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Clausola sociale: onere della prova nel cambio appalto

In un caso di cambio appalto con riduzione del personale, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’onere della prova sui criteri di selezione dei lavoratori da riassumere grava sull’azienda subentrante. Invocando la clausola sociale, alcuni ex-dipendenti non riassunti avevano fatto causa. La Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito, affermando che l’azienda deve dimostrare di aver utilizzato criteri oggettivi e trasparenti, come una graduatoria, per la scelta del personale, non potendo i lavoratori essere gravati di una prova esplorativa.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Clausola sociale e cambio appalto: l’onere della prova grava sull’azienda

L’applicazione della clausola sociale nei cambi di appalto è un tema cruciale per la tutela dei livelli occupazionali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti fondamentali su chi debba provare la legittimità delle scelte di assunzione quando il nuovo appaltatore riduce il numero di lavoratori. La decisione sposta in modo significativo l’onere della prova dal lavoratore all’azienda, rafforzando la trasparenza delle procedure.

I Fatti del Caso: La Riduzione del Personale

La vicenda trae origine da un cambio di appalto nel servizio di accompagnamento dei treni notturni. La società subentrante, a fronte di una riduzione dei volumi del servizio commissionato, assumeva solo una parte (271 su 483) dei dipendenti precedentemente impiegati dalla vecchia azienda. Un gruppo di lavoratori esclusi si rivolgeva al tribunale, sostenendo che il loro diritto all’assunzione, sancito dalla clausola sociale prevista dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), era stato violato. Essi lamentavano, in particolare, che la nuova azienda non avesse seguito criteri oggettivi e trasparenti, come una graduatoria nazionale basata sull’anzianità di servizio, per selezionare il personale da mantenere in servizio.

Sia in primo grado che in appello, le domande dei lavoratori venivano respinte. I giudici di merito avevano ritenuto legittima l’assunzione di un numero inferiore di dipendenti, data la comprovata riduzione del servizio, e avevano considerato carenti le allegazioni dei lavoratori sulla necessità di una graduatoria nazionale.

La Decisione della Corte di Cassazione sulla Clausola Sociale

La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo i motivi principali del ricorso dei lavoratori. Il fulcro della sentenza risiede nell’interpretazione degli obblighi imposti dalla clausola sociale all’azienda subentrante, anche in caso di riorganizzazione e riduzione del personale.

La Suprema Corte ha stabilito un principio di diritto fondamentale: sebbene l’azienda subentrante abbia la facoltà di assumere solo una quota del personale precedente in base alle sue nuove esigenze operative, non può farlo in modo arbitrario. L’operazione di subentro deve seguire vincoli procedurali di consultazione e informazione che garantiscano correttezza e trasparenza.

Le Motivazioni: Trasparenza e Criteri Oggettivi

Nelle motivazioni, la Corte chiarisce che spetta all’azienda subentrante, e non ai lavoratori, l’onere di dimostrare i criteri oggettivi e verificabili utilizzati per la selezione del personale. I giudici sottolineano che, di fronte alle allegazioni dei lavoratori (che devono solo provare di possedere i requisiti professionali e un’anzianità sufficiente), è la parte datoriale a dover chiarire perché altri lavoratori siano stati preferiti.

Questo si basa sul “criterio di vicinanza della prova”: l’azienda è il soggetto che possiede e può più facilmente produrre i documenti e le informazioni relative alle assunzioni effettuate e ai criteri seguiti. Imporre tale onere ai lavoratori equivarrebbe a richiedere una prova “esplorativa”, quasi impossibile da fornire. Pertanto, l’azienda deve essere in grado di spiegare le sue scelte tramite una graduatoria o un sistema similare, comunque espresso e conoscibile, che giustifichi la selezione del personale transitato.

La Corte ha inoltre precisato che l’obbligo di applicare la clausola sociale sorge dal semplice dato oggettivo del subentro nella titolarità dell’appalto, a prescindere da eventuali passaggi intermedi come un’assegnazione provvisoria seguita da un bando definitivo.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per Aziende e Lavoratori

La sentenza ha importanti conseguenze pratiche. Per le aziende che subentrano in un appalto, significa che devono dotarsi di procedure di selezione del personale chiare, documentate e basate su criteri oggettivi (come anzianità di servizio, competenze, etc.), specialmente quando è prevista una riduzione dell’organico. La semplice giustificazione della riduzione del servizio non è sufficiente a legittimare una scelta discrezionale dei lavoratori da assumere.

Per i lavoratori, questa ordinanza rappresenta un rafforzamento della tutela offerta dalla clausola sociale. Essi non sono più tenuti a una difficile prova su fatti interni all’organizzazione aziendale, ma possono limitarsi a dimostrare il possesso dei requisiti previsti dalla clausola stessa. Sarà poi l’azienda a dover motivare e provare la correttezza del proprio operato. La Corte ha quindi cassato la sentenza impugnata, rinviando la causa alla Corte d’Appello per un nuovo esame alla luce di questi principi.

In un cambio appalto con riduzione del personale, l’azienda subentrante può scegliere liberamente chi assumere?
No. Secondo la Corte di Cassazione, anche se l’assunzione riguarda solo una parte del personale, la selezione deve avvenire secondo criteri oggettivi, verificabili e trasparenti, a garanzia della correttezza dell’operazione, come previsto dalla clausola sociale.

A chi spetta l’onere di provare i criteri di selezione del personale in un cambio appalto?
L’onere della prova spetta all’azienda subentrante. In base al principio di vicinanza della prova, è l’azienda a dover dimostrare di aver utilizzato criteri equi e conoscibili (es. una graduatoria) per scegliere chi assumere, non il lavoratore escluso.

La clausola sociale si applica anche se l’affidamento del servizio avviene in più fasi (provvisoria e poi definitiva)?
Sì. La Corte ha chiarito che l’obbligo di assunzione previsto dalla contrattazione collettiva è legato al dato oggettivo del subentro nella gestione dell’appalto, indipendentemente dal fatto che questo avvenga attraverso passaggi intermedi o procedure complesse.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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