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Confisca amministrativa: quando è sproporzionata?

Un’artista di strada si oppone alla confisca della sua attrezzatura per aver lavorato fuori dalla postazione assegnata. Il Tribunale ha annullato la confisca amministrativa, ritenendola una sanzione sproporzionata rispetto alla lieve entità della violazione, soprattutto in presenza di altre sanzioni meno afflittive previste dal regolamento comunale.

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Pubblicato il 10 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Confisca Amministrativa: Il Tribunale Annulla la Sanzione Sproporzionata

Il potere sanzionatorio della Pubblica Amministrazione non è illimitato. Anche di fronte a una violazione accertata, le misure adottate devono sempre rispettare criteri di logica e ragionevolezza. Una recente sentenza del Tribunale di Milano offre un chiaro esempio di questo principio, annullando una confisca amministrativa perché ritenuta eccessiva e sproporzionata. Il caso riguarda un’artista di strada la cui attrezzatura era stata confiscata per aver operato in una posizione leggermente diversa da quella autorizzata. Analizziamo insieme la decisione e le sue importanti implicazioni.

I Fatti del Caso

Una fotografa, titolare di regolare autorizzazione per esercitare la sua attività di artista di strada in una nota piazza di Milano, si è vista notificare un’ordinanza di confisca di tutta la sua attrezzatura professionale. L’elenco dei beni includeva un carrello, un baule, una macchina fotografica, un computer portatile, una stampante e altro materiale necessario per il suo lavoro.

La violazione contestata dal Comune non era l’esercizio abusivo dell’attività, bensì lo svolgimento della stessa in una posizione diversa da quella specificamente assegnata nel provvedimento autorizzatorio. Sebbene l’artista avesse già ricevuto in passato sanzioni per la medesima infrazione, ha deciso di impugnare il provvedimento di confisca, sostenendo la sua illegittimità e, soprattutto, la sua sproporzione rispetto alla condotta tenuta.

L’applicazione della confisca amministrativa secondo il Giudice

Il Tribunale ha accolto il ricorso, annullando l’ordinanza di confisca. La decisione si fonda su un’attenta analisi del principio di proporzionalità, che deve sempre guidare l’azione amministrativa, specialmente quando si adottano misure che incidono così pesantemente sui diritti dei cittadini, come la privazione degli strumenti di lavoro.

Il giudice ha ritenuto che, sebbene la violazione fosse stata commessa e reiterata, la confisca amministrativa rappresentasse una misura eccessivamente afflittiva e non giustificata dalla gravità del fatto.

Le Motivazioni

La motivazione della sentenza si articola su diversi punti chiave. In primo luogo, il Tribunale ha distinto tra la sanzione principale (la multa, che l’artista aveva pagato) e la sanzione accessoria (la confisca). Il pagamento della multa non impedisce di contestare la legittimità della sanzione accessoria, soprattutto sotto il profilo della proporzionalità.

Il cuore della decisione risiede nell’analisi dell’articolo 20 della Legge 689/1981, che disciplina la confisca. Il giudice ha chiarito che, nel caso di specie, si trattava di un’ipotesi di confisca facoltativa e non obbligatoria. Questo significa che l’amministrazione aveva un margine di discrezionalità, che però doveva essere esercitato in modo ragionevole.

Il Tribunale ha ritenuto la misura sproporzionata per tre ragioni principali:

1. Lievità della violazione: L’artista era munita di regolare autorizzazione e si era spostata solo di poco rispetto al luogo assegnato. Non si trattava quindi di un’attività completamente abusiva.
2. Esistenza di una sanzione specifica: Lo stesso regolamento comunale prevedeva già una sanzione per la reiterazione di tali violazioni, ovvero l’impossibilità di ottenere l’autorizzazione per 60 giorni. Questa sanzione, già di per sé severa, era stata ritenuta dal legislatore locale adeguata a punire la condotta.
3. Impatto eccessivo: La confisca definitiva dell’attrezzatura avrebbe privato la ricorrente della possibilità di esercitare la propria professione, rappresentando un sacrificio eccessivo rispetto all’interesse pubblico tutelato (il corretto posizionamento degli artisti di strada).

Le Conclusioni

La sentenza ribadisce un principio fondamentale dello Stato di diritto: l’amministrazione deve esercitare il proprio potere sanzionatorio in modo giusto ed equilibrato. La confisca amministrativa, specialmente quella facoltativa, non può essere applicata in modo automatico solo perché una violazione è stata ripetuta. È necessario un giudizio di adeguatezza e proporzionalità che tenga conto della natura dell’infrazione, della sua gravità e delle conseguenze della sanzione sul destinatario. Questo caso dimostra che i cittadini possono tutelarsi efficacemente contro provvedimenti amministrativi che, pur formalmente legittimi, risultano sostanzialmente ingiusti e sproporzionati.

È possibile impugnare una sanzione accessoria come la confisca se si è già pagata la multa principale?
Sì, la sentenza chiarisce che il pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria non impedisce di contestare la legittimità e la proporzionalità del successivo provvedimento che applica una sanzione accessoria, come la confisca.

La confisca amministrativa è sempre obbligatoria in caso di violazioni ripetute?
No. La sentenza specifica che il caso in esame rientrava nell’ipotesi di confisca facoltativa prevista dall’art. 20, comma 3, della L. 689/1981. In questi casi, l’amministrazione ha la facoltà, ma non l’obbligo, di disporla e deve esercitare tale potere in modo proporzionato.

Quali elementi ha considerato il Tribunale per definire la confisca “sproporzionata”?
Il Tribunale ha considerato diversi elementi: la lieve entità della violazione (l’artista aveva un’autorizzazione e si era spostata di poco), la previsione nel regolamento comunale di una sanzione specifica e meno grave per la stessa condotta reiterata (la sospensione dell’autorizzazione per 60 giorni), e l’impatto eccessivamente afflittivo della confisca, che avrebbe impedito all’artista di svolgere la sua professione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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