LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Condanna alle spese: la parte vittoriosa non paga

Una lavoratrice ottiene un accoglimento parziale della sua richiesta in primo e secondo grado, ma viene condannata a pagare le spese legali della controparte. La Corte di Cassazione interviene, annullando la decisione e stabilendo un principio fondamentale: la parte che vince, anche solo in parte, non può subire una condanna alle spese. Il giudice può al massimo compensare le spese, ma non addebitarle a chi ha visto riconosciuto, almeno in parte, il proprio diritto.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Condanna alle spese: la Corte di Cassazione protegge la parte parzialmente vittoriosa

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio cruciale in materia di condanna alle spese processuali: chi vince, anche solo in parte, non può essere costretto a pagare i costi legali della controparte. Questa decisione rafforza la tutela del diritto di agire in giudizio, evitando che il timore di una condanna ingiusta possa scoraggiare i cittadini dal far valere le proprie ragioni.

I Fatti di Causa

Il caso ha origine dalla vertenza di una lavoratrice contro il suo datore di lavoro, un laboratorio di analisi cliniche. La dipendente aveva richiesto il pagamento di differenze retributive e di un’indennità specifica legata al rischio radiologico. Il Tribunale di primo grado aveva accolto parzialmente la sua domanda, riconoscendole le differenze retributive ma negandole l’indennità.

Insoddisfatta, la lavoratrice ha presentato appello per ottenere il riconoscimento dell’indennità negata e il calcolo degli interessi sulle somme già liquidate. La Corte d’Appello, pur riformando parzialmente la sentenza a suo favore (riconoscendo gli interessi), ha compiuto un passo inatteso: ha condannato la lavoratrice, appellante e parzialmente vittoriosa in entrambi i gradi, a pagare tutte le spese processuali sostenute dal datore di lavoro sia per il primo che per il secondo grado di giudizio.

Contro questa sorprendente decisione, la lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la violazione delle norme sulla ripartizione delle spese processuali.

La Decisione della Corte di Cassazione e la condanna alle spese

La Suprema Corte ha accolto il ricorso della lavoratrice, cassando la sentenza d’appello nella parte relativa alla condanna alle spese. I giudici hanno chiarito che, in caso di accoglimento parziale della domanda, il giudice ha una sola alternativa al principio generale della soccombenza (chi perde paga): la compensazione totale o parziale delle spese.

Questo significa che il giudice può decidere che ogni parte si tenga le proprie spese, ma non può in alcun modo addebitare i costi della parte soccombente a quella che ha visto, almeno in parte, riconosciute le proprie ragioni. La condanna della parte vittoriosa a rifondere le spese avversarie è un’ipotesi eccezionale, non applicabile in un contesto di accoglimento parziale della domanda.

Le Motivazioni

La Corte ha basato la sua decisione su un consolidato orientamento giurisprudenziale, richiamando una fondamentale pronuncia delle Sezioni Unite. Il principio di causalità, secondo cui le spese del processo gravano su chi ha dato causa al giudizio, deve essere temperato per non ledere il diritto alla tutela giurisdizionale, garantito dalla Costituzione. Imporre una condanna alle spese a chi ha ragione, seppur non su tutta la linea, creerebbe un forte disincentivo a ricorrere alla giustizia.

La prospettiva di dover pagare le spese dell’avversario pur avendo ottenuto una vittoria parziale potrebbe infatti scoraggiare chiunque dal far valere i propri diritti. La Cassazione sottolinea che la parte che agisce in giudizio e ottiene un risultato favorevole, per quanto ridotto rispetto alla richiesta iniziale, è a tutti gli effetti ‘vincitrice’ nella contesa giudiziale. Pertanto, non può essere trattata come la parte soccombente.

Le Conclusioni

La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, non si è limitata ad annullare la statuizione sulle spese, ma ha deciso la causa nel merito. In applicazione del corretto principio della soccombenza, ha posto le spese di tutti e tre i gradi di giudizio a carico del datore di lavoro, in quanto parte che ha dato causa al processo e risultata sostanzialmente soccombente. Questa ordinanza rappresenta un importante monito per i giudici di merito e una garanzia per i cittadini: vincere una causa, anche parzialmente, non può mai tradursi in una sconfitta economica attraverso un’ingiusta condanna alle spese.

Una parte che vince una causa solo parzialmente può essere condannata a pagare le spese legali dell’avversario?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la parte che ottiene un accoglimento parziale della propria domanda è considerata vittoriosa e non può essere condannata a rifondere le spese della controparte. Tale condanna è consentita solo in ipotesi eccezionali, non in caso di vittoria parziale.

Cosa può decidere il giudice riguardo alle spese in caso di accoglimento parziale di una domanda?
In caso di vittoria parziale, il giudice può condannare la parte soccombente a pagare interamente le spese della parte vittoriosa, oppure può disporre la compensazione totale o parziale delle spese. La compensazione significa che ciascuna parte si fa carico delle proprie spese legali.

Perché è importante che la parte parzialmente vittoriosa non sia condannata alle spese?
È importante per proteggere il diritto costituzionale alla tutela giurisdizionale. Se una parte che ha ragione rischiasse di essere condannata a pagare le spese legali, potrebbe essere scoraggiata dall’agire in giudizio per far valere i propri diritti, con una conseguente menomazione dell’accesso alla giustizia.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati