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Concordato fallimentare: regole per i terzi

La Corte di Cassazione ha stabilito che per le procedure aperte prima del Codice della Crisi si applica la vecchia disciplina del **concordato fallimentare**. La sentenza chiarisce che le formalità rigorose per la proposta non riguardano i terzi e che l’ordine di comunicazione ai creditori impedisce la presentazione di nuove proposte concorrenti.

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Concordato fallimentare: la Cassazione chiarisce tempi e formalità per i terzi

Il concordato fallimentare rappresenta uno strumento essenziale per la chiusura delle procedure concorsuali, permettendo il soddisfacimento dei creditori attraverso un piano strutturato. Una recente sentenza della Suprema Corte ha fornito chiarimenti determinanti su come gestire le proposte presentate da soggetti esterni, specialmente nel delicato passaggio normativo tra la vecchia Legge Fallimentare e il nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.

Il quadro normativo e l’applicazione della legge nel tempo

La questione centrale affrontata dai giudici riguarda il diritto intertemporale. Quando un fallimento è stato dichiarato sotto il regime del 1942, tutte le fasi successive, inclusa la proposta di concordato, devono seguire la medesima normativa. Questo principio garantisce la coerenza del sistema, evitando che una singola procedura sia frammentata tra regimi giuridici diversi. La Corte ha confermato che il concordato è un sub-procedimento che trae origine dal fallimento principale e ne deve condividere la disciplina.

Formalità semplificate per i terzi proponenti

Un punto di grande rilievo riguarda le formalità necessarie per la validità della proposta. Spesso si ritiene che siano necessari verbali notarili o iscrizioni specifiche nel registro delle imprese. Tuttavia, la Cassazione ha precisato che tali requisiti stringenti si applicano esclusivamente quando la proposta proviene dalla società fallita stessa. Per i terzi proponenti, che agiscono in pieno possesso dei propri poteri gestori, si applicano le ordinarie regole del diritto societario, rendendo l’accesso alla procedura più rapido ed efficiente.

Il termine invalicabile per le proposte concorrenti

La stabilità della procedura è un valore fondamentale. La sentenza chiarisce che esiste uno spartiacque temporale preciso: l’ordine del giudice delegato di comunicare la proposta ai creditori. Una volta emesso questo provvedimento, la fase di selezione si chiude e si apre quella del voto. Eventuali proposte migliorative presentate dopo questo momento sono considerate tardive e non possono bloccare il processo già avviato. Questo meccanismo serve a prevenire manovre dilatorie e a garantire ai creditori una decisione su basi certe e definitive.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha fondato la decisione sulla necessità di bilanciare il principio di competitività con quello di celerità processuale. Sebbene il miglior soddisfacimento dei creditori sia un obiettivo primario, esso non può giustificare una regressione infinita della procedura. L’articolo 390 del Codice della Crisi è stato interpretato nel senso di mantenere l’unità normativa per le procedure pendenti. Inoltre, i giudici hanno evidenziato che le formalità dell’articolo 152 della Legge Fallimentare sono poste a tutela dei soci della società fallita, ormai spossessata, e non hanno ragione di essere estese a soggetti terzi in bonis che decidono di investire nell’acquisizione di asset fallimentari. La certezza dei tempi è stata ritenuta prevalente rispetto alla possibilità di valutare offerte tardive, per non vanificare l’efficacia dell’intera liquidazione.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza rafforza la stabilità del concordato fallimentare come strumento di risoluzione della crisi. Per gli investitori e i creditori, emerge chiaramente l’importanza della tempestività: ogni iniziativa deve essere assunta prima che la fase di voto venga formalmente aperta dal giudice. La semplificazione burocratica per i terzi proponenti è un segnale positivo che incoraggia l’intervento di capitali esterni, facilitando il recupero di valore dalle imprese insolventi. Questa pronuncia offre una guida sicura per orientarsi tra le pieghe della riforma, assicurando che le procedure non restino paralizzate da incertezze interpretative sui termini e sulle modalità di presentazione delle offerte.

Quale legge si applica a un concordato proposto oggi in un fallimento aperto anni fa?
Si applica la vecchia Legge Fallimentare se la procedura principale è iniziata prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi. La Cassazione garantisce così la coerenza normativa dell’intero procedimento.

Una società esterna deve presentare un verbale notarile per proporre un concordato?
No, le formalità rigorose come il verbale notarile sono obbligatorie solo se la proposta di concordato proviene dalla società fallita. Per i terzi si applicano le normali regole di rappresentanza societaria.

Si può presentare una proposta migliore dopo che il giudice ha avviato il voto?
No, l’ordine di comunicazione ai creditori emesso dal giudice funge da termine di decadenza. Dopo questo provvedimento, nuove proposte non possono sospendere o revocare le operazioni di voto già avviate.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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