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Corrispondenza chiesto e pronunciato: il limite del giudice

Una società di factoring agisce contro un’Azienda Sanitaria per il pagamento di un credito. L’ASL si difende sollevando un’eccezione relativa al superamento del tetto di spesa, ma solo per un altro e più ingente credito vantato da un’altra società. I giudici di merito rigettano la domanda della società di factoring applicando erroneamente l’eccezione non sollevata. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, riaffermando il principio di corrispondenza chiesto e pronunciato e cassando la sentenza per vizio di extra petita.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Corrispondenza chiesto e pronunciato: Il Giudice non può decidere su eccezioni non sollevate

Un principio cardine del nostro sistema processuale è quello della corrispondenza chiesto e pronunciato, sancito dall’articolo 112 del codice di procedura civile. Questo principio impone al giudice di pronunciarsi su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio di applicazione di questa regola, annullando una decisione di merito che aveva erroneamente esteso un’eccezione a una pretesa per la quale non era stata sollevata.

I Fatti di Causa: Due Crediti, una Sola Eccezione

La vicenda trae origine da prestazioni sanitarie erogate da una casa di cura in favore di un’Azienda Sanitaria Locale (ASL). Da queste prestazioni sono scaturiti due distinti crediti, successivamente ceduti a due diverse società. La prima, una società finanziaria, vantava un credito di quasi 5 milioni di euro; la seconda, una società di factoring, un credito di circa 27 mila euro.

Entrambe le società cessionarie hanno agito in giudizio contro l’ASL per ottenere il pagamento. L’Azienda Sanitaria, nel difendersi, ha eccepito la mancanza del provvedimento regionale sul tetto massimo di spesa, sostenendo che, in assenza di tale budget, nessuna remunerazione fosse dovuta. Tuttavia, questa specifica difesa è stata mossa solo nei confronti del credito milionario della società finanziaria. Per il credito minore, vantato dalla società di factoring, l’ASL aveva invece sollevato una diversa questione, relativa a delle note di credito non considerate.

La Decisione dei Giudici di Merito

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno rigettato la domanda della società di factoring. Sorprendentemente, la motivazione alla base del rigetto non era legata alle note di credito menzionate dall’ASL, ma proprio alla mancanza del provvedimento sul tetto di spesa. In pratica, i giudici hanno esteso l’eccezione sollevata dall’ASL per il credito maggiore anche al credito minore, nonostante la difesa dell’ente pubblico fosse stata mirata e distinta per le due posizioni.

La Corte d’Appello, in particolare, ha confermato che, in assenza di un budget fissato dalla Regione, non può essere riconosciuto alcun diritto alla remunerazione per la prestazione sanitaria erogata. Una decisione che, sebbene astrattamente corretta nel merito, non teneva conto dei limiti del dibattito processuale definito dalle parti.

Il Ricorso per Cassazione e la violazione della corrispondenza chiesto e pronunciato

La società di factoring ha impugnato la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando, con il motivo decisivo, proprio la violazione dell’articolo 112 c.p.c. La ricorrente ha evidenziato come i giudici di merito avessero fondato la loro decisione su un’eccezione (la mancanza del tetto di spesa) che l’ASL non aveva mai sollevato nei suoi confronti, ma solo nei confronti dell’altra creditrice.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo fondato e assorbente rispetto a tutti gli altri. Gli Ermellini hanno chiarito che il giudice di merito ha commesso un errore procedurale decidendo la causa sulla base di una ragione (l’eccezione sul budget) che non faceva parte del contraddittorio tra la società di factoring e l’ASL. Il giudice d’appello, decidendo nel merito del credito sulla base di ragioni che invece riguardavano un’altra posizione, è andato extra petita, ovvero oltre le richieste e le eccezioni formulate dalle parti in quella specifica controversia.

La Corte ha sottolineato che, decidendo in questo modo, il giudice di secondo grado ha omesso di pronunciarsi sullo specifico motivo di appello sollevato dalla società, che verteva proprio sull’erronea applicazione di un’eccezione estranea al suo rapporto con l’ASL.

Le Conclusioni

L’accoglimento del motivo di ricorso ha portato alla cassazione della sentenza impugnata. La Corte ha rinviato la causa alla Corte d’Appello, in diversa composizione, che dovrà riesaminare la questione attenendosi scrupolosamente ai limiti del dibattito processuale. Il nuovo giudice dovrà valutare la fondatezza del credito della società di factoring esclusivamente sulla base delle difese effettivamente sollevate dall’ASL nei suoi confronti. Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale: il processo è governato dalle parti e il giudice non può sostituirsi ad esse nell’introdurre temi di indagine o eccezioni che le stesse non hanno inteso sollevare, garantendo così il corretto svolgimento del contraddittorio.

Un giudice può rigettare una domanda sulla base di un’eccezione che la parte convenuta ha sollevato solo nei confronti di un’altra parte nello stesso giudizio?
No. Secondo la Corte, ciò costituisce una violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato (art. 112 c.p.c.), poiché il giudice si pronuncia su una questione non introdotta nel dibattito processuale tra le parti interessate.

Cosa significa che una decisione è viziata da “extra petita”?
Significa che il giudice ha deciso “oltre le richieste”, pronunciandosi su domande o eccezioni che non sono state formulate dalle parti. In questo caso, ha applicato a una parte un’eccezione che la controparte aveva sollevato solo verso un soggetto diverso.

Qual è stata la conseguenza pratica della violazione di questo principio nel caso esaminato?
La Corte di Cassazione ha annullato (“cassato”) la sentenza della Corte d’Appello e ha disposto che la causa sia decisa nuovamente da un altro collegio della stessa Corte d’Appello, che dovrà attenersi ai motivi di difesa specificamente sollevati dall’Azienda Sanitaria nei confronti della società ricorrente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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