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Commercio itinerante: limiti e poteri dei Comuni

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sanzione amministrativa inflitta a un operatore per aver esercitato il commercio itinerante in un’area urbana interdetta da una delibera comunale. Il ricorrente sosteneva che il divieto fosse discriminatorio rispetto ai mercati a posto fisso e che violasse la libertà di iniziativa economica. La Suprema Corte ha invece stabilito che il Comune ha il potere di limitare la vendita mobile per tutelare la salute pubblica, la viabilità e il decoro delle zone di pregio storico, poiché le due modalità di commercio non sono situazioni identiche e quindi non comparabili.

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Pubblicato il 31 marzo 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Commercio itinerante: i limiti imposti dai Comuni sono legittimi

L’esercizio del commercio itinerante rappresenta una risorsa economica importante, ma deve confrontarsi con i poteri regolamentari degli enti locali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini tra la libertà di iniziativa economica e il potere dei Comuni di interdire determinate aree urbane alla vendita mobile. La questione centrale riguarda la legittimità delle delibere comunali che, per ragioni di interesse pubblico, limitano lo svolgimento di attività commerciali in forma itinerante in specifiche zone della città.

Il caso: vendita di caldarroste in zona vietata

La vicenda trae origine da una sanzione amministrativa elevata nei confronti di un venditore di caldarroste. L’operatore svolgeva l’attività in forma itinerante in un’area dove una delibera comunale ne vietava espressamente l’esercizio. Dopo un primo annullamento della sanzione da parte del Giudice di Pace, il Tribunale aveva ribaltato la decisione, confermando la validità del verbale. Il venditore ha quindi presentato ricorso in Cassazione, lamentando una presunta disparità di trattamento rispetto ai mercati settimanali a posto fisso autorizzati nella medesima area.

La distinzione tra commercio fisso e itinerante

La Suprema Corte ha respinto il ricorso, sottolineando un principio fondamentale: il commercio itinerante e quello su postazione fissa non sono situazioni comparabili. Mentre i mercati avvengono in aree individuate preventivamente con assegnazione di posti e gestione dei flussi, la vendita mobile ha un impatto diverso sulla viabilità e sulla sosta. Pertanto, non sussiste alcuna discriminazione se il Comune decide di vietare la forma itinerante pur consentendo quella fissa in determinati contesti.

Tutela della salute e decoro urbano

Le motivazioni alla base dei divieti comunali risiedono spesso nella necessità di tutelare interessi di rango costituzionale. La vendita di prodotti alimentari in aree ad alto tasso di inquinamento da gas di scarico espone i consumatori a rischi per la salute. Inoltre, la protezione delle zone di pregio storico, artistico e paesaggistico giustifica limitazioni generali alla libertà di impresa, purché tali misure non siano arbitrarie o palesemente incongrue rispetto allo scopo perseguito.

Le motivazioni

La Corte ha evidenziato che il sindacato del giudice sugli atti amministrativi deve limitarsi alla legittimità. Il giudice non può sostituirsi all’amministrazione nelle scelte di merito, come l’individuazione delle aree idonee al commercio. Nel caso di specie, la delibera comunale è stata ritenuta legittima poiché fondata su concrete esigenze di tutela della viabilità, della salute pubblica e del decoro urbano. L’eccesso di potere è stato escluso in quanto le limitazioni apparivano ragionevoli e proporzionate agli obiettivi prefissati dall’ente locale.

Le conclusioni

In conclusione, chi esercita il commercio itinerante deve attenersi rigorosamente alle mappature e ai divieti stabiliti dai regolamenti comunali. La libertà di iniziativa economica non è assoluta e può essere compressa quando entra in conflitto con l’utilità sociale o la protezione di beni comuni. La decisione della Cassazione ribadisce che la regolamentazione territoriale del commercio è una prerogativa legittima dei Comuni, volta a garantire uno sviluppo ordinato delle attività economiche nel rispetto della convivenza civile e della salute dei cittadini.

Il Comune può vietare la vendita itinerante in centro storico?
Sì, l’amministrazione comunale ha il potere di interdire specifiche aree al commercio mobile per tutelare il decoro urbano, la viabilità e la salute pubblica.

Esiste disparità tra venditori itineranti e mercati fissi?
No, secondo la Cassazione le due tipologie di commercio non sono situazioni identiche e possono essere regolate in modo differente senza violare il principio di uguaglianza.

Cosa succede se si contesta una delibera comunale in tribunale?
Il giudice può annullare la delibera solo per vizi di legittimità o eccesso di potere, ma non può entrare nel merito delle scelte discrezionali dell’ente locale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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