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Carenza di interesse: ricorso inammissibile

Un avvocato ricorre in Cassazione contro la riduzione del compenso liquidato a un CTU. Durante il giudizio, una sentenza definitiva nel merito pone le spese a carico della parte soccombente, che rimborsa l’avvocato. La Cassazione dichiara quindi il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché il ricorrente ha già ottenuto quanto richiesto, rendendo inutile una pronuncia nel merito.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Carenza di Interesse: Quando un Ricorso Diventa Inutile

L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione offre un chiaro esempio di come un evento esterno al processo possa renderlo privo di scopo, portando a una dichiarazione di inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse. Questo principio processuale è fondamentale per garantire l’efficienza della giustizia, evitando che i tribunali si pronuncino su questioni ormai superate dai fatti. Analizziamo insieme la vicenda per comprendere le sue implicazioni pratiche.

I Fatti del Caso: Dalla Liquidazione del CTU al Ricorso

La vicenda ha origine da un giudizio in materia di servitù di passaggio coattivo. All’interno di tale causa, il Tribunale aveva liquidato il compenso per il Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU). Un avvocato, parte nel giudizio, si opponeva a tale liquidazione, ritenendola eccessiva. Il Tribunale accoglieva solo parzialmente la sua opposizione, riducendo l’importo da € 3.200,00 a una cifra inferiore, oltre spese.

Insoddisfatto della decisione, l’avvocato proponeva ricorso per cassazione, contestando la correttezza della liquidazione residua. La questione portata all’attenzione della Suprema Corte era, quindi, puramente economica e legata al compenso del perito.

La Sopravvenuta Carenza di Interesse: L’Evento Risolutivo

Mentre il ricorso era pendente dinanzi alla Corte di Cassazione, il giudizio di merito originario presso il Tribunale giungeva a conclusione. Con una sentenza passata in giudicato, il Tribunale poneva definitivamente le spese di CTU a carico delle parti soccombenti in quella causa.

Di conseguenza, l’avvocato ricorrente, che aveva anticipato tali spese, otteneva il rimborso completo di quanto versato al consulente. A questo punto, lo stesso avvocato informava la Corte di Cassazione che il suo interesse a proseguire il ricorso era venuto meno: aveva recuperato interamente la somma e non aveva più alcun vantaggio pratico da ottenere da una decisione della Corte sulla correttezza della liquidazione.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte, prendendo atto della situazione, ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Gli Ermellini hanno richiamato un principio consolidato, noto come ‘cessazione della materia del contendere’. Questa si verifica quando, durante il processo, sorge una situazione che elimina la ragione stessa della lite, facendo venir meno l’interesse delle parti ad agire e a difendersi.

Nel caso specifico, l’interesse del ricorrente era quello di ottenere una riduzione del compenso del CTU per pagare di meno. Una volta ottenuto il rimborso totale dalle parti soccombenti nel giudizio di merito, questo interesse è svanito. Continuare il giudizio in Cassazione non gli avrebbe portato alcun risultato utile e giuridicamente apprezzabile.

La Corte ha inoltre precisato due aspetti importanti sulle spese:

1. Spese del giudizio di Cassazione: Le spese legali sostenute dal ricorrente per questo giudizio non sono recuperabili, poiché la Corte non è entrata nel merito dei motivi del ricorso e non può quindi valutarne la fondatezza.
2. Doppio Contributo Unificato: Non si applica la sanzione del versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato. Tale misura, prevista dall’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 115/2002, è riservata ai casi in cui il ricorso viene respinto nel merito o dichiarato inammissibile per motivi originari, non quando l’inammissibilità deriva da un evento sopravvenuto come la carenza di interesse.

Le Conclusioni

Questa ordinanza ribadisce un principio cardine del nostro ordinamento processuale: un processo può continuare solo finché esiste un interesse concreto e attuale delle parti a ottenere una decisione. Quando tale interesse viene a mancare, per qualsiasi motivo, il giudizio si estingue per inammissibilità. La decisione ha anche importanti conseguenze pratiche, specialmente in materia di spese legali, chiarendo che in questi casi le spese del giudizio di legittimità restano a carico di chi le ha sostenute e non si applicano sanzioni processuali come il raddoppio del contributo unificato, poiché l’esito non dipende da un errore originario nell’impugnazione, ma da eventi successivi che hanno risolto la controversia.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile per carenza di interesse?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse quando, dopo la sua proposizione, si verifica un evento che risolve la controversia e fa venir meno per la parte ricorrente qualsiasi utilità concreta e giuridicamente apprezzabile da una decisione della Corte.

Cosa succede alle spese legali in caso di inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse?
Secondo l’ordinanza, le spese del giudizio di cassazione sostenute dal ricorrente non sono ripetibili (cioè non possono essere richieste alla controparte), in quanto la Corte non ha esaminato la fondatezza dei motivi del ricorso.

In questo caso di inammissibilità si applica il raddoppio del contributo unificato?
No. La Corte ha chiarito che l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato non si applica quando l’inammissibilità è dovuta a una carenza di interesse sopravvenuta, ma solo nei casi di rigetto dell’impugnazione o di inammissibilità originaria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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