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Contestazione CTU: quando e come farla valere

Un correntista ha citato in giudizio una banca per irregolarità su quattro conti correnti. Il tribunale, basandosi su una CTU integrativa che riduceva il credito del cliente per effetto della prescrizione, ha emesso una condanna parziale. La Corte d’Appello ha confermato, ritenendo che il cliente non avesse contestato la CTU integrativa. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il giudice d’appello ha commesso un errore nel non considerare le specifiche e reiterate contestazioni alla CTU sollevate dal correntista. La sentenza ribadisce l’importanza della corretta valutazione della contestazione CTU.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Contestazione CTU: La Cassazione Sottolinea l’Importanza di Farla Valere

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cruciale nei contenziosi, specialmente in quelli bancari: l’importanza della contestazione CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio). Quando un giudice basa la propria decisione su una perizia tecnica, ignorando le specifiche obiezioni sollevate da una delle parti, commette un errore che può portare all’annullamento della sentenza. Analizziamo insieme questo caso per capire le implicazioni pratiche di questa decisione.

I Fatti del Caso: Una Controversia Bancaria e Due Perizie

Un correntista aveva avviato una causa contro il proprio istituto di credito, lamentando l’applicazione di interessi anatocistici, tassi ultra legali non pattuiti e altre commissioni illegittime su quattro diversi conti correnti. Durante il processo di primo grado, il giudice aveva disposto una CTU per ricalcolare il saldo dare-avere tra le parti.

Una prima perizia, depositata nell’ottobre 2013, aveva accertato un cospicuo credito a favore del correntista. Successivamente, su richiesta della banca, veniva disposto un supplemento di perizia per tenere conto dell’eccezione di prescrizione. Questa seconda CTU, depositata nel dicembre 2014, riduceva drasticamente il credito del cliente, considerando prescritti i versamenti effettuati in un determinato arco temporale.

La Decisione dei Giudici di Merito

Il Tribunale, pur avendo in motivazione rigettato l’eccezione di prescrizione sollevata dalla banca perché non sufficientemente dettagliata, nel dispositivo condannava l’istituto di credito a pagare una somma nettamente inferiore a quella della prima CTU, basandosi di fatto sulla seconda relazione peritale.

La Corte d’Appello, investita della questione, ha confermato la decisione di primo grado. Il punto centrale della sua motivazione era che nessuna delle parti si era lamentata della scelta del CTU di ricalcolare i saldi a partire da una certa data (escludendo il periodo prescritto), e che tale scelta dovesse quindi considerarsi “definitiva”. In pratica, la Corte d’Appello ha ritenuto che non vi fosse stata una valida contestazione CTU da parte del correntista.

Il Ricorso in Cassazione e l’Errata Valutazione della Contestazione CTU

Il correntista ha quindi proposto ricorso per Cassazione, lamentando un’omessa valutazione di un fatto decisivo: la sua costante e puntuale contestazione della seconda CTU. Il ricorrente ha dimostrato, attraverso la trascrizione di verbali d’udienza, comparse conclusionali e l’atto di appello incidentale, di aver sempre sostenuto che la seconda perizia fosse errata e illegittima. In particolare, aveva evidenziato come il quesito posto al CTU per la seconda relazione fosse stato formulato “ad hoc” dalla banca, in palese contrasto con i principi normativi e con la decisione del giudice di primo grado che aveva già rigettato l’eccezione di prescrizione.

Le Motivazioni della Suprema Corte sulla Contestazione CTU

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Gli Ermellini hanno constatato che la Corte d’Appello era incorsa in un errore di percezione, supponendo erroneamente una mancata contestazione della CTU integrativa. Al contrario, dagli atti prodotti dal ricorrente emergeva chiaramente che le risultanze della seconda perizia erano state contestate in ogni sede: sin dal momento dell’affidamento dell’incarico integrativo, nelle conclusioni del giudizio di primo grado e, infine, con uno specifico motivo di appello incidentale.

La Suprema Corte ha chiarito che l’affermazione del giudice di merito, secondo cui “nessuna delle parti si lamenta” della scelta operata dal consulente, costituisce un travisamento del fatto processuale. Tale errore, essendo stato decisivo per la risoluzione della controversia, ha portato alla cassazione della sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’Appello in diversa composizione.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza offre spunti di riflessione fondamentali. In primo luogo, ribadisce che la contestazione CTU non è un mero formalismo. Deve essere specifica, tempestiva e reiterata in tutte le fasi del giudizio. In secondo luogo, evidenzia come un errore del giudice nel percepire gli atti di causa (in questo caso, l’esistenza di una contestazione) costituisca un vizio della sentenza che può essere fatto valere con successo in Cassazione. Infine, la decisione, richiamando importanti pronunce delle Sezioni Unite, ricorda che le contestazioni di merito alle risultanze della CTU, che non integrino vizi procedurali, possono essere formulate anche per la prima volta in comparsa conclusionale o persino in appello, purché si riferiscano all’attendibilità e alla valutazione della perizia stessa.

È possibile contestare le risultanze di una CTU anche in fase di appello?
Sì, la Corte di Cassazione, richiamando precedenti pronunce delle Sezioni Unite, conferma che le contestazioni e i rilievi critici di merito alla consulenza tecnica, se non costituiscono eccezioni di nullità del procedimento, possono essere formulate per la prima volta anche in appello, in quanto rappresentano argomentazioni difensive volte a sollecitare il potere valutativo del giudice.

Cosa succede se un giudice ignora la contestazione di una CTU ritualmente proposta da una parte?
Se un giudice fonda la propria decisione sulle conclusioni di una CTU, affermando erroneamente che essa non è stata contestata, commette un errore di percezione su un fatto processuale. Questo errore, se decisivo per l’esito della lite, costituisce un vizio della sentenza che può portare alla sua cassazione, come avvenuto nel caso di specie.

Quali sono gli oneri della banca quando solleva un’eccezione di prescrizione in una causa di ripetizione di indebito?
Secondo l’orientamento consolidato delle Sezioni Unite, l’onere di allegazione della banca è soddisfatto con la semplice affermazione dell’inerzia del titolare del diritto (il correntista) e con la dichiarazione di volerne profittare. Non è necessaria l’indicazione specifica delle singole rimesse solutorie ritenute prescritte.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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