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Canone telecomunicazioni: validità accordi privati

La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della validità del canone telecomunicazioni pattuito tra un ente locale e un operatore di rete. Fino all’entrata in vigore del D.L. 135/2018, gli accordi negoziali per l’uso di aree pubbliche o private erano pienamente validi, poiché il divieto di imporre oneri riguardava solo le imposizioni unilaterali della PA. Solo dal 2019 il divieto è stato esteso ai corrispettivi contrattuali, ma senza efficacia retroattiva.

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Canone telecomunicazioni: la Cassazione fa chiarezza sulla validità dei contratti

Il canone telecomunicazioni è stato al centro di una lunga disputa legale tra amministrazioni locali e grandi gestori di rete. La Corte di Cassazione, con una recente pronuncia, ha stabilito i confini temporali e giuridici entro cui i contratti di locazione stipulati tra Comuni e operatori per l’installazione di antenne rimangono validi, nonostante l’evoluzione normativa restrittiva del Codice delle comunicazioni elettroniche.

I fatti di causa

La vicenda trae origine da un contratto stipulato nel 2007, con il quale un ente locale concedeva in locazione a una società di telecomunicazioni una porzione di terreno per l’installazione di infrastrutture di rete. Il contratto prevedeva un canone annuo di 17.000 euro.

A partire dal 2014, la società conduttrice iniziava ad autoridursi il canone, versando solo l’importo minimo previsto per le tasse di occupazione del suolo pubblico. La società sosteneva che, in base all’articolo 93 del Codice delle comunicazioni elettroniche, non potessero essere applicati oneri diversi o superiori rispetto a quelli stabiliti dalla legge (Tosap o Cosap). Il Comune agiva quindi in giudizio per ottenere la risoluzione del contratto per inadempimento e il pagamento dei canoni arretrati.

La decisione della Corte

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di appello, rigettando sia il ricorso del Comune che quello della società. Il punto centrale della decisione riguarda l’interpretazione dell’articolo 93 del D.Lgs. 259/2003 e le sue successive modifiche.

La Corte ha distinto due periodi temporali netti:
1. Fino al 2018: Gli accordi privati sul canone erano validi. La legge vietava alla PA di “imporre” oneri unilateralmente, ma non impediva alle parti di concordare liberamente un corrispettivo in sede contrattuale.
2. Dal 2019 in poi: Con l’entrata in vigore del D.L. 135/2018 (cosiddetto Decreto Semplificazioni), il divieto è stato esteso a ogni tipo di onere, anche contrattuale. Tuttavia, questa norma non ha efficacia retroattiva.

Di conseguenza, la società è stata condannata a pagare il canone pieno per gli anni dal 2014 al 2018, mentre per il periodo successivo è stata riconosciuta l’applicazione dei soli limiti legali.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla natura innovativa e non interpretativa dell’articolo 8-bis del D.L. 135/2018. Mentre le precedenti norme di interpretazione autentica (del 2016) servivano solo a chiarire che l’ente non poteva imporre tasse extra unilateralmente, la modifica del 2018 ha effettivamente ampliato il divieto includendo i rapporti privatistici.

Secondo i giudici, attribuire efficacia retroattiva a tale divieto violerebbe i principi di certezza del diritto e affidamento, poiché andrebbe a travolgere accordi contrattuali già perfezionati e basati sulla libera autonomia negoziale delle parti su beni del patrimonio disponibile dell’ente. La distinzione tra beni demaniali e beni del patrimonio disponibile è stata ritenuta irrilevante ai fini del divieto post-2018, ma fondamentale per confermare la validità dei canoni pregressi.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione ribadiscono un principio di equilibrio: la tutela della concorrenza e lo sviluppo delle reti di telecomunicazione giustificano il limite ai canoni imposto dal legislatore, ma tale limite non può cancellare retroattivamente i debiti contrattuali legittimamente assunti dagli operatori prima che la norma cambiasse. Per i Comuni, questo significa poter recuperare i canoni non versati fino al 2018, mentre per il futuro dovranno rassegnarsi all’applicazione del canone unico patrimoniale senza margini di trattativa privata.

L’operatore telefonico può ridurre il canone pattuito con il Comune citando il Codice delle comunicazioni?
No, per le annualità precedenti al 2019 l’operatore non può autoridursi il canone pattuito in contratto, poiché il divieto di canoni extra per quegli anni riguardava solo le imposizioni unilaterali e non gli accordi consensuali.

Cosa cambia per i contratti di locazione di antenne dopo il 2018?
Dal 2019 in poi, a causa delle modifiche introdotte dal Decreto Semplificazioni, è vietato pattuire canoni superiori ai limiti stabiliti per legge, indipendentemente dal fatto che il bene sia demaniale o appartenga al patrimonio disponibile.

La legge che limita i canoni di locazione per le telecomunicazioni è retroattiva?
No, la Cassazione ha stabilito che la norma del 2018 ha natura innovativa e produce effetti solo per il futuro, senza intaccare la validità dei canoni maturati in precedenza sulla base di contratti validamente firmati.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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