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Contratto a termine pubblico impiego: no conversione

Una collaboratrice linguistica, assunta da un’università pubblica con una serie di contratti a tempo determinato, ha chiesto la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando il principio secondo cui il contratto a termine nel pubblico impiego, anche se illegittimo, non si converte in un rapporto stabile. Tale divieto deriva dai principi costituzionali che regolano l’accesso al pubblico impiego, che deve avvenire tramite concorso.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Contratto a Termine nel Pubblico Impiego: La Cassazione Conferma il Divieto di Conversione

La gestione del contratto a termine nel pubblico impiego rappresenta una delle aree più complesse e dibattute del diritto del lavoro, con regole profondamente diverse da quelle applicate nel settore privato. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: l’illegittimità del termine apposto a un contratto di lavoro con una pubblica amministrazione non comporta la sua automatica conversione in un rapporto a tempo indeterminato. Analizziamo questa importante decisione per comprenderne le ragioni e le conseguenze pratiche.

I Fatti del Caso: La Vicenda di una Collaboratrice Linguistica

Il caso riguarda una collaboratrice ed esperta linguistica che per anni ha lavorato presso un’importante università pubblica attraverso una successione di contratti di lavoro subordinato a tempo determinato. Ritenendo che tale prassi mascherasse un’esigenza lavorativa stabile e continuativa, la lavoratrice si è rivolta al tribunale per chiedere l’accertamento dell’illegittimità dei termini e, di conseguenza, la conversione del suo rapporto di lavoro in uno a tempo indeterminato, a partire dal primo contratto stipulato.

Il Tribunale di primo grado le aveva dato ragione, dichiarando la nullità del termine e ordinando all’ateneo la riammissione in servizio a tempo indeterminato. La Corte d’Appello, tuttavia, ha parzialmente riformato la decisione: pur confermando l’illegittimità del termine e l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, ha escluso la possibilità di conversione del contratto, applicando i principi consolidati in materia di pubblico impiego.

La Decisione della Corte di Cassazione sul contratto a termine pubblico impiego

Investita della questione, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice, confermando la decisione della Corte d’Appello. Gli Ermellini hanno colto l’occasione per ribadire con fermezza la netta distinzione tra la disciplina del lavoro privato e quella del lavoro pubblico in tema di contratti a termine.

La Corte ha inoltre respinto le altre doglianze della ricorrente, tra cui la richiesta di parificazione del trattamento economico a quello dei ricercatori a tempo definito, ritenendo non applicabile in via estensiva la normativa specifica invocata, data la diversità delle figure professionali e la mancata prova di un’identità di mansioni.

Le Motivazioni: Perché non c’è Conversione nel Pubblico Impiego?

Il cuore della decisione risiede nell’interpretazione dell’articolo 97 della Costituzione. Questo articolo sancisce i principi di buon andamento e imparzialità dell’amministrazione e stabilisce che agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede, di regola, mediante concorso pubblico. Questo principio fondamentale ha lo scopo di garantire l’efficienza, la trasparenza e la parità di accesso al lavoro pubblico.

La conversione automatica di un contratto a termine illegittimo in un rapporto a tempo indeterminato eluderebbe questa regola costituzionale, consentendo l’instaurazione di un rapporto di lavoro stabile senza il superamento di una selezione pubblica. Per questa ragione, la giurisprudenza, sia costituzionale che di legittimità, è costante nell’affermare che la sanzione per l’abuso dei contratti a termine da parte della P.A. non è la stabilizzazione del lavoratore, bensì il diritto di quest’ultimo a ottenere il risarcimento del danno.

La Corte ha precisato che anche le normative speciali, come quella relativa all’assunzione di collaboratori linguistici universitari (D.L. n. 120/1995), pur prevedendo contratti di diritto privato, non derogano a questi principi imperativi del diritto pubblico. L’autonomia delle università nella gestione del personale deve sempre avvenire nel rispetto dei vincoli di bilancio e dei criteri di selezione pubblica, escludendo la possibilità di una conversione.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

L’ordinanza in esame consolida un orientamento giurisprudenziale ormai granitico. Per i lavoratori del settore pubblico, la via per la stabilizzazione non passa attraverso l’impugnazione del contratto a termine. L’abuso da parte dell’amministrazione può fondare una richiesta di risarcimento del danno, ma non può portare all’assunzione a tempo indeterminato.

Questa decisione sottolinea la specialità del rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, dove l’interesse pubblico alla corretta gestione delle risorse e alla selezione meritocratica del personale prevale sulla sanzione della conversione, tipica del settore privato. I lavoratori precari della P.A. devono quindi essere consapevoli che la tutela offerta dall’ordinamento in caso di illegittimità del contratto è di natura risarcitoria e non costitutiva di un rapporto di lavoro stabile.

Un contratto a termine illegittimo stipulato con un’università pubblica può essere convertito in un contratto a tempo indeterminato?
No. La Corte di Cassazione ha ribadito che, a differenza del settore privato, nel pubblico impiego vige un divieto di conversione. L’accesso ai ruoli della pubblica amministrazione deve avvenire, di regola, tramite concorso pubblico, come stabilito dall’art. 97 della Costituzione, e la conversione violerebbe tale principio.

Perché alla collaboratrice non è stato riconosciuto lo stesso trattamento economico di un ricercatore universitario?
La Corte ha ritenuto che la normativa che equipara la retribuzione dei lettori di madrelingua a quella dei ricercatori non fosse applicabile in via estensiva a figure professionali diverse, come quella di collaboratore ed esperto linguistico. Inoltre, la lavoratrice non aveva fornito la prova di aver svolto mansioni identiche o superiori che giustificassero tale parificazione.

Quale tutela ha un lavoratore in caso di abuso di contratti a termine nel pubblico impiego, se non è possibile la conversione?
Sebbene la sentenza si concentri sul rigetto della domanda di conversione, la giurisprudenza costante prevede che il lavoratore abbia diritto al risarcimento del danno. L’illegittima apposizione del termine o la reiterazione abusiva dei contratti a termine da parte della pubblica amministrazione configura un illecito che dà diritto a una tutela di tipo risarcitorio, ma non alla stabilizzazione del rapporto di lavoro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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