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Compenso avvocato revocatoria: il valore della causa

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17996/2024, chiarisce i criteri per la liquidazione del compenso dell’avvocato in un’azione revocatoria. La Corte stabilisce che il valore della causa non è indeterminato, ma deve essere calcolato in base al valore effettivo della controversia, permettendo al giudice di adeguare l’onorario in caso di manifesta sproporzione con il valore formale della domanda. Viene inoltre confermato che la richiesta di compensi separati per più avvocati, se non avanzata in primo grado, è inammissibile in sede di reclamo.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Fallimentare, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Compenso avvocato revocatoria: la Cassazione chiarisce i criteri

Determinare il corretto compenso per un avvocato è un’operazione che segue regole precise, ma che a volte può generare controversie. Un’ordinanza recente della Corte di Cassazione fa luce su un aspetto cruciale: come si calcola il compenso avvocato revocatoria, ovvero quando il professionista assiste una procedura fallimentare in un’azione volta a recuperare beni al patrimonio del fallito. La Corte stabilisce un principio fondamentale: il valore della causa non è “indeterminato”, ma va ancorato al valore effettivo della controversia, con importanti conseguenze pratiche.

I Fatti di Causa

Due avvocati avevano difeso con successo la curatela di un fallimento in una causa complessa, un’azione revocatoria per rendere inefficace la costituzione di un trust e i relativi trasferimenti immobiliari. Al termine del loro mandato, il giudice delegato al fallimento liquidava in loro favore un compenso unico di poco più di 10.000 euro. Ritenendo la cifra inadeguata, i legali presentavano reclamo al Tribunale, chiedendo non solo un aumento dell’importo, ma anche la liquidazione di due compensi distinti, uno per ciascun professionista.

Il Tribunale accoglieva solo parzialmente le loro richieste. Aumentava il compenso complessivo a circa 15.000 euro, riconoscendo la particolare complessità della causa e la presenza di più parti. Tuttavia, respingeva la domanda di due compensi separati, considerandola una “domanda nuova” e quindi inammissibile in quella fase del giudizio. Inoltre, il Tribunale basava il suo calcolo sullo scaglione di valore “indeterminabile a complessità media”, un punto che si rivelerà centrale nel successivo ricorso in Cassazione.

La Decisione della Cassazione sul compenso avvocato revocatoria

I legali si rivolgevano quindi alla Corte di Cassazione, sollevando due questioni principali. La Corte ha accolto il secondo motivo di ricorso, cassando la decisione del Tribunale e fornendo principi guida per il calcolo del compenso.

La richiesta di compensi separati è una domanda nuova

La Corte ha innanzitutto confermato la decisione del Tribunale sulla richiesta di compensi separati. I giudici hanno chiarito che il procedimento di reclamo contro il decreto di liquidazione del compenso ha natura di vera e propria impugnazione. Di conseguenza, si applica il principio del “divieto dei nova”, che impedisce di presentare domande nuove rispetto a quelle formulate in origine al giudice delegato. Poiché i legali avevano inizialmente richiesto un unico compenso, la loro successiva richiesta di due parcelle distinte è stata correttamente ritenuta inammissibile.

Il valore della causa revocatoria non è indeterminato

Il punto cruciale della decisione riguarda il criterio per determinare il valore della causa. La Cassazione ha ribadito il suo orientamento consolidato: contrariamente a quanto ritenuto dal Tribunale, il valore di una causa revocatoria non è, per definizione, indeterminato. Ai fini della liquidazione del compenso avvocato revocatoria, si deve fare riferimento al valore del credito per il quale si agisce o, in alternativa, al valore del bene oggetto dell’atto da revocare.

Le Motivazioni della Corte

La Corte Suprema ha spiegato che la liquidazione del compenso professionale non può basarsi su automatismi. Il giudice non deve limitarsi a prendere atto del valore formale della domanda (petitum), ma ha il dovere di valutare l’effettivo valore della controversia e l’importanza della prestazione professionale svolta. La legge conferisce al giudice una facoltà discrezionale per adeguare l’onorario quando emerge una “manifesta sproporzione” tra il valore formale della causa e la sua concreta valenza economica. Questo significa che il giudice deve analizzare l’attività difensiva svolta, le peculiarità del caso e stabilire se l’importo che rappresenta il valore della domanda sia un parametro idoneo o se, al contrario, risulti inadeguato. In quest’ultimo caso, deve procedere a un adeguamento che rifletta l’effettiva importanza della prestazione.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

La decisione ha importanti implicazioni. Anzitutto, stabilisce che il criterio del “valore indeterminabile” per le azioni revocatorie è errato. Gli avvocati che assistono procedure concorsuali possono ora fare riferimento a parametri più concreti, come il valore del credito tutelato, per la determinazione del loro compenso. In secondo luogo, l’ordinanza riafferma il potere-dovere del giudice di andare oltre il dato formale e di commisurare il compenso all’effettiva importanza e complessità del lavoro svolto, garantendo una remunerazione più equa e proporzionata. La causa è stata quindi rinviata al Tribunale, che dovrà procedere a una nuova liquidazione applicando i principi corretti indicati dalla Suprema Corte.

Come si determina il valore di una causa per calcolare il compenso dell’avvocato in un’azione revocatoria?
Secondo la Corte di Cassazione, il valore non è indeterminato. Si determina in base al credito vantato dall’attore a tutela del quale l’azione è proposta o, in alternativa, sulla base del valore effettivo della controversia se questo risulta manifestamente diverso.

È possibile chiedere per la prima volta in sede di reclamo la liquidazione di compensi separati per più avvocati?
No. La Corte ha stabilito che il reclamo contro il decreto di liquidazione del giudice delegato è un’impugnazione a tutti gli effetti, soggetta al divieto di domande nuove (divieto dei nova). Pertanto, una richiesta non avanzata in prima istanza è inammissibile.

Il giudice può discostarsi dai valori tabellari standard per liquidare il compenso di un avvocato?
Sì. Il giudice gode di una facoltà discrezionale di adeguare la misura dell’onorario qualora ravvisi una manifesta sproporzione tra il valore formale della domanda (petitum) e l’effettivo valore e importanza della controversia, tenendo conto della concreta attività difensiva svolta.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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