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Compenso incentivante: non è dovuto senza regolamento

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 22512/2024, ha stabilito che il diritto di un dipendente pubblico al compenso incentivante per attività di progettazione (ex art. 18 L. 109/1994) non sorge in assenza di un apposito regolamento comunale. La richiesta del dipendente, che aveva svolto incarichi per anni prima dell’adozione del regolamento, è stata respinta. La Corte ha chiarito che il ritardo dell’amministrazione nell’adottare le norme interne non dà diritto all’incentivo, ma può, al massimo, fondare un’azione per il risarcimento del danno, che però non era stata proposta in giudizio.

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Pubblicato il 18 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Compenso incentivante: la Cassazione nega il diritto senza regolamento

Un dipendente pubblico ha diritto a ricevere il compenso incentivante per le attività tecniche svolte anche se l’ente di appartenenza non ha mai adottato l’apposito regolamento? A questa domanda ha risposto la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la recente ordinanza n. 22512 del 2024, delineando i confini tra il diritto alla retribuzione e l’azione per risarcimento del danno.

La pronuncia offre importanti chiarimenti sui presupposti necessari per il riconoscimento di questa particolare voce retributiva accessoria, sottolineando l’importanza delle fonti normative secondarie, come i regolamenti interni e la contrattazione collettiva, nella sua disciplina.

I fatti di causa

Un dipendente di un Ente comunale citava in giudizio l’amministrazione per ottenere il pagamento di un compenso incentivante, previsto dall’art. 18 della legge n. 109/1994, per attività di progettazione e direzione lavori svolte tra il 1999 e il 2008. Il Tribunale di primo grado accoglieva solo parzialmente la domanda, riconoscendo una somma minima.

Successivamente, la Corte di Appello rigettava l’impugnazione del lavoratore, evidenziando come il regolamento comunale necessario per disciplinare la materia fosse stato adottato solo il 31 dicembre 2007, e quindi in un’epoca successiva allo svolgimento della maggior parte degli incarichi. Secondo i giudici di secondo grado, in assenza di un regolamento o di clausole specifiche nella contrattazione collettiva, il diritto all’incentivo non poteva essere riconosciuto. Poteva, al più, configurarsi un diritto al risarcimento del danno per l’inerzia dell’amministrazione, ma tale domanda non era mai stata formulata dal dipendente. Contro questa decisione, il lavoratore proponeva ricorso per cassazione.

La decisione della Corte sul compenso incentivante

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando di fatto la decisione della Corte di Appello. Gli Ermellini hanno ribadito un principio consolidato: il compenso incentivante non è un diritto che sorge automaticamente per legge, ma la sua attribuzione deve essere prevista e regolata da fonti specifiche, quali la contrattazione collettiva e, successivamente, i regolamenti interni dell’amministrazione.

La Corte ha specificato che la giurisprudenza di legittimità, in casi analoghi, non ha mai riconosciuto il diritto all’incentivo in sé, ma, piuttosto, un diritto al risarcimento del danno per l’inadempimento dell’ente all’obbligo di adottare il regolamento. Poiché il ricorrente aveva agito esclusivamente per ottenere il pagamento del corrispettivo e non per il risarcimento, la sua domanda non poteva trovare accoglimento.

Le motivazioni della decisione

La decisione della Cassazione si fonda su una chiara distinzione tra due diverse tutele giuridiche. L’erogazione del compenso incentivante è subordinata all’esistenza di una cornice normativa e regolamentare che ne definisca i criteri di ripartizione. L’articolo 18 della Legge 109/1994 e le normative successive hanno sempre demandato a fonti secondarie (prima la contrattazione, poi i regolamenti) il compito di dettagliare le modalità di erogazione.

L’inerzia colpevole dell’amministrazione nell’adottare tale regolamento costituisce un illecito, un inadempimento che può causare un danno al dipendente, il quale si vede privato della possibilità di accedere a tale emolumento. Tuttavia, questo non trasforma automaticamente il danno in un diritto a percepire l’incentivo. La tutela corretta, in questo scenario, è l’azione risarcitoria, che mira a compensare il lavoratore per la perdita subita a causa del comportamento omissivo dell’ente.

Il ricorrente, invece, aveva impostato la sua causa chiedendo l’adempimento di un’obbligazione retributiva (il pagamento dell’incentivo), presupponendone l’esistenza. La Corte, vincolata al principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato, non poteva convertire d’ufficio la domanda di adempimento in una domanda di risarcimento. I motivi di ricorso sono stati inoltre giudicati inammissibili per ragioni processuali, come il difetto di autosufficienza e l’errata censura della ratio decidendi della sentenza d’appello.

Le conclusioni

L’ordinanza in commento consolida un orientamento di fondamentale importanza per i dipendenti pubblici. Chi intende far valere il proprio diritto al compenso incentivante deve prima verificare l’esistenza e la vigenza di un regolamento interno o di una previsione contrattuale che lo disciplini. In assenza di tali fonti, l’azione giudiziaria non potrà avere ad oggetto la richiesta diretta del compenso, ma dovrà essere impostata come una domanda di risarcimento del danno per l’inerzia dell’amministrazione. Questa distinzione è cruciale per evitare di intraprendere azioni legali destinate all’insuccesso e per impostare correttamente la strategia processuale fin dall’inizio.

Un dipendente pubblico ha diritto al compenso incentivante se l’ente non ha ancora adottato l’apposito regolamento?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la giurisprudenza costante non riconosce il diritto all’incentivo in sé, ma solo un eventuale diritto al risarcimento del danno per l’inottemperanza dell’amministrazione all’obbligo di adottare il regolamento.

Cosa può fare un dipendente se l’amministrazione ritarda colpevolmente l’adozione del regolamento per gli incentivi?
Il dipendente può agire in giudizio per chiedere il risarcimento del danno derivante dal comportamento omissivo dell’amministrazione. Non può, invece, chiedere direttamente il pagamento del compenso come se il regolamento fosse esistente.

È possibile che un giudice liquidi il compenso incentivante in via equitativa in assenza di una fonte regolamentare?
No. La sentenza esclude che il giudice possa liquidare in via equitativa questo compenso retributivo accessorio in difetto di disposizioni specifiche di fonte pattizia collettiva o regolamentare.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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