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Correzione errore materiale: cosa fare se la sentenza?

La Corte di Cassazione ha emesso un’ordinanza per la correzione di un errore materiale contenuto in un suo precedente provvedimento. L’errore riguardava l’errata indicazione dei nominativi dei magistrati componenti il collegio giudicante. La Corte, agendo d’ufficio, ha disposto la rettifica dell’epigrafe del provvedimento, sostituendo i nomi errati con quelli corretti dei giudici che avevano effettivamente composto il collegio. Questa decisione sottolinea l’importanza del meccanismo di correzione per garantire l’accuratezza formale degli atti giudiziari.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Correzione Errore Materiale: Cosa Succede se la Sentenza Contiene uno Sbaglio?

La procedura di correzione errore materiale è uno strumento fondamentale nel nostro ordinamento giuridico per garantire la precisione e l’affidabilità degli atti giudiziari. Ma cosa accade quando un’ordinanza della Corte di Cassazione contiene una svista, come l’indicazione sbagliata dei giudici che l’hanno emessa? Un recente provvedimento offre una chiara illustrazione di come il sistema interviene per rimediare a tali imprecisioni, anche senza la richiesta delle parti.

I Fatti del Caso: Un Errore nell’Epigrafe dell’Ordinanza

Il caso in esame nasce dalla segnalazione di un errore contenuto in una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. Nello specifico, nell’epigrafe del provvedimento, ovvero nella sua parte iniziale, era stata riportata una composizione inesatta del collegio giudicante. Erano stati indicati come componenti e relatore dei magistrati diversi da quelli che avevano effettivamente partecipato alla camera di consiglio e deciso la causa.

Questo tipo di svista, pur non alterando la sostanza della decisione presa, costituisce un errore materiale che necessita di essere rettificato per assicurare la corrispondenza tra quanto verbalizzato e la realtà dei fatti.

Il Procedimento di Correzione Errore Materiale Attivato d’Ufficio

La peculiarità di questa vicenda risiede nel fatto che il procedimento di correzione è stato intrapreso su iniziativa della stessa Corte (d'ufficio). Il Presidente della sezione competente, una volta venuto a conoscenza dell’errore, ha disposto di procedere alla correzione senza attendere un’istanza da parte dei soggetti coinvolti nel giudizio originario.

Questo dimostra come l’ordinamento preveda meccanismi di autocontrollo per salvaguardare la correttezza formale dei propri atti. La base normativa per tale intervento si ritrova nell’articolo 391-bis del codice di procedura civile, che disciplina proprio il procedimento per la correzione degli errori materiali e di calcolo nei provvedimenti della Corte di Cassazione.

Le motivazioni della Corte

La Corte ha motivato la sua decisione in modo semplice e diretto. Dopo aver accertato, sulla base degli atti d’ufficio, l’effettiva sussistenza dell’errore materiale segnalato, ha ritenuto necessario procedere alla sua correzione. L’ordinanza non fa altro che disporre una sostituzione testuale: indica precisamente la parte errata del precedente provvedimento e la sostituisce con la formulazione corretta.

La decisione evidenzia che l’obiettivo è ripristinare la verità formale, indicando l’esatta composizione del collegio giudicante. Pertanto, la Corte ha ordinato alla cancelleria di apportare le necessarie annotazioni sul provvedimento originale, in modo da rendere ufficiale e visibile la rettifica.

Le conclusioni e l’Importanza della Precisione negli Atti Giudiziari

Questa ordinanza, sebbene verta su un aspetto prettamente procedurale, riveste un’importanza significativa. Essa ribadisce il principio secondo cui la giustizia non è solo sostanza, ma anche forma. La precisione e l’accuratezza degli atti giudiziari sono essenziali per garantire la certezza del diritto e la trasparenza dell’operato della magistratura. La procedura di correzione errore materiale si conferma come uno strumento agile ed efficace per sanare quelle imperfezioni che, se non corrette, potrebbero minare la credibilità e la validità formale di una decisione. Per i cittadini e i professionisti, ciò rappresenta una garanzia che il sistema è in grado di riconoscere e rimediare ai propri sbagli, assicurando che ogni provvedimento rifletta fedelmente lo svolgimento del processo.

Cos’è un errore materiale in un provvedimento giudiziario?
È una svista puramente formale, come un errore di battitura, di calcolo o l’errata indicazione di un nome, che non influisce sulla volontà decisionale del giudice o sul ragionamento giuridico alla base della sentenza.

Chi può avviare il procedimento per la correzione di un errore materiale?
Il procedimento può essere avviato su istanza di una delle parti coinvolte nel processo, oppure, come avvenuto in questo caso, può essere attivato direttamente d’ufficio dal giudice che ha emesso il provvedimento, una volta che si è accorto dell’errore.

Cosa ha deciso la Corte in questa specifica ordinanza?
La Corte ha disposto che la sua precedente ordinanza venisse corretta. Ha ordinato di sostituire, nell’epigrafe del provvedimento, la lista errata dei nomi dei magistrati con la lista corretta di coloro che avevano effettivamente preso parte alla decisione, mandando alla cancelleria per le relative annotazioni.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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