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Competenza territoriale fallimento: sede effettiva

La Corte di Cassazione esamina un ricorso in cui si discute la competenza territoriale per la dichiarazione di fallimento. Una società e la sua amministratrice, dichiarate fallite da un tribunale locale, sostengono che la competenza spetti a un altro foro, quello dove si troverebbe la sede effettiva dell’attività. La Corte d’Appello aveva respinto tale tesi, confermando la decisione di primo grado. Il caso si concentra sulla corretta individuazione del tribunale competente, elemento cruciale per la validità della procedura fallimentare.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Fallimentare, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Competenza Territoriale Fallimento: Dove si Trova la Sede Effettiva dell’Impresa?

Determinare correttamente la competenza territoriale per il fallimento è un passo fondamentale per la validità dell’intera procedura concorsuale. Non si tratta di una mera formalità, ma di una regola posta a garanzia del diritto di difesa dell’imprenditore. Un recente caso giunto all’attenzione della Corte di Cassazione offre lo spunto per approfondire il concetto di ‘sede principale dell’impresa’ e le sue implicazioni pratiche.

I Fatti del Caso

Una società in nome collettivo e la sua amministratrice venivano dichiarate fallite dal Tribunale di una città di provincia. L’amministratrice, agendo sia in proprio che per conto della società, impugnava la sentenza dinanzi alla Corte d’Appello territoriale. La sua principale doglianza riguardava un vizio procedurale: a suo dire, il Tribunale che aveva emesso la sentenza non era territorialmente competente.

Secondo la tesi della ricorrente, la sede effettiva e principale dell’impresa non si trovava nella circoscrizione del tribunale che l’aveva dichiarata fallita, bensì in un’altra grande città, Roma. Di conseguenza, solo il Tribunale di Roma avrebbe avuto la giurisdizione per avviare la procedura. La Corte d’Appello, tuttavia, rigettava il reclamo, confermando la decisione di primo grado e ritenendo corretta la competenza del primo tribunale. Contro questa decisione, l’amministratrice ha proposto ricorso per Cassazione.

La Questione sulla Competenza Territoriale del Fallimento

Il cuore della controversia risiede nell’interpretazione dell’articolo 9 della Legge Fallimentare (ora sostituito dal Codice della Crisi d’Impresa, ma applicabile ai fatti di causa). Questa norma stabilisce che la competenza per le procedure di fallimento spetta al tribunale nel cui circondario l’imprenditore ha la ‘sede principale dell’impresa’.

La giurisprudenza ha da tempo chiarito che la ‘sede principale’ non coincide necessariamente con la sede legale indicata nei registri pubblici. Si fa invece riferimento alla sede effettiva, ovvero il luogo in cui si concentra la direzione amministrativa, gestionale e organizzativa dell’attività. È il centro nevralgico da cui partono gli impulsi per l’attività imprenditoriale.

Le Motivazioni della Decisione Impugnata

La Corte d’Appello, nel confermare la sentenza di primo grado, ha implicitamente ritenuto che la ricorrente non avesse fornito prove sufficienti a dimostrare che la sede effettiva dell’impresa fosse stata trasferita altrove. Per superare la presunzione di coincidenza tra sede legale e sede effettiva, è necessario fornire elementi concreti e inequivocabili che attestino la centralizzazione dell’attività direttiva in un luogo diverso. Evidentemente, secondo i giudici di merito, le prove portate dalla difesa non sono state ritenute adeguate a tal fine. Hanno quindi concluso che il Tribunale che ha dichiarato il fallimento era quello territorialmente competente, basandosi sul luogo dove l’impresa aveva, almeno formalmente, il suo centro di interessi.

Le Conclusioni

Questo caso ribadisce un principio cruciale: la determinazione della competenza territoriale nel diritto fallimentare si basa su un criterio di effettività e non di mera forma. Spetta all’imprenditore che contesta la competenza del tribunale dimostrare, con prove concrete, che il centro decisionale e amministrativo della sua attività si trova in un luogo diverso da quello risultante dai registri ufficiali. La decisione finale della Corte di Cassazione su questo punto sarà determinante per chiarire i limiti e le modalità di tale prova, offrendo un’importante guida per casi futuri simili.

Qual è il criterio principale per determinare la competenza territoriale per la dichiarazione di fallimento?
Secondo la legge fallimentare (art. 9), il criterio è quello della ‘sede principale dell’impresa’, intesa come il luogo in cui si svolge effettivamente l’attività di direzione e amministrazione, che non sempre coincide con la sede legale.

Cosa ha contestato la ricorrente nel caso specifico?
La ricorrente ha contestato la competenza territoriale del Tribunale che ha dichiarato il fallimento, sostenendo che la sede effettiva e principale dell’attività si trovasse in un’altra città (Roma) e che, di conseguenza, il giudice competente fosse il Tribunale di quella città.

Qual è stata la decisione della Corte d’Appello impugnata?
La Corte d’Appello ha rigettato il reclamo della ricorrente, confermando la sentenza di primo grado. Ha quindi ritenuto che il Tribunale che aveva pronunciato il fallimento fosse territorialmente competente a decidere sulla causa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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