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Colpa grave sovraindebitamento: quando è negato il piano

La Corte di Appello ha confermato il rigetto di un piano di ristrutturazione debiti a causa della colpa grave del consumatore. La decisione si fonda sulla presentazione di dichiarazioni non veritiere a un istituto finanziario e sulla mancata fornitura di prove complete sull’origine del debito. La sentenza chiarisce che l’eventuale negligenza della banca nel valutare il merito creditizio non esclude né attenua la colpa grave sovraindebitamento del debitore, trattandosi di due profili di responsabilità distinti e autonomi.

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Colpa Grave Sovraindebitamento: La Dichiarazione Falsa che Costa l’Accesso al Piano

L’accesso alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento rappresenta un’ancora di salvezza per molti consumatori, ma non è un diritto incondizionato. Una recente sentenza della Corte di Appello di Lecce ha ribadito un principio fondamentale: la presenza di una colpa grave sovraindebitamento da parte del debitore preclude l’omologazione del piano di ristrutturazione. Il caso analizzato evidenzia come una dichiarazione non veritiera, resa per ottenere un finanziamento, possa essere fatale per l’esito della procedura, indipendentemente da eventuali responsabilità dell’istituto di credito.

I Fatti del Caso: Il Rigetto del Piano di Ristrutturazione

Un consumatore presentava al Tribunale una richiesta di omologazione di un piano di ristrutturazione dei debiti. Il piano prevedeva il pagamento integrale dei creditori privilegiati e una soddisfazione parziale, nella misura del 20%, per i creditori chirografari, da realizzarsi nell’arco di cinque anni.

Il Tribunale di primo grado rigettava la richiesta, riscontrando gravi lacune informative. In particolare, il debitore non aveva fornito spiegazioni adeguate sulle cause del suo indebitamento né sulla diligenza impiegata nell’assumere le obbligazioni finanziarie. Inoltre, il giudice ravvisava gli estremi della colpa grave del debitore nell’accesso al credito, un elemento ostativo all’omologazione ai sensi della normativa vigente.

L’Appello e le Argomentazioni del Debitore

Il consumatore impugnava la decisione, sostenendo che il Tribunale avesse errato nella sua valutazione. A sua difesa, adduceva che i prestiti contratti erano serviti a estinguere debiti pregressi e a far fronte a urgenti necessità familiari, aggravate dalla disabilità di un figlio, che impediva alla moglie di svolgere un’attività lavorativa stabile.

Contestava inoltre l’addebito di colpa grave, in particolare riguardo a una dichiarazione resa a una società finanziaria in cui affermava, contrariamente al vero, che la moglie percepisse un reddito mensile. Secondo il reclamante, tale dichiarazione era stata fatta in un contesto di disperazione e, comunque, in un momento in cui la situazione di sovraindebitamento era già consolidata, senza quindi un’incidenza decisiva. Infine, sosteneva che anche gli istituti finanziari avessero una parte di responsabilità per non aver valutato adeguatamente il suo merito creditizio.

Le Motivazioni della Corte: la Colpa Grave Sovraindebitamento e le Lacune Documentali

La Corte di Appello ha rigettato il reclamo, confermando integralmente la decisione del Tribunale. I giudici hanno sottolineato che il debitore non aveva colmato le gravi lacune documentali già evidenziate in primo grado, né superato le contraddizioni relative alla sua situazione familiare, patrimoniale e reddituale.

La Condotta Dolosa e le Dichiarazioni Non Veritiere

Il punto cruciale della decisione riguarda la conferma della colpa grave sovraindebitamento del consumatore. La Corte ha ritenuto provato che il debitore avesse consapevolmente reso una dichiarazione non veritiera alla società finanziaria, affermando che la moglie percepisse un reddito da lavoro part-time mentre, nel piano di ristrutturazione, la stessa veniva indicata come disoccupata da anni. Questo comportamento, unito all’omissione di informare la finanziaria dell’esistenza di una procedura di composizione della crisi già pendente, è stato qualificato come condotta in mala fede, finalizzata a ottenere un finanziamento altrimenti non concedibile. Tale condotta, da sola, è stata ritenuta sufficiente a integrare il requisito ostativo previsto dalla legge, impedendo l’omologazione del piano.

La Colpa del Finanziatore non Esclude la Colpa Grave del Consumatore

La Corte ha respinto anche l’argomentazione secondo cui la responsabilità dell’aggravamento della crisi dovesse ricadere anche sugli istituti finanziatori per omessa valutazione del merito creditizio. Richiamando un orientamento consolidato della Corte di Cassazione, i giudici hanno chiarito che la condotta del consumatore e gli obblighi del finanziatore seguono due binari distinti e devono essere valutati separatamente.

Il fatto che un finanziatore non abbia adempiuto diligentemente al suo dovere di valutazione non elimina né attenua la colpa grave sovraindebitamento del consumatore che abbia determinato la propria situazione con dolo o grave negligenza. I due profili di colpa possono coesistere, ma quello del debitore, se provato, è sufficiente a precludere l’accesso alla procedura.

Le Conclusioni: Onere della Prova e Diligenza del Debitore

La sentenza riafferma con forza che l’onere di provare l’assenza di colpa grave, malafede o frode grava interamente sul debitore che chiede di accedere alla procedura di ristrutturazione. Non bastano mere affermazioni generiche su esigenze familiari per giustificare un indebitamento significativo; è necessario fornire spiegazioni credibili e documentate sulla necessità di contrarre i debiti e sulla destinazione delle somme ricevute. La trasparenza e la buona fede sono presupposti imprescindibili per poter beneficiare delle procedure di composizione della crisi, e qualsiasi condotta contraria, come il rilascio di dichiarazioni false, comporta inevitabilmente il rigetto della domanda.

Una dichiarazione non veritiera a una finanziaria per ottenere un prestito costituisce colpa grave sovraindebitamento?
Sì, secondo la sentenza, rendere consapevolmente una dichiarazione non veritiera (ad esempio, sul reddito di un familiare) al fine di ottenere un finanziamento integra il requisito ostativo del dolo o della colpa grave previsto dall’art. 69 del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, ed è una condotta sufficiente, da sola, a impedire l’omologazione del piano.

La negligenza di una banca nel valutare il merito creditizio di un consumatore può giustificare la colpa grave di quest’ultimo?
No. La Corte ha stabilito che la condotta del consumatore e gli obblighi del finanziatore sono due profili distinti e autonomi. L’eventuale negligenza della banca nella valutazione del merito creditizio non elimina né attenua la colpa grave del consumatore se quest’ultimo ha determinato la propria situazione di sovraindebitamento con dolo, malafede o colpa grave.

Cosa deve dimostrare un debitore per ottenere l’omologazione di un piano di ristrutturazione dei debiti?
Il debitore ha l’onere di fornire elementi essenziali sulla genesi del suo sovraindebitamento e sulla diligenza tenuta nell’assunzione delle obbligazioni. Deve fornire una spiegazione credibile e documentata sulla necessità di contrarre i debiti e sulla destinazione delle somme ricevute, dimostrando l’assenza di colpa grave, malafede o frode nella causazione o nell’aggravamento della sua situazione debitoria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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