Il caso del transito in corsia preferenziale
Il transito in corsia preferenziale rappresenta una delle infrazioni più comuni nelle grandi città. Spesso gli automobilisti si difendono sostenendo di non aver visto i cartelli o di essere stati tratti in inganno da una segnaletica poco chiara. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta proprio questo scenario. Un gruppo di cittadini ha ricevuto numerosi verbali per aver percorso una corsia riservata ai mezzi pubblici. La corsia era stata riattivata dopo un lungo periodo di stop. Gli automobilisti hanno presentato ricorso collettivo. Essi lamentavano la mancanza di una comunicazione efficace e la scarsa visibilità dei cartelli stradali. La questione è giunta fino ai giudici di legittimità (i giudici che controllano la corretta applicazione della legge).
La prova della segnaletica inadeguata
Un punto centrale della discussione riguarda chi deve dimostrare cosa davanti al giudice. Gli automobilisti sostenevano che la segnaletica fosse insufficiente. La Corte ha chiarito una regola fondamentale. Se il cittadino afferma che il cartello non esiste affatto, l’Amministrazione deve dimostrare di averlo installato. Se invece il cittadino ammette che il cartello esiste ma sostiene che sia inadeguato (perché poco visibile o posizionato male), allora spetta al cittadino stesso fornire le prove. In questo caso, i ricorrenti non hanno dimostrato come la segnaletica abbia influenzato negativamente la loro guida. Non hanno fornito dettagli sui loro percorsi o sulla specifica invisibilità dei segnali di preavviso.
Precedenti sentenze e transito in corsia preferenziale
I ricorrenti hanno provato a utilizzare a loro favore alcune sentenze precedenti. Altri giudici, in passato, avevano annullato multe simili sulla stessa strada. Tuttavia, la Cassazione ha respinto questo ragionamento. Ogni multa riguarda un fatto storico preciso e un momento temporale diverso. Lo stato della segnaletica può cambiare nel tempo. Una decisione passata in giudicato (una sentenza definitiva) su un verbale non si estende automaticamente a tutti gli altri. Ogni violazione del transito in corsia preferenziale deve essere valutata singolarmente. Il fatto che un altro automobilista abbia vinto un ricorso mesi prima non garantisce la vittoria automatica per le nuove infrazioni.
La questione della buona fede
Molti automobilisti hanno invocato la buona fede (la convinzione di agire correttamente). Sostenevano di non sapere che la corsia fosse tornata attiva. La Corte ha ricordato che la colpa è presunta quando si commette un’infrazione. Per essere scusato, il trasgressore deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per rispettare la legge. L’Amministrazione, dal canto suo, aveva dimostrato di aver pubblicizzato la riattivazione. Erano stati emessi comunicati stampa e c’era stato un periodo di sperimentazione con pattugliamenti della polizia municipale. Questi elementi escludono la possibilità di invocare l’errore scusabile.
Le motivazioni: perché il transito in corsia preferenziale è sanzionabile
Le motivazioni della sentenza si fondano sul rigore dell’onere probatorio e sulla validità degli strumenti di rilevazione. La Corte ha confermato che le telecamere già autorizzate per i varchi Ztl (Zone a Traffico Limitato) possono essere utilizzate anche per multare chi percorre le corsie bus. Non serve una nuova e specifica autorizzazione ministeriale per ogni singola telecamera se l’apparecchio è già omologato per il controllo degli accessi. Inoltre, i giudici hanno sottolineato che l’Amministrazione ha adempiuto ai doveri di informazione installando cartelli di preavviso a 180 metri dall’inizio della corsia. La pluralità di multe elevate nello stesso punto non prova l’inadeguatezza del sistema, ma solo l’elevato numero di infrazioni commesse dagli utenti.
Le conclusioni: l’esito finale sul transito in corsia preferenziale
La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso degli automobilisti. Il risultato pratico è che tutti i verbali restano validi e devono essere pagati. Oltre alle multe originarie, i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese del giudizio in favore dell’Amministrazione. La decisione ribadisce che il transito in corsia preferenziale è una violazione oggettiva. Il cittadino che intende contestare la segnaletica deve essere pronto a fornire prove fotografiche o documentali molto precise. La semplice protesta sulla confusione generata da un cambio di viabilità non è sufficiente per annullare le sanzioni amministrative.
Posso annullare una multa se altri hanno vinto il ricorso sulla stessa strada?
No, ogni verbale è un fatto a sé. Una sentenza favorevole ottenuta da altri o per una data diversa non garantisce l’annullamento automatico della propria sanzione.
Cosa devo fare se ritengo che un cartello stradale sia posizionato male?
È necessario raccogliere prove concrete, come fotografie o perizie, che dimostrino l’oggettiva impossibilità di vedere il segnale durante la guida.
Le telecamere della ZTL possono multarmi anche nelle corsie dei bus?
Sì, la legge permette l’utilizzo di apparecchi già autorizzati per i varchi ZTL anche per rilevare il transito non autorizzato nelle corsie preferenziali.