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Business plan inattendibile e compenso professionale

La Corte di Cassazione ha confermato l’inammissibilità della richiesta di compenso di un professionista per la redazione di un business plan inattendibile. Il piano, basato su dati contabili aziendali del tutto inattendibili, è stato considerato privo di utilità per la procedura di concordato. La Corte ha statuito che la diligenza professionale include il dovere di verificare la veridicità dei dati di partenza.

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L’elaborazione di un business plan inattendibile può costare cara al professionista incaricato, portando alla perdita totale del diritto al compenso. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un consulente che aveva richiesto il pagamento per un’attività professionale svolta in vista di un concordato preventivo, poi rivelatasi inutile a causa del disordine contabile della società cliente.

Il caso del business plan inattendibile nel concordato

La vicenda trae origine dalla richiesta di un professionista di essere ammesso al passivo di una liquidazione giudiziale. Il credito vantato riguardava l’attività di consulenza per la creazione di un piano industriale e la proiezione dei flussi di cassa. Tuttavia, il giudice delegato prima e il Tribunale poi hanno rigettato la domanda, accogliendo l’eccezione di inadempimento sollevata dalla curatela. Il piano era stato infatti redatto su basi contabili totalmente inattendibili, rendendo il documento inutile per le finalità della procedura concorsuale.

La decisione della Cassazione sulla responsabilità professionale

Il professionista ha tentato di difendersi sostenendo di aver operato con diligenza, seguendo le istruzioni e i dati forniti dall’azienda. La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il compito di chi redige un piano non è quello di un mero esecutore tecnico. Nel contesto di un business plan inattendibile, il consulente ha l’obbligo giuridico di relazionarsi con la realtà aziendale e con gli altri professionisti incaricati, verificando la consistenza dei dati prima di procedere alle proiezioni finanziarie.

Obblighi di verifica e inutilità della prestazione

La Corte ha chiarito che redigere un piano basato su dati non attendibili è un’attività non solo inutile per il cliente, ma potenzialmente dannosa per i creditori. La perdita di tempo prezioso e l’assunzione di costi ingiustificati in una situazione di insolvenza conclamata configurano una violazione dei doveri di diligenza professionale previsti dal codice civile.

Le motivazioni

Le motivazioni della decisione si fondano sul principio secondo cui la prestazione professionale deve essere funzionale allo scopo per cui è stata richiesta. Se il professionista ignora un evidente disordine contabile e organizzativo, che rende impossibile la redazione di un piano serio per il concordato, egli viene meno al suo dovere di controllo. L’omesso vaglio preventivo sulla qualità delle informazioni contabili fornite dal cliente integra un inadempimento contrattuale che giustifica il mancato pagamento del compenso, a prescindere dalla correttezza formale dei calcoli effettuati nel documento finale.

Le conclusioni

Le conclusioni della Corte di Cassazione sanciscono una responsabilità stringente per i consulenti aziendali. Chi accetta l’incarico di predisporre documenti per procedure concorsuali non può limitarsi a processare i dati ricevuti come una monade isolata. È necessario un controllo critico sull’attendibilità dei presupposti contabili, poiché la redazione di un business plan inattendibile non solo priva il professionista del diritto al compenso, ma può esporlo a contestazioni per aver aggravato il dissesto aziendale.

Cosa succede se il business plan è basato su dati contabili errati?
Il professionista perde il diritto al compenso se non ha verificato l’attendibilità dei dati, poiché la prestazione è considerata inutile e configura un inadempimento contrattuale.

Il consulente può giustificarsi dicendo di aver usato i dati forniti dal cliente?
No, il professionista ha il dovere di effettuare un controllo critico sulla veridicità dei dati di partenza, specialmente se l’attività è finalizzata a procedure concorsuali.

Qual è il limite della diligenza professionale in questi casi?
La diligenza non si ferma alla correttezza tecnica dei calcoli, ma include la valutazione della fattibilità del piano in relazione al contesto contabile e organizzativo dell’azienda.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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