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Contributi INPS utili non distribuiti: le novità

La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dei contributi INPS utili non distribuiti in relazione ai soci di una società di capitali iscritti alla Gestione artigiani e commercianti. L’istituto previdenziale pretendeva il pagamento della contribuzione a percentuale anche su somme mai percepite dal socio. I giudici di merito hanno dato ragione al contribuente, e la Suprema Corte, data la rilevanza della questione, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per un esame approfondito.

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Contributi INPS utili non distribuiti: la Cassazione rinvia la decisione

Il tema dei contributi INPS utili non distribuiti è da tempo al centro di un acceso dibattito tra l’Istituto previdenziale e i soci di società di capitali. La questione riguarda l’obbligo o meno di versare contributi previdenziali su quella parte di profitti societari che l’assemblea decide di non distribuire ai soci, ma di accantonare a riserva. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riportato l’attenzione su questo problema, evidenziandone la complessità e la rilevanza per migliaia di contribuenti.

Il contenzioso sui contributi INPS utili non distribuiti

Il caso nasce dalla pretesa dell’INPS di riscuotere la contribuzione cosiddetta “a percentuale” nei confronti di una socia di una società di capitali, iscritta alla Gestione artigiani e commercianti. L’Istituto sosteneva che il reddito da considerare per il calcolo dei contributi non fosse solo quello effettivamente percepito dal socio sotto forma di dividendi, ma l’intera quota di utile pro-quota spettante, anche se rimasta nelle casse della società.

Sia il Tribunale di Spoleto che la Corte d’Appello di Perugia hanno rigettato la posizione dell’INPS. I giudici di merito hanno ritenuto che non si possa obbligare un contribuente a pagare contributi previdenziali su redditi che non sono mai entrati nella sua disponibilità finanziaria.

La normativa e i contributi INPS utili non distribuiti

Il cuore del problema risiede nell’interpretazione dell’articolo 3 bis del decreto legge n. 384 del 1992. Questa norma stabilisce che la base imponibile per i contributi dei commercianti è costituita dalla totalità dei redditi d’impresa denunciati ai fini IRPEF. L’INPS interpreta questa disposizione in senso ampio, includendo anche gli utili delle società di capitali a cui il socio partecipa, indipendentemente dalla loro effettiva distribuzione.

La rilevanza della questione in Cassazione

La Suprema Corte, con l’ordinanza interlocutoria in esame, ha riconosciuto che la controversia non può essere risolta con una semplice decisione in camera di consiglio. La questione dei contributi INPS utili non distribuiti è definita “seriale”, poiché coinvolge un numero elevatissimo di ricorsi simili in tutta Italia. Inoltre, richiede un’analisi approfondita che non si fermi solo alla lettera della legge, ma che consideri tutti i canoni interpretativi del nostro ordinamento.

Per queste ragioni, la causa è stata rinviata alla pubblica udienza, dove verrà trattata con maggiore solennità per stabilire un principio di diritto definitivo e uniforme.

Le motivazioni

La scelta di rinviare la causa alla pubblica udienza poggia sulla necessità di chiarire se gli utili accantonati dalle società di capitali possano essere tecnicamente qualificati come “redditi d’impresa” per il socio ai fini previdenziali. La Corte rileva che la materia tocca punti delicati di coordinamento tra il diritto societario, il diritto tributario e la legislazione sociale, rendendo necessaria una riflessione nomofilattica che garantisca certezza del diritto per professionisti e imprese.

Le conclusioni

Il provvedimento della Cassazione non rappresenta ancora una vittoria definitiva per i contribuenti, ma è un segnale importante. La decisione di approfondire il tema dei contributi INPS utili non distribuiti in una sede più ampia dimostra che le ragioni di chi contesta le pretese dell’Istituto sono fondate su dubbi interpretativi reali e non pretestuosi. Si attende ora la decisione finale che stabilirà se il socio dovrà pagare solo su quanto effettivamente incassato o se dovrà continuare a fronteggiare le richieste basate su utili meramente contabili.

I soci di una società di capitali devono pagare l’INPS sugli utili che restano in società?
Al momento la questione è dibattuta e la Corte di Cassazione ha rinviato la decisione alla pubblica udienza per chiarire se tali utili non percepiti siano effettivamente soggetti a contribuzione.

Cosa ha stabilito la Corte d’Appello riguardo alle richieste dell’INPS sugli utili non distribuiti?
I giudici di merito hanno finora dato ragione ai contribuenti, ritenendo non dovute le somme pretese dall’INPS su redditi societari non effettivamente distribuiti ai soci.

Qual è la norma principale che regola la base imponibile dei contributi per i commercianti?
La norma di riferimento è l’articolo 3 bis del d.l. n. 384 del 1992, che collega i contributi dovuti alla totalità dei redditi d’impresa dichiarati ai fini IRPEF.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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