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Consulenza tecnica di parte: la Cassazione chiarisce

Una società in liquidazione ha citato in giudizio un istituto bancario per usura su un contratto di conto corrente. Dopo la reiezione in appello, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che un giudice può legittimamente fondare la propria decisione su una consulenza tecnica di parte (CTP), in quanto costituisce un’allegazione difensiva a contenuto tecnico. Ha inoltre ribadito l’irrilevanza dell’usura sopravvenuta e qualificato il ricorso come un tentativo inammissibile di riesaminare il merito dei fatti.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Consulenza Tecnica di Parte: la Cassazione ne Ribadisce il Valore Probatorio

Con l’ordinanza n. 17994/2024, la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi su un tema cruciale che interseca diritto bancario e procedura civile: il valore e l’utilizzabilità della consulenza tecnica di parte (CTP) nel processo. La decisione chiarisce che una perizia di parte, anche se contestata, può essere posta a fondamento della decisione del giudice, configurandosi non come una prova, ma come una manifestazione di scienza veicolata tramite un’allegazione difensiva. Questo principio ha importanti ricadute pratiche nei contenziosi, specialmente quelli, come nel caso di specie, relativi all’usura bancaria.

I Fatti di Causa

Una società avviava un contenzioso contro un istituto di credito, lamentando l’applicazione di tassi usurari su diversi rapporti bancari, tra cui un conto corrente ordinario. Il Tribunale di primo grado accoglieva solo parzialmente le domande della società, escludendo la presenza di usura sulla base delle risultanze di una CTP prodotta dalla stessa società. Secondo tale perizia, il superamento del tasso soglia si sarebbe verificato solo in un singolo trimestre e unicamente includendo nel calcolo la commissione di massimo scoperto (c.m.s.), che il giudice riteneva di escludere.

La società proponeva appello, ma la Corte territoriale rigettava il gravame. Anche i giudici di secondo grado basavano la loro decisione sulle analisi contenute in una CTP, sebbene prodotta solo in appello, evidenziando che il superamento dei tassi era avvenuto solo nel corso del rapporto (c.d. usura sopravvenuta), e non al momento della pattuizione, rendendo quindi la questione irrilevante. La Corte d’Appello, inoltre, rigettava la richiesta di una nuova consulenza tecnica d’ufficio (CTU).

L’Analisi della Corte d’Appello e i Motivi del Ricorso in Cassazione

Contro la sentenza d’appello, la società ricorreva per Cassazione, articolando due motivi principali:

1. Violazione dell’art. 115 c.p.c.: La ricorrente lamentava che la Corte d’Appello avesse fondato la propria decisione esclusivamente sul contenuto di una consulenza tecnica di parte prodotta in appello, ritenendola una produzione documentale inammissibile e, di conseguenza, avesse illegittimamente rigettato la richiesta di CTU.

2. Violazione delle norme sull’usura (art. 1815 c.c. e L. 108/1996): La società sosteneva che la Corte di merito avesse errato nel non considerare l’usura originaria, omettendo di includere nel calcolo del tasso effettivo globale (TEG) tutti gli oneri collegati all’erogazione del credito, come contrattualmente previsti.

Le Motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, fornendo chiarimenti fondamentali su entrambi i punti sollevati.

Il Valore Probatorio della Consulenza Tecnica di Parte

Riguardo al primo motivo, la Cassazione ha ribadito un principio consolidato: la violazione dell’art. 115 c.p.c. si verifica solo quando il giudice decide sulla base di prove non introdotte dalle parti o d’ufficio al di fuori dei casi consentiti, non quando attribuisce maggior peso ad una prova rispetto a un’altra. La consulenza tecnica di parte, specifica la Corte, non è una semplice manifestazione di volontà, ma veicola una “manifestazione di scienza” sotto forma di allegazione difensiva a contenuto tecnico.

In virtù del principio del libero convincimento, il giudice può porre a fondamento della propria decisione una perizia di parte, anche se contestata, purché motivi adeguatamente la sua scelta. Quando il giudice fa proprie le conclusioni della CTP, queste diventano argomenti della sua stessa decisione. Di conseguenza, la parte che impugna tale decisione non può limitarsi a sostenere che la CTP non potesse essere utilizzata, ma deve criticare specificamente il merito tecnico di quelle argomentazioni, dimostrandone l’erroneità secondo il paradigma normativo applicabile.

La Questione dell’Usura e la Riqualificazione del Ricorso

Anche il secondo motivo è stato giudicato inammissibile. La Corte ha osservato che i giudici di merito, basandosi proprio sui calcoli effettuati nella CTP, avevano correttamente rilevato il superamento del tasso soglia esclusivamente nel corso del rapporto, configurando un’ipotesi di usura sopravvenuta, ritenuta irrilevante ai fini della nullità delle clausole.

La censura della ricorrente, pertanto, non mirava a denunciare un errore di diritto, ma sollecitava una “rimeditazione” del giudizio di fatto compiuto dalla Corte d’Appello sulla base di una valutazione peritale. Un’operazione di questo tipo, che si traduce in una richiesta di riesame del merito, è preclusa in sede di legittimità. La Cassazione non può sostituire la propria valutazione dei fatti a quella compiuta dai giudici dei gradi precedenti.

Conclusioni

L’ordinanza in esame offre due importanti spunti di riflessione. In primo luogo, consolida il ruolo della consulenza tecnica di parte come strumento difensivo fondamentale, le cui risultanze possono essere decisive se il giudice le ritiene convincenti e ben argomentate. Per contrastarle efficacemente in giudizio, non basta una generica contestazione, ma è necessaria una critica puntuale e tecnicamente fondata. In secondo luogo, la decisione riafferma i limiti del giudizio di Cassazione, che non può trasformarsi in un terzo grado di merito per rivalutare le prove e i fatti già esaminati nelle fasi precedenti del processo.

Un giudice può basare la sua decisione esclusivamente su una consulenza tecnica di parte (CTP)?
Sì. La Corte di Cassazione afferma che il giudice, in base al principio del libero convincimento, può porre a fondamento della propria decisione una perizia di parte, anche se contestata, purché fornisca un’adeguata motivazione. Le conclusioni della CTP, una volta fatte proprie dal giudice, diventano argomenti della sentenza.

Perché la Corte ha considerato irrilevante il superamento del tasso soglia durante il rapporto (usura sopravvenuta)?
La Corte ha ritenuto irrilevante l’usura sopravvenuta perché, secondo un orientamento giurisprudenziale consolidato, la validità delle clausole contrattuali deve essere valutata al momento della loro pattuizione. Un superamento del tasso soglia avvenuto successivamente non rende nulle le clausole originariamente lecite.

Cosa significa che un ricorso per cassazione non può contestare un “giudizio di fatto”?
Significa che la Corte di Cassazione può giudicare solo sulla corretta applicazione delle norme di diritto (questioni di legittimità), ma non può riesaminare e rivalutare i fatti del caso o le prove documentali e peritali, attività che sono di esclusiva competenza dei giudici di merito (Tribunale e Corte d’Appello).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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