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Concorrenza sleale: quando lo storno è illecito?

La Cassazione chiarisce i limiti della concorrenza sleale. Un’agenzia assicurativa accusava la sua ex preponente di storno di dipendenti e sviamento di clientela. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che per configurare l’illecito non basta assumere ex dipendenti, ma è necessario provare l’intento specifico di danneggiare l’organizzazione aziendale del concorrente.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Commerciale, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Concorrenza Sleale: La Cassazione sui Limiti dello Storno di Dipendenti

Nel dinamico mondo imprenditoriale, la linea tra competizione leale e concorrenza sleale può essere sottile. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce su un aspetto cruciale: lo storno di dipendenti. Non basta che un collaboratore passi a un concorrente per configurare un illecito; è necessaria la prova di un preciso ‘animus nocendi’, ovvero l’intenzione di danneggiare l’azienda avversaria. Analizziamo insieme questa importante decisione.

I Fatti di Causa

La vicenda vede protagonista un’agenzia di assicurazioni che, dopo la revoca del mandato da parte di una grande compagnia assicuratrice, si è trovata a competere con una nuova agenzia incaricata dalla stessa compagnia. L’ex agenzia ha citato in giudizio sia la compagnia assicuratrice che la nuova agenzia, accusandole di aver posto in essere una serie di atti di concorrenza sleale.

Le accuse erano pesanti e articolate:
* Storno illecito di personale: due dipendenti e un subagente sarebbero passati alla nuova concorrente.
* Sviamento della clientela: sarebbero state inviate comunicazioni confusionarie e aggressive ai clienti per indurli a non seguire l’ex agenzia.
* Diffusione di notizie screditanti: era stata diffusa la notizia della ‘chiusura’ dell’agenzia storica.

Sia il Tribunale in primo grado che la Corte d’Appello avevano rigettato le domande dell’agenzia ricorrente, la quale ha quindi portato il caso dinanzi alla Corte di Cassazione, basando il proprio ricorso su cinque motivi.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e lo ha rigettato, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha esaminato punto per punto i motivi del ricorso, fornendo chiarimenti fondamentali sui principi che regolano la concorrenza sleale.

Analisi dei Motivi: Perché la Concorrenza Sleale non è Stata Riconosciuta

La Corte ha smontato le argomentazioni della ricorrente con un’analisi rigorosa.

1. Il provvedimento dell’AGCM: I ricorrenti sostenevano che la Corte d’Appello non avesse considerato un provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) che aveva sanzionato la compagnia per pratiche commerciali scorrette verso i consumatori. La Cassazione ha chiarito che un accertamento dell’AGCM riguarda la tutela dei consumatori e non coincide automaticamente con l’illecito concorrenziale, che invece disciplina i rapporti tra imprenditori. Le finalità e gli oggetti delle due discipline sono diversi.

2. Lo storno di dipendenti: Questo era il cuore della questione. La Corte ha ribadito un principio consolidato: perché lo storno di dipendenti costituisca un atto di concorrenza sleale, non è sufficiente il semplice passaggio di personale a un’impresa concorrente. È indispensabile dimostrare che tale passaggio sia avvenuto con modalità tali da non potersi giustificare secondo i principi di correttezza professionale e che sia supportato dall’intento specifico di recare pregiudizio all’organizzazione e alla struttura produttiva del concorrente (il cosiddetto animus nocendi).

Nel caso specifico, la Corte di Venezia aveva vagliato le prove e concluso che non era stata dimostrata l’ipotesi di un illecito storno finalizzato a disgregare l’azienda dell’ex agente. La Cassazione, non potendo riesaminare i fatti, ha ritenuto la valutazione della corte di merito incensurabile.

Le Motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla distinzione tra la normale dinamica competitiva e l’atto illecito. Il passaggio di collaboratori da un’azienda all’altra è un fenomeno fisiologico del mercato del lavoro. Diventa patologico e illecito solo quando si trasforma in uno strumento per danneggiare deliberatamente un concorrente. La prova di questa intenzione malevola è a carico di chi agisce in giudizio.

La Corte ha sottolineato che l’illecito si configura quando si dimostra la volontà di nuocere e l’idoneità dell’atto a recare pregiudizio. Elementi come le modalità del passaggio, la quantità e la qualità del personale stornato, la loro posizione nell’organigramma e i metodi usati per indurli a cambiare lavoro sono tutti fattori rilevanti. In assenza di una prova concreta dell’intento predatorio, l’accusa di concorrenza sleale non può reggere.

Le Conclusioni

Questa ordinanza rafforza un importante principio a tutela della libera concorrenza: non ogni atto che avvantaggia un’impresa a scapito di un’altra è illecito. Per vincere una causa di concorrenza sleale basata sullo storno di dipendenti, un imprenditore deve fornire una prova rigorosa dell’intento del concorrente di disgregare la sua struttura aziendale. La semplice assunzione di ex dipendenti, anche se qualificati, non è di per sé sufficiente a fondare una richiesta di risarcimento danni.

Quando l’assunzione di dipendenti di un concorrente diventa concorrenza sleale?
Diventa concorrenza sleale quando è dimostrato che l’assunzione non è una normale operazione di mercato, ma è posta in essere con lo specifico intento di danneggiare l’organizzazione aziendale del concorrente, disgregandola in modo traumatico (il cosiddetto ‘animus nocendi’).

Una decisione dell’Autorità Garante della Concorrenza (AGCM) è una prova automatica in una causa civile per concorrenza sleale?
No. La Corte ha specificato che un provvedimento dell’AGCM, che tutela i consumatori da pratiche commerciali scorrette, non coincide con l’accertamento di un illecito concorrenziale tra imprese, poiché le due discipline hanno oggetti e finalità diverse.

Chi deve provare l’intento di danneggiare in un caso di storno di dipendenti?
L’onere della prova spetta interamente all’impresa che accusa il concorrente di concorrenza sleale. Deve dimostrare non solo il passaggio dei dipendenti, ma anche che l’azione è stata compiuta con modalità anomale e con la consapevolezza e volontà di danneggiare l’altrui impresa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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