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Competenza cause tra soci: la Cassazione decide

Un’ordinanza della Cassazione stabilisce la competenza territoriale nelle cause tra soci. A seguito di un’operazione di acquisto coattivo (squeeze-out), un socio di minoranza ha contestato la procedura. La Corte ha affermato che tali controversie rientrano nella competenza esclusiva del foro della sede della società, individuando il tribunale specializzato in materia di impresa del distretto della società incorporante.

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Pubblicato il 31 dicembre 2025 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Competenza Cause tra Soci: la Cassazione decide su Squeeze-Out e Sede Sociale

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha fornito un importante chiarimento sulla competenza cause tra soci, specialmente in contesti complessi come quelli derivanti da offerte pubbliche di acquisto (OPA) e successive fusioni societarie. La decisione analizza l’applicazione dell’art. 23 del codice di procedura civile, che individua il foro competente presso la sede della società, e ne delinea i confini applicativi in caso di operazioni straordinarie.

I fatti del caso: una disputa sulla giurisdizione post-OPA

La vicenda trae origine dalla contestazione di un’operazione di acquisto coattivo di azioni (cosiddetto squeeze-out) avviata da una grande banca a seguito di un’OPA totalitaria su un altro istituto di credito. Un socio di minoranza, una società di investimenti, riteneva illegittima tale procedura, sostenendo che non fossero stati raggiunti i presupposti di legge (la detenzione del 95% del capitale sociale) per poterla attivare.

Il socio di minoranza ha quindi avviato una causa presso il Tribunale di Milano. La banca convenuta ha eccepito l’incompetenza territoriale del tribunale lombardo, indicando come fori competenti, in via alternativa, quelli di Genova, Modena o Bologna. Il Tribunale di Milano ha accolto l’eccezione, declinando la propria competenza in favore del Tribunale di Bologna, sezione specializzata in materia di impresa. La società di investimenti ha dunque proposto regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione per contestare tale decisione.

La decisione della Corte: la competenza nelle cause tra soci prevale

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la competenza del Tribunale di Bologna. I giudici di legittimità hanno stabilito che la controversia, avendo ad oggetto la legittimità del diritto di squeeze-out esercitato dal socio di maggioranza nei confronti di quello di minoranza, rientra a pieno titolo nella categoria delle “cause tra soci” disciplinate dall’art. 23 c.p.c.

Questo articolo prevede un foro speciale esclusivo, stabilendo che per tali liti è competente il giudice del luogo in cui la società ha la propria sede legale. La Corte ha inoltre affrontato la questione della fusione per incorporazione, avvenuta tra l’istituto di credito originario e la banca acquirente, chiarendo quale sede sociale debba essere considerata ai fini della determinazione della competenza.

Le motivazioni

La Corte ha motivato la sua decisione sulla base di due principi cardine.

In primo luogo, ha qualificato la lite come un rapporto interno alla compagine sociale. La contestazione non riguarda un illecito generico, ma la violazione di obblighi specifici che nascono dal rapporto societario e dalla disciplina delle OPA (Testo Unico della Finanza, d.lgs. 58/1998). Il diritto di acquisto coattivo è una prerogativa del socio di maggioranza che incide direttamente sulla posizione del socio di minoranza. Pertanto, la controversia si radica nel rapporto sociale, rendendo applicabile il foro speciale dell’art. 23 c.p.c.

In secondo luogo, ha chiarito l’impatto della fusione per incorporazione. La banca originaria (Banca Target) si era fusa nella banca acquirente (Banca Incorporante) prima dell’inizio della causa. Secondo la Cassazione, la fusione per incorporazione, pur estinguendo la società incorporata, determina un fenomeno successorio in cui i rapporti giuridici, inclusi quelli sociali, si trasferiscono in capo alla società incorporante. Di conseguenza, per individuare il giudice competente, si deve fare riferimento alla sede legale della società incorporante al momento della notifica dell’atto di citazione. Poiché la banca incorporante aveva sede a Modena, la competenza spetta alla sezione specializzata in materia di impresa del distretto, ovvero il Tribunale di Bologna.

Le conclusioni

L’ordinanza ribadisce un principio fondamentale: le liti che vertono sui diritti e gli obblighi scaturenti dal rapporto sociale, come quelle relative allo squeeze-out, devono essere decise dal giudice del luogo in cui la società ha sede. Questa regola garantisce una gestione centralizzata e specializzata delle controversie societarie. Inoltre, la pronuncia chiarisce che, in caso di fusione, la competenza si sposta presso la sede della nuova entità risultante dall’operazione, poiché è lì che il rapporto sociale prosegue. Questa decisione offre certezza agli operatori del diritto e alle imprese, delineando con precisione il percorso giudiziario da seguire nelle complesse controversie post-acquisizione.

Una controversia sul diritto di acquisto coattivo (squeeze-out) è considerata una causa tra soci?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che una lite sulla sussistenza dei presupposti per l’esercizio del diritto di acquisto coattivo (squeeze-out) da parte del socio di maggioranza nei confronti di quello di minoranza rientra pienamente nella nozione di “cause tra soci” ai sensi dell’art. 23 del codice di procedura civile.

In caso di fusione per incorporazione, quale sede sociale determina la competenza territoriale per una causa tra soci?
La competenza territoriale si determina in base alla sede legale della società incorporante al momento dell’avvio del giudizio. La fusione comporta un trasferimento dei rapporti sociali alla società incorporante, e di conseguenza è la sede di quest’ultima a diventare il riferimento per l’individuazione del giudice competente.

Il comportamento di una parte in un precedente procedimento cautelare può creare un accordo sulla competenza per il successivo giudizio di merito?
No. La Corte ha chiarito che non si può configurare un accordo sulla competenza basandosi su comportamenti tenuti dalle parti in procedimenti distinti, come un procedimento cautelare e il successivo giudizio di merito. La scelta del foro deve basarsi sulle norme di legge e non su presunte accettazioni implicite derivanti da condotte processuali precedenti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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