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Compromettibilità in arbitri e liti con la PA

Una cittadina ha citato in giudizio arbitrale un Comune per ottenere la restituzione di somme versate tramite fideiussione, basandosi su una clausola compromissoria contenuta in una convenzione per attività estrattive. Il Comune ha contestato la compromettibilità in arbitri della lite, sostenendo che la materia rientrasse nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, trattandosi di una controversia meramente patrimoniale riguardante inadempimenti contrattuali ‘a valle’ dell’esercizio del potere pubblico, la causa spetta al giudice ordinario ed è quindi validamente affidabile ad arbitri privati.

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Pubblicato il 27 marzo 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Compromettibilità in arbitri: quando le liti con la PA sono private

La questione della compromettibilità in arbitri nelle controversie che coinvolgono la Pubblica Amministrazione rappresenta un tema cruciale per chiunque operi in settori regolati da convenzioni o accordi integrativi. Spesso ci si chiede se un privato possa far valere i propri diritti patrimoniali davanti a un collegio arbitrale o se debba necessariamente rivolgersi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR).

Il caso della fideiussione escussa dal Comune

La vicenda trae origine da una convenzione stipulata tra una cittadina e un ente comunale per lo svolgimento di attività estrattive. A seguito dell’escussione di una garanzia fideiussoria da parte del Comune, la privata ha attivato la clausola compromissoria prevista nel contratto per richiedere la restituzione delle somme. Mentre gli arbitri avevano accolto la domanda, la Corte d’Appello aveva annullato il lodo, ritenendo che la materia fosse riservata alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, rendendo così nulla la clausola arbitrale.

La compromettibilità in arbitri e il petitum sostanziale

Il punto centrale della decisione riguarda la distinzione tra l’esercizio di un potere autoritativo pubblico e la gestione di rapporti paritetici di natura patrimoniale. La Cassazione ha ribadito che, per determinare chi debba decidere la lite, non conta solo la materia trattata, ma il cosiddetto ‘petitum sostanziale’, ovvero ciò che viene effettivamente chiesto e la natura del diritto leso.

Rapporti a valle del potere pubblico

Anche se una convenzione è collegata a un provvedimento amministrativo (come un’autorizzazione estrattiva), le liti che sorgono successivamente sulla sua esecuzione economica non riguardano più il potere pubblico in senso stretto. Quando la controversia si sposta su inadempimenti contrattuali o restituzioni di somme, il rapporto tra PA e privato diventa paritario. In questi casi, la giurisdizione spetta al giudice ordinario e, di conseguenza, è ammessa la compromettibilità in arbitri.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha motivato la decisione spiegando che la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo non può estendersi a ogni aspetto di un rapporto nato da un accordo con la PA. Perché sussista la competenza del TAR, è necessario che l’amministrazione agisca come autorità, spendendo poteri discrezionali che si assumono illegittimi. Se la lite riguarda invece vicende meramente patrimoniali, come l’accertamento di un adempimento o la restituzione di una cauzione, il collegamento astratto con la materia amministrativa non è sufficiente a escludere il giudice ordinario. Gli ermellini hanno sottolineato che questa interpretazione è l’unica compatibile con i principi costituzionali, evitando un’espansione indebita della giurisdizione amministrativa a danno della tutela dei diritti soggettivi patrimoniali.

Le conclusioni

In conclusione, la Cassazione ha cassato la sentenza d’appello, riaffermando la validità della clausola compromissoria. Il principio espresso è chiaro: le controversie che hanno come oggetto immediato aspetti economici e non la contestazione di poteri autoritativi sono pienamente decidibili da arbitri privati. Questo garantisce ai privati una via più rapida e specializzata per risolvere i conflitti derivanti da convenzioni urbanistiche o estrattive, purché la lite non metta in discussione la legittimità degli atti amministrativi presupposti. La decisione apre quindi spazi importanti per l’utilizzo dell’arbitrato nei contratti pubblici e nelle convenzioni, riducendo l’incertezza sulla validità delle clausole di risoluzione delle controversie.

Quando una lite con un ente pubblico può essere decisa da arbitri privati?
La lite può essere decisa da arbitri quando riguarda esclusivamente aspetti patrimoniali o inadempimenti contrattuali in cui la Pubblica Amministrazione agisce su un piano di parità con il privato, senza esercitare poteri autoritativi.

Cosa succede se una clausola arbitrale è inserita in una convenzione amministrativa?
La clausola è valida se la controversia riguarda l’esecuzione economica dell’accordo. Se invece si contesta la legittimità di un provvedimento pubblico, la competenza resta del giudice amministrativo e la clausola non può operare.

È possibile impugnare immediatamente un lodo arbitrale parziale?
No, se il lodo parziale decide solo su questioni preliminari come la competenza degli arbitri senza chiudere il caso, esso va impugnato insieme al lodo definitivo che conclude l’intero procedimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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