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COSAP concessionario autostradale: quando è dovuto?

La Corte di Cassazione ha stabilito che una società concessionaria autostradale è tenuta al pagamento del COSAP (Canone per l’Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche) per l’occupazione del soprassuolo comunale con viadotti. La Corte ha chiarito che, ai fini del pagamento, rileva la gestione economica e funzionale dell’infrastruttura, che genera profitto per il concessionario, e non la proprietà formale del bene, che appartiene allo Stato. L’occupazione, in assenza di un titolo concessorio specifico rilasciato dal Comune, è considerata presupposto sufficiente per l’imposizione del canone.

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Pubblicato il 6 gennaio 2026 in Diritto Civile, Diritto Tributario, Giurisprudenza Civile

COSAP e Concessionario Autostradale: La Cassazione Conferma il Pagamento

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema di grande rilevanza per gli enti locali e le società che gestiscono infrastrutture: il pagamento del COSAP da parte del concessionario autostradale per l’occupazione di suolo pubblico. La questione è se una società che gestisce in concessione un’autostrada di proprietà statale debba versare al Comune un canone per i viadotti che passano sopra le strade comunali. La risposta della Corte è stata affermativa, consolidando un importante principio giuridico.

I Fatti del Caso: Una Disputa su Viadotti e Spazio Pubblico

Un Comune italiano aveva richiesto a una nota società di gestione autostradale il pagamento del Canone per l’Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche (COSAP) per diversi anni. La richiesta si fondava sull’occupazione del soprassuolo di alcune strade comunali da parte di cavalcavia autostradali.

La società concessionaria si è opposta, sostenendo di non dover pagare il canone per due ragioni principali:
1. Mancava un atto di concessione amministrativa da parte del Comune che giustificasse la richiesta.
2. L’opera era di proprietà dello Stato e realizzata per finalità di pubblico interesse, il che avrebbe dovuto garantire un’esenzione dal pagamento.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano dato torto alla società, la quale ha quindi deciso di portare il caso davanti alla Corte di Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione e il COSAP per il concessionario autostradale

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società, confermando le decisioni dei giudici di merito. La decisione si basa su un’analisi approfondita della natura del COSAP e dell’individuazione del soggetto obbligato al pagamento.

La Natura del COSAP: Corrispettivo per l’Occupazione

I giudici hanno innanzitutto ricordato che il COSAP non è una tassa, ma il corrispettivo di una concessione (reale o presunta) per l’uso esclusivo o speciale di un bene pubblico. Il presupposto per la sua applicazione è l’utilizzazione particolare di un bene che ne sottrae l’uso alla collettività. Nel caso specifico, l’esistenza di un viadotto autostradale impedisce l’utilizzo dello spazio sottostante e sovrastante, configurando un’occupazione di fatto.

Chi è il Soggetto Obbligato? L’Importanza della Gestione Economica

Il punto cruciale della sentenza riguarda l’identificazione del soggetto tenuto al pagamento. La Corte ha stabilito che obbligato non è il proprietario formale dell’infrastruttura (lo Stato), ma chi la gestisce e ne trae un utile economico. La società concessionaria, pur operando su un bene demaniale, agisce come un’impresa privata che persegue un profitto attraverso la riscossione dei pedaggi. È questa gestione economica e funzionale, svolta in piena autonomia, a radicare l’obbligo di pagamento del canone in capo al concessionario.

Le Motivazioni: Perché il Concessionario Deve Pagare il COSAP

La Corte ha smontato le argomentazioni della società ricorrente con precise motivazioni giuridiche.

Irrilevanza della Proprietà Statale dell’Opera

Secondo la Cassazione, il fatto che il viadotto sia di proprietà del demanio statale e che a fine concessione tornerà nella piena gestione dello Stato è irrilevante. Ciò che conta è che, durante il periodo di concessione, è la società a disporre del bene, a gestirlo e a realizzare la condotta di “occupazione” del suolo comunale. Questa occupazione, avvenendo senza un titolo specifico rilasciato dal Comune, è considerata “abusiva” ai fini dell’applicazione del COSAP, rendendo comunque dovuto il canone.

Esenzione vs. Esclusione: Una Distinzione Cruciale

La società sosteneva di essere “esclusa” dal campo di applicazione del canone, poiché l’ente locale non avrebbe alcun potere sull’infrastruttura autostradale. La Corte ha respinto questa tesi, chiarendo la differenza fondamentale tra “esclusione” ed “esenzione”:
– L’esclusione si verifica quando una situazione è per sua natura estranea all’ambito di applicazione della norma (ad esempio, un’attività che non costituisce presupposto del tributo).
– L’esenzione è una deroga specifica che sottrae al pagamento soggetti che altrimenti sarebbero obbligati. La legge prevede un’esenzione per le occupazioni effettuate direttamente dallo Stato.

In questo caso, l’occupazione rientra pienamente nella fattispecie del COSAP. Tuttavia, non può beneficiare dell’esenzione, perché non è lo Stato a effettuare direttamente l’occupazione, ma una società privata che agisce per fini di lucro. L’esenzione è una norma di stretta interpretazione e non può essere estesa al concessionario.

Confronto con la Giurisprudenza Amministrativa

La Corte ha anche preso atto di alcune sentenze del Consiglio di Stato, citate dalla ricorrente, che sembravano giungere a conclusioni diverse. Tuttavia, ha ritenuto che tali pronunce non fossero in grado di scalfire il proprio consolidato orientamento, giudicandole basate su un’interpretazione non condivisibile delle norme e in contrasto con il principio secondo cui l’elemento discriminante per l’esenzione è l’occupazione diretta da parte del soggetto esente (lo Stato).

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza consolida un principio fondamentale: chiunque utilizzi uno spazio pubblico per un’attività economica, traendone un profitto, è tenuto a corrispondere un canone all’ente proprietario del bene, anche se agisce come concessionario di un bene statale. La natura imprenditoriale e la finalità di lucro dell’attività del concessionario prevalgono sulla proprietà pubblica dell’infrastruttura. Per gli enti locali, questa decisione rappresenta un’importante conferma della loro facoltà di richiedere il COSAP per tutte le occupazioni che insistono sul proprio territorio, garantendo una corretta remunerazione per l’uso di beni della collettività.

Un concessionario autostradale deve pagare il COSAP per i viadotti che sovrastano le strade comunali?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, il concessionario che gestisce l’infrastruttura per trarne un utile economico è il soggetto che realizza l’occupazione di fatto del suolo pubblico e, pertanto, è tenuto al pagamento del canone, anche in assenza di un atto di concessione rilasciato dal Comune.

La proprietà statale dell’autostrada esonera il concessionario dal pagamento del COSAP?
No. La proprietà del bene in capo allo Stato non è rilevante ai fini del pagamento. Ciò che conta è la gestione economica e funzionale del bene, che durante il periodo di concessione è svolta in autonomia dalla società concessionaria per un fine di profitto. L’esenzione prevista per lo Stato non si estende al concessionario privato.

Qual è la differenza tra ‘esenzione’ ed ‘esclusione’ dal COSAP in questo contesto?
L’esclusione si ha quando una fattispecie non rientra per sua natura nell’ambito di applicazione del canone. L’esenzione, invece, è una norma speciale che sottrae al pagamento un soggetto che sarebbe altrimenti obbligato. La Corte ha chiarito che l’occupazione da parte del concessionario rientra nel campo del COSAP e non beneficia dell’esenzione prevista per lo Stato, poiché non è quest’ultimo a effettuare direttamente l’occupazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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