di merito ha correttamente ritenuto non raggiunta la maggioranza nella classe di creditori corrispondente.

In secondo luogo, la Cassazione ha ribadito un principio consolidato: il termine di venti giorni, previsto dall’art. 178 della Legge Fallimentare per l’espressione del voto dopo l’adunanza, è perentorio. Ciò significa che qualsiasi manifestazione di voto pervenuta oltre tale scadenza è inefficace. Pertanto, anche l’adesione del creditore tardivo è stata correttamente considerata irrilevante ai fini del calcolo delle maggioranze.

Le Conclusioni

L’ordinanza in commento offre un importante chiarimento sui limiti operativi del cram down. La decisione consolida l’interpretazione restrittiva della norma, escludendo dal suo campo di applicazione i crediti non strettamente tributari o previdenziali, come l’aggio di riscossione.

Questa pronuncia ha rilevanti implicazioni pratiche per le imprese in crisi: nella formulazione dei piani concordatari, è fondamentale distinguere attentamente la natura dei vari crediti erariali, poiché solo quelli di natura fiscale e previdenziale possono essere soggetti alla “forzatura” giudiziale del cram down. La natura remunerativa dell’aggio lo pone al di fuori di questo perimetro, trattandolo alla stregua di un qualsiasi altro credito chirografario ai fini del voto.

Il meccanismo del cram down si applica al credito per l’aggio dell’Agente della Riscossione?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’aggio non è un credito dell’Amministrazione finanziaria, ma una remunerazione per il servizio di riscossione. Pertanto, il cram down, norma di carattere eccezionale, non può essere applicato a tale credito.

Il termine per esprimere il voto dopo l’adunanza dei creditori è perentorio?
Sì, la Corte ha ribadito che il termine di venti giorni previsto dall’art. 178, 4° co., l.fall. per far pervenire la manifestazione di voto è perentorio. Un’adesione tardiva è inefficace e non può essere considerata per il calcolo delle maggioranze.

Perché la Corte non ha esaminato nel merito la convenienza del piano concordatario?
Poiché la Corte ha confermato che le maggioranze necessarie non erano state raggiunte in classi decisive (a causa dell’inapplicabilità del cram down e della tardività di un voto), la proposta era già inammissibile. Le ulteriori valutazioni sulla convenienza del piano sono diventate irrilevanti, in quanto il rigetto si fondava su motivi pregiudiziali e assorbenti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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