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Clausola compromissoria: quando non si applica?

Un ex presidente di una società per azioni richiedeva il pagamento di un compenso straordinario tramite decreto ingiuntivo. La società si opponeva, invocando una clausola compromissoria presente nello statuto che devolveva le controversie ad un collegio arbitrale. Il Tribunale accoglieva l’eccezione della società, ma la Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che la specifica clausola compromissoria si applicava solo alle liti tra soci o tra soci e la società, ma non a quelle tra la società e i suoi amministratori. La decisione sottolinea l’importanza di una interpretazione letterale e restrittiva di tali clausole, che non possono estendersi a rapporti, come quello organico con l’amministratore, se non espressamente previsto. Di conseguenza, è stata dichiarata la competenza del Tribunale ordinario.

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Pubblicato il 4 febbraio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Clausola Compromissoria e Amministratori: La Cassazione Chiarisce i Limiti

L’interpretazione della clausola compromissoria contenuta negli statuti societari è spesso fonte di contenzioso. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione offre un importante chiarimento sui limiti di applicazione di tale clausola, specificando quando una lite tra la società e un suo ex amministratore debba essere decisa dal giudice ordinario e non da un collegio arbitrale. Analizziamo insieme la vicenda e i principi di diritto affermati dalla Suprema Corte.

I Fatti di Causa

Un ex presidente di una società per azioni, dopo la cessazione del suo incarico pluriennale, otteneva un decreto ingiuntivo per il pagamento di un cospicuo compenso straordinario. Tale compenso era stato deliberato dall’assemblea dei soci per una complessa operazione di gestione e valorizzazione immobiliare di un prestigioso bene di proprietà della società.

La società si opponeva al decreto, sostenendo l’incompetenza del Tribunale. A suo avviso, la controversia doveva essere deferita ad arbitri in virtù di una clausola compromissoria presente nello statuto societario. Il Tribunale di primo grado dava ragione alla società, revocando il decreto ingiuntivo e dichiarando la competenza arbitrale. L’ex amministratore, non condividendo tale decisione, proponeva ricorso per regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione.

L’Ambito di Applicazione della Clausola Compromissoria Statutaria

Il cuore della questione risiedeva nell’interpretazione della clausola statutaria. Questa era divisa in due commi:
1. Il primo comma stabiliva che le controversie “fra i soci ovvero tra i soci e la società, gli amministratori, i liquidatori, i sindaci” relative al rapporto sociale dovessero essere risolte tramite arbitrato.
2. Il secondo comma specificava che la clausola era vincolante, a seguito dell’accettazione dell’incarico, “per amministratori, liquidatori, sindaci, relativamente alle controversie dagli stessi promosse o insorte nei loro confronti”.

Secondo il Tribunale, questa formulazione era sufficiente per includere anche le liti tra società e amministratore. Secondo l’ex presidente, invece, la clausola limitava l’arbitrato alle sole controversie che vedevano come parte necessaria un socio, escludendo quindi il rapporto diretto e organico tra la società e il suo amministratore.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’ex amministratore, cassando la sentenza del Tribunale e dichiarando la competenza del giudice ordinario a decidere nel merito della controversia. Il ragionamento dei giudici di legittimità si è basato su una rigorosa interpretazione letterale e sistematica della clausola compromissoria in esame.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha stabilito che, nell’interpretare un contratto o una clausola statutaria, il giudice deve considerare il senso letterale delle parole nell’intero contesto negoziale. Nel caso di specie, il primo comma della clausola definiva in modo chiaro e inequivocabile l’ambito soggettivo di applicazione: le controversie devolute agli arbitri erano esclusivamente quelle che insorgevano “fra i soci” oppure “tra i soci e la società, gli amministratori…”.

Secondo la Corte, questa formulazione delinea un perimetro preciso: la presenza del socio, come parte attiva o passiva, è un requisito indispensabile per attivare la competenza arbitrale. La controversia in esame, invece, vedeva contrapposti unicamente la società e il suo ex amministratore, una fattispecie non contemplata dalla lettera della clausola.

Il secondo comma, che menzionava esplicitamente gli amministratori, non serviva ad estendere l’ambito oggettivo o soggettivo della clausola, ma solo a specificare il momento in cui essa diventava vincolante per loro (l’accettazione dell’incarico). Non poteva, quindi, superare la delimitazione operata dal primo comma.

La Corte ha inoltre precisato che il rapporto tra amministratore e società è un rapporto “organico” di natura fiduciaria, distinto dal “rapporto sociale” in senso stretto, che deriva dal contratto di società (art. 2247 c.c.) e lega i soci tra loro. Poiché la clausola faceva riferimento a diritti disponibili “relativi al rapporto sociale“, essa non poteva attrarre automaticamente nella sfera arbitrale anche le controversie inerenti al rapporto di amministrazione.

Le Conclusioni

Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale: le clausole che derogano alla giurisdizione ordinaria, come la clausola compromissoria, devono essere interpretate in modo restrittivo e non sono suscettibili di applicazione analogica. Se l’intenzione dei redattori dello statuto è quella di includere anche le controversie tra la società e i suoi amministratori, ciò deve essere specificato in modo esplicito e non ambiguo. La decisione offre un’importante lezione sulla necessità di precisione e chiarezza nella redazione degli statuti societari per evitare incertezze sulla competenza in caso di future liti.

Qual è il principio fondamentale ribadito dalla Cassazione sulla clausola compromissoria?
La Corte di Cassazione ha ribadito che una clausola compromissoria, in quanto deroga alla giurisdizione ordinaria, deve essere interpretata in modo letterale e restrittivo. Il suo ambito di applicazione non può essere esteso per analogia a situazioni o soggetti non espressamente menzionati.

Perché la controversia tra la società e il suo ex amministratore è stata esclusa dall’arbitrato?
La controversia è stata esclusa perché il testo della clausola statutaria limitava la sua applicazione alle liti “fra i soci” o “tra i soci e la società, gli amministratori…”. La lite in questione, essendo solo tra la società e l’ex amministratore senza il coinvolgimento di alcun socio, non rientrava nell’ambito soggettivo definito dalla clausola.

Cosa implica questa decisione per la redazione degli statuti societari?
Questa decisione evidenzia l’importanza di redigere le clausole compromissorie con la massima precisione. Se si intende devolvere ad arbitri anche le controversie tra la società e i suoi organi amministrativi o di controllo, è necessario specificarlo chiaramente, senza lasciare spazio a interpretazioni ambigue.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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