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Compenso CTU: quando l’aumento è legittimo

La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per la liquidazione del compenso CTU. Con l’ordinanza n. 689/2026, ha stabilito che la valutazione sulla complessità dell’incarico e sull’aumento dell’onorario rientra nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivata. Inoltre, la riduzione del compenso per un lieve ritardo nella consegna della perizia non è automatica, ma richiede una valutazione sulla negligenza del consulente. Anche le spese non documentabili, come quelle di cancelleria, possono essere rimborsate se giustificate dalle attività svolte.

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Pubblicato il 21 gennaio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Compenso CTU: quando l’aumento è legittimo secondo la Cassazione

La determinazione del compenso CTU è una questione ricorrente nelle aule di giustizia, che spesso genera contenziosi tra le parti e gli ausiliari del giudice. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 689/2026) ha fornito importanti chiarimenti sui poteri del giudice di merito nel liquidare l’onorario del consulente, affrontando tre aspetti cruciali: l’aumento per complessità, la sanzione per il ritardo e il rimborso delle spese non documentate. Questa pronuncia ribadisce la centralità della valutazione discrezionale del giudice, purché sorretta da una motivazione logica e coerente.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da una controversia sulla liquidazione delle competenze a un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU), un geometra incaricato di redigere una perizia in un procedimento di accertamento tecnico preventivo relativo a presunti danni a un immobile. I proprietari dell’appartamento, ritenendo eccessivo l’importo liquidato dal Tribunale, avevano impugnato la decisione.

Il Tribunale aveva parzialmente ridotto il compenso, ma la questione era giunta fino in Cassazione una prima volta, che aveva annullato il provvedimento per un vizio procedurale. Riassunto il giudizio, il Tribunale aveva confermato la sua precedente decisione. Contro questa nuova ordinanza, i proprietari hanno nuovamente proposto ricorso per Cassazione, lamentando tre specifiche violazioni di legge.

La Controversia sulla Liquidazione del Compenso CTU

I ricorrenti hanno basato il loro appello su tre motivi principali, mettendo in discussione la correttezza della liquidazione del compenso CTU sotto diversi profili:

1. Eccessività dell’onorario: Si contestava l’aumento dell’onorario, spinto fino al doppio del massimo tariffario previsto per prestazioni di eccezionale importanza, complessità e difficoltà. Secondo i ricorrenti, la motivazione del Tribunale era apparente e non giustificava tale maggiorazione.
2. Mancata riduzione per ritardo: Il CTU aveva depositato la relazione peritale con alcuni giorni di ritardo rispetto al termine fissato. I ricorrenti sostenevano che tale ritardo dovesse comportare automaticamente la riduzione di un terzo del compenso, come previsto dalla legge.
3. Rimborso di spese non documentate: Veniva contestata la liquidazione di una somma per spese generali, in assenza di specifici giustificativi fiscali (fatture o ricevute).

Le Motivazioni della Suprema Corte sul Compenso CTU

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso, fornendo una chiara interpretazione delle norme che regolano la materia e consolidando principi giurisprudenziali di grande rilevanza pratica.

La Discrezionalità del Giudice sulla Complessità

Sul primo motivo, la Corte ha ribadito che la valutazione sulla difficoltà, completezza e pregio della prestazione del CTU è un apprezzamento di fatto rimesso al giudice di merito. Tale valutazione è insindacabile in sede di legittimità se, come nel caso di specie, è sorretta da una motivazione congrua. Il Tribunale aveva giustificato l’aumento facendo riferimento alla “complessità dei rilievi” e alla “tecnicità e specificità delle risposte alle critiche” mosse dai consulenti di parte. Secondo la Cassazione, questa motivazione è sufficiente a giustificare sia l’applicazione della tariffa massima, sia l’ulteriore aumento fino al doppio previsto per prestazioni eccezionali.

La Mancata Riduzione per Ritardo: Non è Automatica

La Corte ha chiarito un punto fondamentale: la riduzione di un terzo del compenso CTU per il tardivo deposito della relazione non è una sanzione automatica. La norma va interpretata nel senso che il giudice deve prima accertare se il ritardo sia imputabile a negligenza del consulente. La sanzione ha lo scopo di prevenire comportamenti non virtuosi e dilatazioni ingiustificate dei tempi processuali. Un ritardo di pochi giorni, come quello in esame, non integra di per sé una negligenza e spetta al giudice valutarne le circostanze concrete. L’applicazione automatica della sanzione sarebbe irragionevole; è necessario un giudizio sull’imputabilità della colpa.

La Validità delle Spese non Documentate

Anche il terzo motivo è stato respinto. La Corte ha precisato che l’obbligo di documentazione non si estende a tutte le spese. Mentre alcune spese richiedono una pezza giustificativa (come i costi per analisi specifiche), altre sono considerate insite nell’attività stessa di redazione dell’elaborato. Rientrano in questa categoria le spese per carta, inchiostri, materiali di supporto e cancelleria. Per queste, non è necessaria una fattura, essendo sufficiente che il giudice le ritenga congrue in relazione all’attività svolta, come la predisposizione di numerosi allegati e copie per le parti.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame consolida il principio della ampia discrezionalità del giudice di merito nella liquidazione del compenso CTU. La decisione conferma che l’aumento dell’onorario è legittimo se il giudice fornisce una motivazione, anche sintetica, sulla complessità e l’importanza dell’incarico. Sancisce inoltre in modo definitivo che la sanzione per il ritardo non è automatica, ma subordinata a una valutazione sulla negligenza del consulente, tutelando così l’ausiliario da riduzioni sproporzionate per ritardi minimi e non colpevoli. Infine, semplifica la gestione del rimborso spese, riconoscendo la legittimità di esborsi generali non documentabili ma intrinsecamente legati all’attività peritale.

L’aumento del compenso CTU fino al doppio del massimo tariffario è sempre legittimo?
Sì, è legittimo quando la prestazione è di eccezionale importanza, complessità e difficoltà. La valutazione di tali presupposti è rimessa al giudice di merito, il cui apprezzamento è insindacabile se correttamente motivato, anche con un semplice riferimento alla complessità dei rilievi e alla tecnicità delle risposte fornite.

La consegna in ritardo della perizia da parte del CTU comporta automaticamente la riduzione di un terzo del suo compenso?
No, la riduzione non è automatica. Il giudice deve prima valutare se il ritardo sia imputabile a negligenza del consulente. La sanzione non si applica se il ritardo non è colpevole o è di modesta entità, poiché la norma è finalizzata a prevenire comportamenti non virtuosi e non a punire automaticamente ogni minima deviazione dai termini.

Il CTU deve documentare con fatture o ricevute tutte le spese di cui chiede il rimborso?
No. È richiesta la documentazione solo per le spese che la prevedono. Per le spese generali e insite nella redazione della perizia (come carta, inchiostri, cancelleria), non è necessaria una documentazione specifica, essendo sufficiente che il giudice le ritenga giustificate dall’attività svolta, come la preparazione di allegati e copie.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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