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Costruzione su suolo comune: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 10480/2023, ha chiarito che una costruzione su suolo comune, edificata da un solo comproprietario, diventa automaticamente di proprietà di tutti i contitolari del terreno in base al principio di accessione (art. 934 c.c.). Per derogare a tale principio, è necessario un contratto scritto che costituisca un diritto di superficie. Nel caso di specie, una comproprietaria aveva ampliato un immobile comune, ma la Corte ha respinto il suo ricorso, confermando che l’opera apparteneva alla comunione e non solo a chi l’aveva realizzata.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Civile, Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

Costruzione su Suolo Comune: a Chi Appartiene l’Immobile?

La questione della proprietà di una costruzione su suolo comune realizzata da uno solo dei comproprietari è una fonte frequente di contenzioso. L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 10480 del 19 aprile 2023 offre un chiarimento decisivo, ribadendo la prevalenza del principio di accessione. In questo articolo, analizzeremo la vicenda e le conclusioni dei giudici supremi, fornendo una guida chiara su come la legge regola questi casi.

I Fatti del Caso: una Disputa Familiare

La vicenda trae origine da una causa tra fratelli, comproprietari insieme al padre di un immobile e di un’area pertinenziale. Una delle sorelle citava in giudizio gli altri familiari, lamentando che due di loro utilizzassero in via esclusiva parti della proprietà comune, e chiedendo al giudice di accertare la comproprietà e ordinare la cessazione dell’illecito.

Una delle convenute si difendeva sostenendo di aver acquistato la nuda proprietà di una porzione dell’immobile con un atto del 1978 e di aver successivamente ampliato tale porzione. Chiedeva quindi in via riconvenzionale che fosse accertato il suo acquisto per usucapione di alcuni di questi beni.

La Decisione dei Giudici di Merito

Sia il Tribunale che la Corte di Appello davano torto alla sorella che aveva realizzato l’ampliamento. I giudici di merito stabilivano che le porzioni di immobile oggetto della controversia erano in comproprietà tra tutti i familiari. La Corte d’Appello, in particolare, sottolineava che l’ampliamento dell’immobile doveva ritenersi a beneficio dell’intera unità immobiliare comune e che la comproprietaria non aveva mai avuto un possesso esclusivo utile per l’usucapione, ma una mera detenzione, probabilmente a titolo di comodato.

Il Ricorso in Cassazione e la Centralità della Costruzione su Suolo Comune

La comproprietaria soccombente ricorreva in Cassazione, lamentando che i giudici avessero erroneamente applicato il principio di accessione (art. 934 c.c.). A suo avviso, la situazione avrebbe dovuto essere inquadrata nella disciplina del diritto di superficie (art. 952 c.c.), il che le avrebbe consentito di usucapire il diritto sulla costruzione da lei realizzata.

La questione giuridica posta alla Corte Suprema era quindi la seguente: quando uno dei comproprietari costruisce su un terreno comune, la costruzione è sua o diventa di tutti?

Le Motivazioni della Corte di Cassazione: il Principio di Accessione Prevale

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendolo infondato. I giudici hanno richiamato un importante orientamento delle Sezioni Unite (sentenza n. 3873 del 2018), secondo cui il principio di accessione non subisce deroghe in caso di comunione.

In base all’art. 934 c.c., qualunque costruzione esistente sopra il suolo appartiene al proprietario di questo. Quando il suolo è in comproprietà, la stessa sorte tocca alla costruzione: essa diventa di proprietà di tutti i comproprietari del suolo, in proporzione alle rispettive quote. Questo avviene automaticamente, per il solo fatto della costruzione, a prescindere dalla volontà dei singoli e dalla buona o mala fede del costruttore.

La Corte ha specificato che l’unico modo per impedire l’operare dell’accessione è stipulare un apposito contratto che attribuisca al costruttore un diritto di proprietà sull’opera (come il diritto di superficie). Tale contratto, ai sensi dell’art. 1350 c.c., deve avere la forma scritta a pena di nullità.

Nel caso di specie, non esistendo alcun contratto scritto, la Corte ha concluso che i giudici di merito avevano correttamente applicato la legge: la parte di fabbricato edificata dalla sola ricorrente era diventata di proprietà comune.

Conclusioni: Cosa Insegna Questa Ordinanza

L’ordinanza in esame ribadisce un principio fondamentale del diritto immobiliare: la costruzione su suolo comune appartiene a tutti i comproprietari, salvo diverso accordo scritto. Questa regola mira a preservare l’integrità della comunione e a prevenire che uno dei contitolari possa, di fatto, appropriarsi di una porzione del bene comune attraverso l’edificazione. Chi intende costruire su un terreno in comproprietà, acquisendo la proprietà esclusiva dell’opera, deve quindi necessariamente ottenere il consenso degli altri contitolari e formalizzarlo in un atto pubblico che costituisca un diritto di superficie.

Se un comproprietario costruisce su un terreno comune, la costruzione diventa di sua proprietà esclusiva?
No, salvo un diverso accordo scritto, la costruzione diventa di proprietà di tutti i comproprietari del suolo in proporzione alle loro quote, in base al principio di accessione.

È possibile per il comproprietario costruttore acquisire la proprietà esclusiva della costruzione in un secondo momento?
No, l’acquisto della proprietà da parte di tutti i comproprietari è automatico. Per ottenere la proprietà esclusiva, è necessario un contratto scritto, come la costituzione di un diritto di superficie, che deve essere stipulato prima o contestualmente alla costruzione.

Cosa possono fare gli altri comproprietari se uno di loro costruisce sul terreno comune senza il loro consenso?
Possono esercitare le azioni a difesa della proprietà comune. Possono, ad esempio, chiedere la demolizione dell’opera se questa pregiudica il godimento della cosa comune da parte di tutti o se è stata realizzata nonostante il loro esplicito divieto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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