Il diritto al compenso del difensore d’ufficio e la responsabilità del cliente
Il difensore d’ufficio assiste i soggetti che non hanno nominato un difensore di fiducia. Questa attività professionale non è mai gratuita e comporta sempre il diritto alla retribuzione. Il cliente deve pagare il compenso del difensore d’ufficio per l’attività svolta in suo favore durante il processo. Molti cittadini pensano erroneamente che la nomina d’ufficio comporti la gratuità della prestazione. La legge stabilisce invece che l’assistito deve retribuire il professionista, a meno che non abbia i requisiti per accedere al patrocinio a spese dello Stato (il sostegno statale per i non abbienti). Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa chiarezza su questo tema e stabilisce regole precise per il recupero delle somme dovute.
La vicenda: la richiesta di pagamento al cliente assistito
Un avvocato ha difeso d’ufficio un cittadino in un processo penale davanti al Tribunale. Al termine del mandato, il professionista ha chiesto il pagamento delle proprie competenze direttamente al cliente assistito. Il cliente non ha pagato la somma richiesta. L’avvocato ha quindi avviato una causa civile per ottenere la condanna del cliente al pagamento della somma di oltre duemila euro. Il Giudice di pace prima e il Tribunale poi hanno respinto la domanda del legale. Secondo i giudici di merito, l’avvocato non poteva chiedere direttamente il pagamento al cliente senza prima dimostrare di aver tentato inutilmente tutte le procedure di recupero forzoso del credito. Il Tribunale ha applicato una norma che impone questo tentativo preventivo. L’avvocato ha quindi proposto ricorso in Cassazione per contestare questa interpretazione errata.
Quando lo Stato paga il compenso del difensore d’ufficio
La legge prevede un meccanismo di garanzia sussidiaria per l’avvocato d’ufficio. Se il cliente non paga, lo Stato può liquidare (determinare e pagare) l’onorario al professionista. Tuttavia, questo meccanismo richiede una condizione molto severa. L’avvocato deve dimostrare di avare cercato di recuperare i soldi dal cliente in tutti i modi possibili, anche attraverso una procedura esecutiva (l’espropriazione forzata dei beni). Solo dopo il fallimento di questi tentativi, lo Stato interviene e paga il professionista. Questa regola serve a evitare che lo Stato paghi debiti che il cittadino potrebbe invece saldare autonomamente. Questa procedura non si applica se il cliente è irreperibile (introvabile).
Le motivazioni: la distinzione tra azione verso il cliente e azione verso lo Stato
I giudici della Corte di Cassazione hanno accolto il ricorso del professionista e hanno chiarito un errore fondamentale commesso dal Tribunale. La regola che impone di tentare prima il recupero forzoso del credito riguarda esclusivamente il caso in cui l’avvocato chieda il pagamento direttamente allo Stato. Questa regola non si applica quando l’avvocato agisce direttamente contro il proprio assistito. Il cliente è il debitore principale e l’obbligo di pagare il compenso del difensore d’ufficio sorge direttamente dal rapporto di assistenza. L’avvocato ha il pieno diritto di citare in giudizio il cliente per ottenere la condanna al pagamento, senza dover dimostrare alcun precedente tentativo di recupero. Il Tribunale ha confuso le due procedure, applicando al rapporto tra avvocato e cliente una norma che regola invece il rapporto sussidiario tra avvocato e Stato.
Le conclusioni: la decisione della Cassazione sul compenso del difensore d’ufficio
La Corte di Cassazione ha cassato (annullato) la sentenza del Tribunale. I giudici di legittimità hanno rinviato la causa al Tribunale in una diversa composizione. Il nuovo giudice dovrà decidere la controversia applicando il principio corretto. Il cliente assistito d’ufficio deve pagare il compenso del difensore d’ufficio direttamente al professionista, senza che quest’ultimo debba dimostrare preventivi tentativi di pignoramento. Questa decisione tutela il lavoro dei professionisti e ripristina la corretta gerarchia dei debiti. Il cittadino assistito resta il primo responsabile del pagamento delle spese legali generate dalla sua difesa.
Chi deve pagare il difensore d’ufficio?
Il pagamento spetta sempre al cliente assistito, a meno che non abbia i requisiti di reddito per accedere al patrocinio a spese dello Stato.
L’avvocato d’ufficio deve prima tentare il pignoramento per chiedere i soldi al cliente?
No, l’avvocato può agire direttamente contro il cliente per ottenere il pagamento senza dover dimostrare precedenti tentativi di recupero forzoso.
Quando interviene lo Stato per pagare il difensore d’ufficio?
Lo Stato paga l’avvocato solo se quest’ultimo dimostra di aver tentato inutilmente di recuperare il credito dal cliente, oppure se il cliente è irreperibile.