LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Compenso fase istruttoria: sempre dovuto all’avvocato

La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso fase istruttoria per l’avvocato è sempre dovuto, anche se non vengono svolte attività investigative specifiche. La semplice trattazione della causa dopo la fase introduttiva è sufficiente per la liquidazione di tale compenso. La Corte ha cassato un’ordinanza della Corte d’Appello che aveva negato il pagamento a due legali, ritenendo erroneamente che la fase di trattazione non si fosse svolta solo perché alla prima udienza era seguita direttamente quella di precisazione delle conclusioni.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Compenso fase istruttoria: quando è dovuto all’avvocato? La Cassazione fa chiarezza

La liquidazione degli onorari professionali è una questione centrale nella vita di ogni avvocato. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema molto dibattuto: il diritto a percepire il compenso fase istruttoria anche quando, in appello, non si svolge una vera e propria attività di raccolta prove. La pronuncia chiarisce che la semplice trattazione della causa è sufficiente per far maturare il diritto al compenso, offrendo un importante principio a tutela della professione forense.

Il caso: la richiesta di liquidazione negata

Due avvocati avevano assistito un Comune in un giudizio d’appello e, al termine del loro mandato, avevano chiesto la liquidazione del loro compenso professionale limitatamente alla fase istruttoria. La Corte d’Appello di Bologna, tuttavia, aveva rigettato la loro richiesta. Secondo i giudici di merito, nel procedimento non era stata svolta alcuna attività istruttoria, poiché dopo l’udienza di comparizione iniziale, la causa era stata immediatamente rinviata per la precisazione delle conclusioni, senza l’assunzione di prove o altre attività tipiche di questa fase. Di conseguenza, la Corte d’Appello aveva ritenuto che il compenso per tale fase non fosse dovuto.

La violazione delle tabelle forensi

I due legali non si sono arresi e hanno presentato ricorso in Cassazione, lamentando la violazione e falsa applicazione delle norme che regolano i compensi professionali (in particolare, gli artt. 4 e 5 del DM 55/2014). Secondo la loro tesi, la Corte d’Appello aveva erroneamente omesso di liquidare la fase “istruttoria e/o di trattazione”, prevista dalle tabelle forensi per i giudizi civili di secondo grado. Hanno sostenuto che il compenso sarebbe dovuto sia nel caso di una fase istruttoria senza trattazione, sia, a maggior ragione, nel caso di una fase di trattazione senza istruttoria. L’errore del giudice di merito, secondo i ricorrenti, era stato considerare l’attività svolta nella prima udienza come un semplice completamento della fase introduttiva, anziché come l’inizio della fase di trattazione vera e propria.

Il compenso fase istruttoria secondo la Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dei due avvocati, ritenendo il motivo fondato. I giudici di legittimità hanno ribaltato la visione restrittiva della Corte d’Appello, affermando un principio di diritto fondamentale per la professione legale.

Le motivazioni

La Corte ha spiegato che il DM n. 55 del 2014 prevede un compenso unitario per la “fase di trattazione”, che include anche l’eventuale attività istruttoria. Questo compenso spetta al procuratore della parte vittoriosa a prescindere dall’effettivo svolgimento di attività a contenuto istruttorio. È sufficiente, infatti, la semplice trattazione della causa. Nel giudizio di appello, la fase di trattazione è considerata ineludibile e coincide con le attività previste dall’art. 350 c.p.c. Pertanto, la Corte di merito ha errato nel ritenere che la fase di trattazione non dovesse essere liquidata solo perché all’udienza di comparizione era seguita direttamente quella di precisazione delle conclusioni. Questa sequenza procedurale non esclude, ma anzi presuppone, che una trattazione della causa sia avvenuta.

Conclusioni

La decisione della Cassazione ha un’importante implicazione pratica: riafferma che la fase di trattazione non si esaurisce nella sola raccolta delle prove, ma comprende tutte le attività successive alla fase introduttiva volte a preparare la causa per la decisione. Il compenso fase istruttoria è quindi dovuto anche quando l’attività dell’avvocato si limita alla discussione e gestione processuale della causa, garantendo il giusto riconoscimento economico per un’attività che è comunque essenziale e non meramente accessoria. La Suprema Corte ha quindi cassato l’ordinanza impugnata e rinviato la causa alla Corte d’Appello di Bologna, in diversa composizione, affinché proceda a una nuova liquidazione delle spese tenendo conto di questo principio.

L’avvocato ha diritto al compenso per la fase istruttoria anche se non vengono svolte attività di raccolta prove?
Sì. La Corte di Cassazione ha chiarito che il compenso per la fase di trattazione, che comprende anche l’eventuale attività istruttoria, è dovuto anche in assenza di uno specifico svolgimento di attività istruttoria, essendo sufficiente la semplice trattazione della causa.

Cosa si intende per ‘fase di trattazione’ in un giudizio d’appello?
Nel giudizio di appello, la fase di trattazione è considerata ineludibile e coincide con le attività previste dall’art. 350 del codice di procedura civile. Essa inizia dopo la fase introduttiva e non si limita alla raccolta di prove, ma include la gestione e discussione della causa fino alla precisazione delle conclusioni.

Perché la Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d’Appello?
La Cassazione ha annullato la decisione perché la Corte d’Appello ha erroneamente affermato che la fase di trattazione non dovesse essere liquidata solo perché all’udienza di comparizione era seguita direttamente quella di precisazione delle conclusioni. Questo ragionamento è stato ritenuto errato, in quanto non riconosce che la trattazione della causa è un’attività che avviene a prescindere dalla raccolta di nuove prove.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati