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Clausola vessatoria: quando la franchigia è valida?

Un giovane atleta subisce un infortunio durante una partita. La sua assicurazione nega l’indennizzo a causa di una franchigia del 10%, poiché l’invalidità accertata è solo del 2%. La famiglia contesta la clausola come vessatoria. La Corte d’Appello di Napoli stabilisce che la franchigia non è una clausola vessatoria, in quanto non limita la responsabilità dell’assicuratore, ma definisce l’oggetto stesso della copertura assicurativa. Di conseguenza, l’appello viene respinto e la decisione di negare l’indennizzo confermata.

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Pubblicato il 16 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Clausola Vessatoria e Franchigia: Quando l’Assicurazione Può Rifiutare l’Indennizzo?

Un recente caso affrontato dalla Corte d’Appello di Napoli offre importanti chiarimenti sulla natura della franchigia nei contratti di assicurazione e sulla sua relazione con il concetto di clausola vessatoria. La vicenda, che ha visto contrapposti i genitori di un giovane atleta e una compagnia assicurativa, ruota attorno a una domanda fondamentale: una clausola di franchigia, che esclude l’indennizzo per danni al di sotto di una certa soglia, è da considerarsi vessatoria e quindi inefficace se non specificamente approvata?

La Vicenda: Il Contesto del Caso

I fatti traggono origine da un infortunio occorso a un atleta minorenne durante un incontro di calcio. A seguito di uno scontro di gioco, il ragazzo riportava una frattura al polso. L’associazione sportiva per cui era tesserato aveva stipulato una polizza infortuni collettiva a favore dei propri atleti con una nota compagnia assicurativa.

Al momento della denuncia del sinistro, la compagnia, pur non contestando l’accaduto, negava il pagamento dell’indennizzo. La motivazione del diniego risiedeva in una specifica clausola contrattuale (art. 3 della polizza) che prevedeva una franchigia del 10% sull’invalidità permanente. Poiché la perizia medico-legale (CTU) aveva accertato un’invalidità permanente del 2%, un valore inferiore alla soglia di franchigia, secondo l’assicurazione non era dovuto alcun risarcimento.

I genitori del ragazzo, ritenendo tale clausola ingiusta, citavano in giudizio la compagnia. La loro tesi principale era che la clausola di franchigia costituisse una clausola vessatoria ai sensi dell’art. 1341, comma 2, del Codice Civile, in quanto limitativa della responsabilità dell’assicuratore. Essendo tale, per essere valida, avrebbe dovuto essere specificamente approvata per iscritto dall’associazione sportiva al momento della stipula, cosa che non era avvenuta.

Il Giudizio di Primo Grado e i Motivi d’Appello

Il Tribunale di primo grado rigettava la domanda degli attori. Pur riconoscendo la legittimazione ad agire del danneggiato, il giudice si concentrava sulla natura della clausola, concludendo che essa non fosse vessatoria poiché era stata oggetto di trattativa individuale, come desumibile da un’espressione contenuta nella polizza stessa (“D’accordo tra le parti si conviene che…”).

Insoddisfatto della decisione, il ragazzo, nel frattempo divenuto maggiorenne, proponeva appello, contestando l’errata applicazione delle norme. Sosteneva che il rapporto non andava inquadrato nella disciplina del Codice del Consumo (come aveva fatto il primo giudice), ma in quella del Codice Civile, e che la clausola, in quanto limitativa della responsabilità, era una clausola vessatoria e, in assenza di doppia sottoscrizione, doveva essere dichiarata inefficace.

Franchigia e Clausola Vessatoria: l’Analisi della Corte d’Appello

La Corte d’Appello, riformando la motivazione ma confermando il risultato della sentenza di primo grado, ha respinto l’appello. Il punto cruciale della decisione si basa su un consolidato orientamento della Corte di Cassazione.

I giudici hanno chiarito la distinzione fondamentale tra:
1. Clausole che limitano la responsabilità: sono quelle che riducono le conseguenze della colpa o dell’inadempimento dell’assicuratore o che escludono un rischio altrimenti coperto. Queste sono considerate clausole vessatorie e richiedono la doppia firma.
2. Clausole che delimitano l’oggetto del contratto: sono quelle che definiscono il contenuto e i limiti della garanzia assicurativa, specificando fin dall’inizio quale rischio è coperto. Queste non sono considerate vessatorie.

Secondo la Corte, la clausola di franchigia rientra pienamente in questa seconda categoria. Essa non limita la responsabilità per un rischio coperto, ma definisce l’oggetto stesso della garanzia. In pratica, la polizza non copre affatto i danni la cui entità sia inferiore alla soglia della franchigia. Tale danno è, fin dall’origine, escluso dall’ambito di operatività del contratto. Di conseguenza, non trattandosi di una clausola vessatoria, non è soggetta all’obbligo di specifica approvazione scritta previsto dall’art. 1341 c.c.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte d’Appello ha fondato la sua decisione sul principio, ribadito a più riprese dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui la clausola di franchigia ha la funzione di delimitare il contenuto della garanzia offerta all’assicurato. Essa non interviene a posteriori per ridurre un risarcimento altrimenti dovuto, ma stabilisce a priori i confini del rischio assicurato. Poiché l’invalidità permanente riportata dall’appellante (2%) era inferiore al limite del 10% previsto dalla franchigia, il danno subito non rientrava nell’oggetto del contratto di assicurazione. La clausola era quindi pienamente efficace tra le parti, e la domanda di indennizzo doveva essere rigettata. La decisione del primo giudice è stata quindi confermata, sebbene con una motivazione giuridica differente e più precisa.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa sentenza ribadisce un principio di grande importanza pratica per chiunque stipuli una polizza assicurativa. La franchigia non è un “cavillo” o una limitazione sleale, ma una componente essenziale che definisce l’estensione della copertura. Per gli assicurati, ciò significa che è fondamentale leggere con estrema attenzione le condizioni contrattuali prima della sottoscrizione, prestando particolare attenzione a franchigie, scoperti e massimali. Questi elementi determinano l’effettiva portata della tutela acquistata e non possono essere contestati successivamente come clausole vessatorie, in quanto la giurisprudenza è ormai consolidata nel ritenerli parte integrante dell’oggetto del contratto.

Una clausola di franchigia in un contratto di assicurazione è sempre considerata una clausola vessatoria?
No. Secondo la giurisprudenza consolidata e la decisione in esame, la clausola di franchigia non è vessatoria perché non limita la responsabilità dell’assicuratore, ma serve a delimitare l’oggetto del contratto, definendo fin dall’inizio quale sia l’entità del rischio coperto.

Perché la clausola di franchigia non limita la responsabilità dell’assicuratore?
Perché la clausola stabilisce in anticipo l’ambito del rischio garantito. Un danno che si colloca al di sotto della soglia di franchigia non rientra semplicemente nell’oggetto della copertura assicurativa. Pertanto, non si tratta di una limitazione di responsabilità per un evento che sarebbe altrimenti coperto, ma di un evento non coperto affatto.

Cosa significa che una clausola “delimita l’oggetto del contratto”?
Significa che la clausola ha la funzione di definire con precisione cosa è assicurato e cosa non lo è. Nel caso specifico della franchigia, la clausola stabilisce che solo i danni la cui valutazione supera una determinata soglia (in questo caso, il 10% di invalidità) sono oggetto della garanzia assicurativa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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