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Compenso CTU: no a vacazioni se il valore è incerto

Una società di costruzioni ha impugnato la liquidazione del compenso di un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU), calcolato con il criterio a tempo (vacazioni) a causa dell’incertezza sul valore della causa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il criterio a vacazioni è puramente residuale e non può essere applicato solo per la difficoltà di determinare il valore. Il giudice deve prima tentare di ricavare tale valore dagli atti di causa. L’ordinanza è stata cassata anche per mancanza di motivazione sull’elevato numero di ore riconosciute al consulente.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Compenso CTU: Quando il Criterio a Tempo Non è Valido

La corretta determinazione del compenso CTU è un aspetto cruciale nei procedimenti giudiziari, garantendo equità sia per il professionista che per le parti in causa. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: il ricorso al criterio di calcolo a tempo, detto ‘a vacazioni’, non è ammissibile solo perché il valore della controversia è di difficile determinazione. Questo intervento chiarisce i doveri del giudice e i limiti di applicazione dei criteri residuali.

Il Caso: Una Controversia sul Pagamento del Consulente

Una società di costruzioni si è opposta al decreto di liquidazione che stabiliva un compenso di 6.000 euro a favore di un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU). Il consulente era stato incaricato di verificare gravi irregolarità lamentate dagli acquirenti di due appartamenti. Il Tribunale, in prima istanza, aveva respinto l’opposizione della società. La ragione addotta era che, data l’incertezza sul valore effettivo della controversia, non era possibile applicare i criteri di calcolo a percentuale previsti per le consulenze in materia edilizia (art. 11 d.m. 30/05/2002). Di conseguenza, il giudice aveva optato per il criterio residuale delle vacazioni, basato sul tempo impiegato dal professionista.

La società costruttrice ha quindi presentato ricorso in Cassazione, lamentando l’errata applicazione delle norme e, soprattutto, la mancanza di motivazione riguardo all’enorme quantità di ore (1470, pari a 735 vacazioni) liquidate al CTU.

La Decisione della Cassazione sul Compenso CTU

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, cassando l’ordinanza del Tribunale. Gli Ermellini hanno chiarito che il criterio delle vacazioni ha un carattere puramente residuale. Non può essere invocato semplicemente a causa della ‘mera difficoltà’ di determinare il valore della causa, che costituisce il parametro principale per la liquidazione secondo le tabelle ministeriali.

Secondo la Corte, il giudice di merito ha il dovere di compiere ogni sforzo per individuare un valore di riferimento basandosi sugli atti di causa. Può persino fare riferimento ai valori indicati dallo stesso consulente nella sua richiesta, se li ritiene congrui. Solo quando tale determinazione è oggettivamente impossibile, si può ricorrere, in via eccezionale, al calcolo a tempo.

Le Motivazioni: Irragionevolezza e Omesso Esame di Fatti Decisivi

La decisione della Cassazione si fonda su due pilastri. In primo luogo, viene censurata la violazione del principio di residualità del criterio a vacazioni. L’incertezza del valore non è una scorciatoia per disapplicare il criterio legale primario, basato sugli scaglioni.

In secondo luogo, e con grande rilevanza, la Corte ha riscontrato una grave carenza motivazionale nell’ordinanza impugnata. Il Tribunale non aveva fornito alcuna spiegazione sul perché ritenesse congrua la liquidazione di ben 735 vacazioni (pari a 1470 ore di lavoro). Un monte ore che la stessa Corte definisce di ‘intrinseca irragionevolezza’ in relazione all’oggetto della consulenza.

Inoltre, il giudice di merito aveva completamente omesso di esaminare un fatto decisivo sollevato dalla società: le complesse indagini fonometriche erano state eseguite da un altro tecnico, pagato separatamente. Questa circostanza, se considerata, avrebbe dovuto logicamente ridurre il tempo e, di conseguenza, il compenso CTU.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche per Professionisti e Aziende

Questa ordinanza rafforza la tutela delle parti processuali contro liquidazioni sproporzionate e immotivate. Le conclusioni che possiamo trarre sono chiare:

1. Il criterio a vacazioni è l’extrema ratio: I giudici devono sempre privilegiare i criteri di liquidazione basati sul valore della causa, sforzandosi di determinarlo dagli atti processuali.
2. La motivazione è obbligatoria e deve essere adeguata: Un provvedimento di liquidazione deve spiegare in modo logico e coerente le ragioni della quantificazione, soprattutto quando si riconosce un numero elevato di ore di lavoro.
3. I fatti decisivi devono essere esaminati: Il giudice non può ignorare circostanze, come l’intervento di altri professionisti, che incidono direttamente sulla quantificazione del compenso.

È possibile liquidare il compenso del CTU a vacazioni solo perché il valore della causa è incerto?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mera difficoltà nel determinare il valore della causa non giustifica il ricorso al criterio residuale delle vacazioni. Il giudice deve prima tentare di accertare il valore basandosi sugli atti di causa.

Cosa deve fare il giudice se il criterio principale per il compenso CTU (a scaglioni di valore) non è facilmente applicabile?
Il giudice deve verificare se la valutazione del valore sia comunque possibile sulla base di quanto risulta dagli atti, potendo anche considerare i valori indicati dal consulente stesso, se ritenuti congrui. Il criterio a tempo (vacazioni) è solo un’ultima risorsa.

Può essere annullata un’ordinanza di liquidazione del compenso se manca una motivazione adeguata sulle ore di lavoro riconosciute al CTU?
Sì. L’ordinanza può essere cassata se è priva di un’adeguata struttura argomentativa che spieghi le ragioni per cui reputa congruo un certo numero di ore, specialmente se tale numero appare intrinsecamente irragionevole, e se omette di esaminare fatti decisivi (come l’intervento di altri tecnici pagati a parte) che influenzano la quantificazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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