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Compenso professionista delegato: la riduzione del 60%

La Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di ridurre del 60% il compenso del professionista delegato in un’esecuzione immobiliare. La Corte ha ritenuto che la valutazione sulla semplicità dell’attività spetti al giudice di merito, purché la motivazione rispetti il ‘minimo costituzionale’ e non sia meramente apparente.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Compenso Professionista Delegato: Quando è Legittima la Riduzione Massima?

La determinazione del compenso del professionista delegato nelle esecuzioni immobiliari è un tema di cruciale importanza, che bilancia la giusta remunerazione per l’attività svolta con la necessità di non gravare eccessivamente sulla procedura. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i limiti del sindacato di legittimità sulla decisione del giudice di merito di applicare la massima riduzione prevista dalla legge, confermando l’ampia discrezionalità di quest’ultimo se la motivazione è logicamente coerente.

I Fatti del Caso: La Liquidazione del Compenso e l’Opposizione

La vicenda trae origine da un procedimento di esecuzione immobiliare in cui il giudice dell’esecuzione aveva liquidato un compenso di oltre 29.000 euro a favore di una notaia delegata alla vendita. La debitrice esecutata si opponeva a tale liquidazione, ritenendola eccessiva.
Il Tribunale, in accoglimento dell’opposizione, rideterminava il compenso in 16.400 euro. La decisione si fondava su due presupposti:
1. La sussistenza di ‘giusti motivi’ per liquidare il compenso per ciascuno dei sedici lotti, dato il lavoro di controllo preliminare richiesto per ogni singola unità.
2. La necessità di applicare la massima riduzione del 60% prevista dalla normativa (D.M. 227/2015), in considerazione della particolare semplicità dell’attività. Tale semplicità derivava dal fatto che tutti i lotti appartenevano allo stesso condominio, con conseguenti ‘ipotizzabili economie lavorative’, e che l’attività si era di fatto limitata alla pubblicazione dell’avviso di vendita, essendo la procedura stata sospesa e poi estinta.

L’Analisi della Corte di Cassazione sul compenso del professionista delegato

La notaia proponeva ricorso per cassazione, lamentando un errore di diritto e una motivazione illogica e contraddittoria. A suo avviso, il Tribunale non aveva correttamente apprezzato le attività svolte e aveva applicato la riduzione massima in modo irragionevole. La debitrice, a sua volta, presentava un ricorso incidentale condizionato, contestando la scelta iniziale del Tribunale di liquidare il compenso ‘per lotto’.

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale della professionista e dichiarato assorbito quello incidentale della debitrice. Il fulcro del ragionamento della Corte risiede nella netta distinzione tra il giudizio di merito, di competenza del Tribunale, e il giudizio di legittimità, proprio della Cassazione. La valutazione della complessità o semplicità dell’attività svolta dal professionista delegato è una questione di fatto che spetta esclusivamente al giudice di merito.

Le Motivazioni della Decisione

La Suprema Corte ha chiarito che il suo sindacato sulla motivazione è limitato alla verifica del rispetto del cosiddetto ‘minimo costituzionale’. In altre parole, la Cassazione può intervenire solo se la motivazione è del tutto assente, meramente apparente, irriducibilmente contraddittoria o logicamente incomprensibile. Non può, invece, sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito se quest’ultimo ha fornito una giustificazione plausibile per la sua decisione.

Nel caso specifico, il Tribunale aveva esposto le ragioni della riduzione: la collocazione di tutti i lotti nello stesso fabbricato e la ridotta attività effettivamente svolta. Secondo la Cassazione, questa motivazione, sebbene sintetica, è sufficiente a superare il vaglio del ‘minimo costituzionale’. Non vi è un ‘deficit dell’intelaiatura argomentativa’ che possa giustificare un annullamento della decisione. Pertanto, la scelta di applicare la riduzione del 60%, rientrando nei poteri discrezionali del giudice di merito ed essendo stata adeguatamente giustificata, è insindacabile in sede di legittimità.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche per i Professionisti

L’ordinanza ribadisce un principio fondamentale: il giudice di merito gode di un’ampia discrezionalità nel determinare il compenso del professionista delegato, potendo applicare riduzioni significative (fino al 60%) qualora ritenga l’attività svolta particolarmente semplice. Per i professionisti, ciò significa che l’unica via per contestare efficacemente una tale riduzione in Cassazione è dimostrare un vizio grave della motivazione, come la sua totale assenza o una palese illogicità. Una semplice divergenza di valutazione sull’effettiva complessità dell’incarico non è sufficiente. La decisione sottolinea l’importanza per il giudice di merito di esplicitare, anche brevemente, le ragioni concrete che giustificano la riduzione del compenso, al fine di rendere la sua decisione trasparente e conforme ai requisiti minimi di legge.

Quando può essere ridotto il compenso di un professionista delegato alla vendita?
Il compenso può essere ridotto fino al 60% qualora il giudice di merito ritenga che le attività svolte siano di particolare semplicità. Nel caso di specie, la semplicità è stata ravvisata nel fatto che i numerosi lotti appartenevano allo stesso fabbricato e che la procedura si era interrotta dopo le prime fasi.

Quali sono i limiti del controllo della Corte di Cassazione sulla riduzione del compenso?
La Corte di Cassazione non può riesaminare nel merito la valutazione del giudice sulla semplicità dell’attività. Il suo controllo si limita a verificare che la motivazione della decisione rispetti il ‘minimo costituzionale’, ovvero non sia totalmente assente, apparente, illogica o contraddittoria.

Perché il ricorso incidentale condizionato è stato assorbito?
Il ricorso incidentale era condizionato all’accoglimento del ricorso principale. Poiché la Corte ha rigettato il ricorso principale della professionista, la condizione non si è avverata e, di conseguenza, il ricorso incidentale non è stato esaminato nel merito, ma dichiarato assorbito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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