LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Convocazione assemblea: il Tribunale ordina la riunione

Un socio di minoranza ha richiesto la convocazione di un’assemblea per deliberare sull’esclusione del socio di maggioranza per presunti atti di concorrenza sleale. Di fronte al rifiuto del consiglio di gestione, che ha sollevato dubbi sulla validità della clausola statutaria e sull’opportunità della richiesta, il socio si è rivolto al Tribunale. Quest’ultimo, ai sensi dell’art. 2367 c.c., ha accolto il ricorso, ordinando la convocazione assemblea. La decisione si fonda sul principio che il controllo degli amministratori sulla richiesta dei soci è limitato alla legittimità formale e non può estendersi al merito della questione, che è di esclusiva competenza dell’assemblea stessa.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 26 ottobre 2024 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Convocazione Assemblea: Quando il Tribunale Può Sostituirsi agli Amministratori?

Cosa accade quando un socio di minoranza richiede di discutere un argomento cruciale per la vita della società, ma gli amministratori si oppongono? La legge offre strumenti precisi per tutelare i diritti dei soci, e uno dei più importanti è la possibilità di richiedere l’intervento del Tribunale per la convocazione assemblea. Un recente decreto del Tribunale di Bologna ha chiarito i confini del potere degli amministratori in queste situazioni, riaffermando la centralità dell’assemblea nelle decisioni societarie.

I Fatti del Caso

La vicenda riguarda una società per azioni in cui un socio di minoranza, detentore del 37,91% del capitale, ha chiesto al consiglio di gestione di convocare con urgenza un’assemblea. L’ordine del giorno proposto era di estrema delicatezza: la discussione e la delibera sull’esclusione della socia di maggioranza (titolare del 62,09% delle azioni) per gravi inadempienze e atti di concorrenza in pregiudizio della società.

Il consiglio di gestione, tuttavia, ha rifiutato la richiesta. Le motivazioni addotte erano principalmente tre:

1. Dubbi sulla validità della clausola statutaria che permetteva l’esclusione del socio.
2. Mancanza di prove sufficienti a sostegno delle accuse di concorrenza sleale.
3. Impossibilità finanziaria della società di sostenere il costo della liquidazione della quota del socio di maggioranza, qualora escluso.

Di fronte a questo rifiuto, il socio di minoranza ha adito il Tribunale ai sensi dell’art. 2367 del codice civile, chiedendo che fosse il giudice a ordinare la convocazione.

La Decisione del Tribunale e la Convocazione Assemblea Forzata

Il Tribunale di Bologna ha accolto il ricorso, ritenendo ingiustificato il rifiuto opposto dal consiglio di gestione. Di conseguenza, ha ordinato la convocazione assemblea per discutere l’ordine del giorno proposto dal socio ricorrente, designando anche un notaio per presiederla.

La decisione sottolinea un principio fondamentale del diritto societario: il potere degli amministratori di fronte a una richiesta di convocazione avanzata da una minoranza qualificata non è discrezionale, ma vincolato a un controllo di mera legittimità.

Le Motivazioni della Decisione

Il cuore del provvedimento risiede nelle motivazioni con cui il collegio ha smontato le giustificazioni addotte dal consiglio di gestione.

Il Ruolo degli Amministratori: Controllo di Legittimità, non di Merito

Il Tribunale ha chiarito che, ai sensi dell’art. 2367 c.c., gli amministratori devono valutare unicamente:

* La legittimazione del socio richiedente (cioè se detiene la quota minima di capitale richiesta dalla legge o dallo statuto).
* La correttezza procedurale della richiesta.
* La legittimità degli argomenti proposti, intesa come non illiceità, non impossibilità e non estraneità alla competenza assembleare.

Gli amministratori non possono, invece, entrare nel merito della questione. Rifiutare la convocazione perché ritengono infondate le accuse o inopportuna la delibera significa usurpare una competenza che spetta esclusivamente all’assemblea dei soci. Nel caso specifico, stabilire se la socia di maggioranza avesse effettivamente compiuto atti di concorrenza è una valutazione di fatto e di merito che solo l’assemblea può compiere.

La Validità della Clausola Statutaria: Una Questione per l’Assemblea

Anche il dubbio sulla validità della clausola statutaria che prevedeva l’esclusione non è stato ritenuto un motivo valido per il rifiuto. Il Tribunale ha specificato che il controllo preventivo degli amministratori deve fermarsi alla conformità dell’attività assembleare al modello statutario vigente. Essi non hanno il potere di disapplicare una clausola dello statuto, anche se la ritengono non conforme alla legge. Una tale valutazione spetta, eventualmente, all’assemblea in prima battuta e, in caso di contenzioso, all’autorità giudiziaria.

Considerazioni Economiche e Abuso del Diritto

Infine, il Tribunale ha respinto l’argomentazione relativa alla difficoltà economica di liquidare la quota. Questa è una valutazione di opportunità che attiene alla delibera di esclusione e non alla sua discussione. L’assemblea, una volta convocata, potrebbe anche decidere di non procedere all’esclusione proprio per ragioni di sostenibilità finanziaria. Negare la discussione a priori priva i soci della loro prerogativa decisionale. Il giudice ha inoltre escluso che la richiesta del socio di minoranza costituisse un abuso del diritto, essendo fondata su fatti (come la perdita di personale e contratti) pacifici e astrattamente idonei a giustificare una verifica assembleare.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

Questo decreto riafferma con forza la tutela delle minoranze qualificate all’interno delle società di capitali. Il messaggio è chiaro: il consiglio di gestione non è il ‘guardiano’ del merito delle decisioni, ma un organo esecutivo con un dovere di diligenza che include il corretto funzionamento degli organi societari, prima fra tutte l’assemblea. Impedire la convocazione assemblea sulla base di proprie valutazioni di merito, opportunità o fondatezza costituisce un’ingerenza indebita che la legge non consente. La decisione finale spetta sempre e solo all’organo sovrano della società: l’assemblea dei soci.

Gli amministratori possono rifiutare la convocazione di un’assemblea richiesta dai soci perché ritengono che l’argomento sia infondato nel merito?
No. Secondo il Tribunale, il controllo degli amministratori è limitato alla legittimità formale della richiesta (legittimazione dei richiedenti, competenza dell’assemblea, non illiceità dell’oggetto) e non può estendersi a una valutazione di merito o di opportunità, che spetta esclusivamente all’assemblea dei soci.

Il dubbio sulla validità di una clausola dello statuto è un motivo sufficiente per rifiutare la convocazione dell’assemblea che su quella clausola si basa?
No. Il consiglio di gestione non ha il potere di disapplicare una clausola dello statuto ritenendola invalida. Il suo controllo si arresta alla verifica della conformità dell’attività al modello statutario vigente. La valutazione sulla validità della clausola potrà essere fatta in sede assembleare ed, eventualmente, in un successivo giudizio.

L’impossibilità finanziaria della società di eseguire una delibera è un motivo valido per negare la convocazione dell’assemblea su quell’argomento?
No. La difficoltà economica attiene all’opportunità della delibera, che è una valutazione di competenza dell’assemblea e non del consiglio di gestione. L’assemblea potrebbe decidere di non deliberare proprio in ragione di tali difficoltà, ma non può esserle impedito di discutere la questione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati