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Clausola compromissoria: quando la rinuncia è valida

La Corte di Cassazione ha confermato la validità della rinuncia a una clausola compromissoria manifestata stragiudizialmente dal legale di una parte. Nel caso di specie, una società aveva eccepito l’improcedibilità della domanda giudiziale invocando l’arbitrato, ma il Tribunale aveva rilevato una precedente dichiarazione del difensore che indicava la volontà di procedere dinanzi alla giurisdizione ordinaria. La Suprema Corte ha ribadito che l’interpretazione di tali dichiarazioni deve seguire i canoni di ermeneutica contrattuale, confermando che la preferenza espressa per il giudice ordinario neutralizza l’efficacia della clausola compromissoria precedentemente pattuita.

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Pubblicato il 1 aprile 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Clausola compromissoria: la rinuncia stragiudiziale è vincolante

La gestione delle controversie aziendali passa spesso attraverso la clausola compromissoria, uno strumento che sottrae la decisione al giudice ordinario per affidarla ad arbitri privati. Tuttavia, cosa accade se, insorta la lite, una delle parti dichiara di voler procedere in tribunale nonostante l’accordo arbitrale? La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 126/2023, ha chiarito i confini della rinuncia a tale clausola.

Il caso: tra arbitrato e tribunale

Una società (Alfa) ha citato in giudizio un’altra azienda (Beta) per inadempimento contrattuale. Beta ha eccepito l’improcedibilità della domanda, sostenendo che la competenza spettasse a un collegio arbitrale in virtù di una clausola inserita nel contratto. Tuttavia, il Tribunale ha rigettato l’eccezione, osservando che il legale di Beta, in una fase precedente al giudizio, aveva espressamente dichiarato che la controversia avrebbe dovuto essere affrontata dinanzi alla giurisdizione ordinaria.

La natura dell’arbitrato e il ricorso

La questione è giunta in Cassazione tramite regolamento di competenza. La Corte ha preliminarmente qualificato l’arbitrato in questione come ‘rituale’. Questa distinzione è fondamentale: solo nell’arbitrato rituale il lodo ha efficacia di sentenza e permette l’accesso al regolamento di competenza. Se l’arbitrato fosse stato ‘irrituale’ (ovvero con natura meramente contrattuale), il ricorso sarebbe stato inammissibile.

Interpretazione della clausola compromissoria e della volontà

Il cuore della decisione risiede nell’interpretazione della volontà unilaterale. Secondo la Suprema Corte, la dichiarazione resa dal difensore di Beta non era un semplice parere, ma una chiara manifestazione di volontà di non aderire alla procedura arbitrale. Tale atto, sebbene stragiudiziale, produce effetti giuridici diretti sulla procedibilità dell’azione.

I giudici hanno applicato i canoni ermeneutici previsti dal Codice Civile (artt. 1362 e ss.), estendendoli agli atti unilaterali. Il tenore letterale della comunicazione (‘la controversia non potrà che essere affrontata di fronte alla giurisdizione ordinaria’) è stato ritenuto incompatibile con la successiva pretesa di far valere la clausola compromissoria.

Le motivazioni

Le motivazioni della Cassazione si fondano sulla coerenza del comportamento processuale e stragiudiziale. La Corte ha rilevato che il Tribunale ha correttamente interpretato la nota del legale come una risposta negativa alla proposta di nomina di un arbitro avanzata dalla controparte. Non essendovi dubbi sul significato letterale e logico della dichiarazione, la rinuncia alla clausola compromissoria deve considerarsi perfezionata. La ricorrente non ha saputo indicare quali specifici canoni interpretativi sarebbero stati violati, limitandosi a proporre una lettura alternativa dei fatti, operazione non consentita in sede di legittimità.

Le conclusioni

Le conclusioni tratte dalla Suprema Corte confermano che la clausola compromissoria non è un vincolo indissolubile se entrambe le parti, anche attraverso i propri rappresentanti legali, mostrano di voler rinunciarvi. Una volta espressa chiaramente la volontà di adire il giudice ordinario, non è possibile tornare sui propri passi eccependo l’incompetenza del tribunale. Questo principio tutela l’affidamento delle parti e la celerità dei processi, evitando strategie dilatorie basate su ripensamenti circa la sede giurisdizionale più conveniente.

Si può rinunciare a una clausola arbitrale tramite una lettera dell’avvocato?
Sì, se la dichiarazione del legale esprime in modo univoco la volontà di rivolgersi al giudice ordinario, tale atto può essere interpretato come rinuncia alla clausola compromissoria.

Qual è la differenza tra arbitrato rituale e irrituale in questo contesto?
L’arbitrato rituale produce un lodo con valore di sentenza e consente il regolamento di competenza in Cassazione, mentre quello irrituale ha natura negoziale.

Cosa succede se una parte cambia idea dopo aver rinunciato all’arbitrato?
La rinuncia è vincolante se correttamente interpretata secondo i canoni legali; la parte non può successivamente eccepire l’incompetenza del giudice ordinario per tornare all’arbitrato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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