LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Chiamata in garanzia: la Cassazione chiarisce

Un imprenditore ha citato in giudizio un Ministero per i danni derivanti da un cantiere. Il Ministero ha effettuato una chiamata in garanzia nei confronti dell’impresa appaltatrice. A seguito dell’insolvenza di quest’ultima, la Corte d’Appello ha dichiarato l’improcedibilità dell’intera causa. La Cassazione ha annullato tale decisione, specificando che l’insolvenza del terzo incide solo sul rapporto di garanzia e non sulla domanda principale contro il Ministero. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 31 dicembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Chiamata in Garanzia: la Crisi del Terzo non Blocca l’Azione Principale

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce un importante principio processuale: la chiamata in garanzia di un terzo e le successive vicende di quest’ultimo, come l’ammissione a una procedura concorsuale, non possono paralizzare la domanda principale dell’attore. Analizziamo insieme questa decisione che traccia una netta distinzione tra il rapporto principale e quello accessorio di garanzia.

I Fatti del Caso

Un commerciante citava in giudizio il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa del protrarsi dei lavori per la metropolitana. Tali lavori, secondo l’attore, avevano causato prima il declino e poi la chiusura della sua attività commerciale. Il Ministero, costituitosi in giudizio, negava la propria responsabilità e chiedeva l’autorizzazione a chiamare in causa il consorzio appaltatore dei lavori, ritenendolo l’unico responsabile.

Il Tribunale di primo grado accoglieva la domanda del commerciante, condannando il Ministero a un risarcimento di 40.000 euro.

L’Erronea Interpretazione della Chiamata in Garanzia in Appello

Il Ministero proponeva appello e la Corte territoriale ribaltava completamente la decisione. I giudici d’appello qualificavano la chiamata in causa del consorzio non come una garanzia, ma come una “nominatio auctoris”, asserendo che la domanda del commerciante si fosse automaticamente estesa anche al consorzio. Poiché quest’ultimo era stato ammesso alla procedura di amministrazione straordinaria, la Corte dichiarava l’improcedibilità della domanda nei suoi confronti. Per un presunto principio di “inscindibilità” delle posizioni, estendeva tale improcedibilità anche alla domanda originaria contro il Ministero, annullando la sentenza di primo grado.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso del commerciante, censurando duramente la decisione d’appello. Gli Ermellini hanno chiarito che il giudice di secondo grado ha commesso un palese errore trasformando la domanda del ricorrente. L’azione era stata intentata esclusivamente contro il Ministero; la chiamata in garanzia operata da quest’ultimo ha dato vita a un rapporto processuale separato e accessorio (Ministero/Consorzio), distinto da quello principale (commerciante/Ministero).

L’ammissione del consorzio all’amministrazione straordinaria può incidere solo sul rapporto di garanzia, rendendo improcedibile l’eventuale azione di manleva del Ministero nei suoi confronti, ma non può in alcun modo pregiudicare l’azione risarcitoria principale. L’attore, infatti, non aveva mai rivolto alcuna domanda al consorzio chiamato in causa. L’interpretazione della Corte d’Appello, che ha visto un’estensione automatica della domanda, è stata definita “apodittica e immotivata”.

Le Conclusioni

In conclusione, la Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: l’ingresso in una procedura concorsuale del terzo chiamato in garanzia non determina l’improcedibilità della domanda principale proposta dall’attore contro il convenuto originario. I due rapporti processuali restano distinti e autonomi. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d’Appello di Catania, in diversa composizione, che dovrà riesaminare il caso attenendosi a questo principio e decidere anche sulle spese di lite.

Se il convenuto effettua una chiamata in garanzia verso un terzo, la domanda dell’attore si estende automaticamente a quest’ultimo?
No. Secondo la Corte, la chiamata in garanzia crea un rapporto processuale accessorio tra il convenuto e il terzo, ma non estende automaticamente la domanda principale dell’attore al terzo, a meno che non sia l’attore stesso a richiederlo esplicitamente.

Cosa succede alla causa principale se il terzo chiamato in garanzia entra in amministrazione straordinaria?
L’ingresso in amministrazione straordinaria del terzo chiamato incide unicamente sul rapporto di garanzia tra il convenuto e il terzo stesso. Non causa l’improcedibilità della domanda principale che l’attore ha rivolto esclusivamente contro il convenuto originario.

Qual è la differenza tra ‘chiamata in garanzia’ e ‘nominatio auctoris’ evidenziata nel caso?
La ‘chiamata in garanzia’ si ha quando il convenuto, pur essendo la parte correttamente citata, chiede di essere tenuto indenne da un terzo in caso di condanna. La ‘nominatio auctoris’, invece, si verifica quando il convenuto sostiene di non essere la parte giusta e indica il vero soggetto che dovrebbe essere al suo posto. La Corte d’Appello ha erroneamente qualificato la prima come la seconda, portando a una decisione errata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati