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Compenso incentivante: no per servizi di manutenzione

Un dipendente pubblico ha richiesto un compenso incentivante per attività di manutenzione del verde e sgombraneve. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, negando il diritto all’incentivo. La Corte ha stabilito che tali attività rientrano nella categoria dei “servizi” e non delle “opere pubbliche”, poiché non comportano una modifica fisica e permanente della realtà, requisito essenziale per il riconoscimento del compenso incentivante previsto dalla legge.

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Pubblicato il 20 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Compenso incentivante: no per manutenzione, sì per opere

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 31672/2023, ha tracciato una linea netta sulla questione del compenso incentivante per i dipendenti pubblici. Questo emolumento accessorio non spetta per le attività di manutenzione ordinaria, come il taglio del verde o lo sgombero della neve, ma è riservato esclusivamente a quelle attività che si configurano come “opere e lavori” pubblici, capaci di modificare in modo permanente la realtà fisica. Analizziamo la vicenda e le importanti conclusioni della Corte.

I Fatti del Caso: La Richiesta del Dipendente Pubblico

Un dipendente di un ente metropolitano, impiegato nel settore dei lavori pubblici, ha citato in giudizio l’amministrazione per ottenere il pagamento di un compenso incentivante residuo. Tale compenso era legato a una serie di incarichi svolti tra il 2006 e il 2014, che includevano non solo la progettazione di opere ma anche attività di manutenzione come lo sfalcio dell’erba lungo le strade provinciali, lo sgombero della neve e servizi antighiaccio.

La Decisione dei Giudici di Merito: Lavori vs. Servizi

Se il Tribunale di primo grado aveva inizialmente accolto parzialmente la domanda del lavoratore, la Corte d’Appello ha riformato la decisione. I giudici di secondo grado hanno accolto la tesi dell’ente pubblico, stabilendo una distinzione fondamentale tra “opere” e “servizi”.

Secondo la Corte territoriale, il compenso incentivante previsto dall’art. 18 della legge n. 109/1994 (la vecchia legge sui lavori pubblici) è strettamente legato ad appalti di “opere e lavori”. Questi presuppongono la creazione di un “aliquid novi“, ovvero “qualcosa di nuovo” che modifichi la realtà fisica. Le attività di manutenzione ordinaria, invece, pur essendo essenziali, rientrano nella categoria dei “servizi” e non comportano quella trasformazione del territorio che giustifica l’erogazione dell’incentivo.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione: Quando spetta il compenso incentivante?

Il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la linea interpretativa della Corte d’Appello. Le motivazioni della Corte sono chiare e si basano su un’interpretazione rigorosa della normativa.

La Differenza tra Opere e Servizi

La Cassazione ha ribadito che il presupposto per il riconoscimento del compenso incentivante è che l’attività del dipendente sia propedeutica alla realizzazione di un'”opera pubblica”. La legge definisce i “lavori pubblici” come attività di costruzione, demolizione, recupero, ristrutturazione, restauro e manutenzione di opere ed impianti. Sono escluse, invece, le attività che rientrano nella nozione di “servizi”, come quelle oggetto della controversia.

L’incentivo, spiegano i giudici, è un premio per l’utilità effettiva che l’amministrazione ricava dalla progettazione e realizzazione di un’opera. Le attività di manutenzione ordinaria, come lo sfalcio del verde o lo spargimento di sale, non modificano la realtà fisica in modo permanente e non creano un’opera nuova. Pertanto, non possono dare diritto al compenso.

Altri Motivi di Ricorso Respinti

La Corte ha inoltre giudicato inammissibili gli altri motivi di ricorso. In particolare, ha respinto la censura relativa alla compensazione delle spese legali, ricordando che si tratta di un potere discrezionale del giudice di merito. In questo caso, la compensazione era giustificata dal comportamento processuale dell’ente, che aveva saldato una parte del debito in corso di causa, e dall’esito complessivo del giudizio d’appello che aveva significativamente ridotto la somma dovuta.

Le Conclusioni

L’ordinanza della Cassazione consolida un principio fondamentale per le pubbliche amministrazioni e i loro dipendenti. Il compenso incentivante non è un’indennità generalizzata, ma un premio selettivo, destinato a remunerare il contributo tecnico-professionale nella realizzazione di vere e proprie opere pubbliche. La distinzione tra “lavori” e “servizi” è cruciale: solo i primi, che implicano una trasformazione fisica e duratura del territorio, giustificano l’erogazione di questo emolumento accessorio. Le attività di manutenzione ordinaria, seppur necessarie, restano escluse dal suo ambito di applicazione, chiarendo così i confini di un istituto importante nel settore del pubblico impiego.

Quando spetta il compenso incentivante ai dipendenti pubblici secondo la normativa sugli appalti?
Il compenso incentivante spetta per le attività di progettazione e realizzazione di “opere e lavori pubblici” che comportano una trasformazione fisica e permanente del territorio, come la costruzione, la demolizione o la ristrutturazione.

Le attività di manutenzione ordinaria come lo sfalcio dell’erba o lo sgombero della neve danno diritto al compenso incentivante?
No. Secondo la Corte di Cassazione, queste attività sono qualificate come “servizi” e non come “opere”. Non creando un “aliquid novi” (qualcosa di nuovo), non rientrano nell’ambito di applicazione della norma che prevede l’incentivo.

Qual è il criterio distintivo tra “opere” e “servizi” ai fini del riconoscimento dell’incentivo?
Il criterio distintivo è la capacità dell’attività di produrre una modifica tangibile e duratura della realtà fisica. Le “opere” modificano il territorio, mentre i “servizi” sono prestazioni che non hanno tale risultato, come la manutenzione ordinaria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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