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Brevetto: limiti della responsabilità professionale

Una società ha citato in giudizio uno studio di consulenza per presunto inadempimento professionale legato all’estensione internazionale di un brevetto industriale. La ricorrente lamentava la mancata inclusione di un iniettore opzionale nella domanda di estensione. I giudici di merito hanno respinto la domanda, rilevando che l’elemento contestato non era presente nel brevetto nazionale originario e, pertanto, esulava dall’oggetto del mandato conferito. La Corte di Cassazione ha confermato tale orientamento, stabilendo che la responsabilità del professionista non può estendersi a elementi estranei all’incarico ricevuto.

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Brevetto: i limiti della responsabilità del consulente nell’estensione internazionale

La tutela di un brevetto rappresenta un asset strategico fondamentale per le imprese innovative. Tuttavia, quando si decide di estendere tale protezione oltre i confini nazionali, è essenziale definire con estrema precisione l’oggetto dell’incarico conferito ai consulenti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità professionale in caso di presunti errori nella procedura di estensione internazionale.

Il caso: contestazione sull’estensione del brevetto

La vicenda trae origine dalla domanda di risarcimento danni proposta da una società contro uno studio di consulenza brevettuale. La società attrice sosteneva che il professionista avesse adempiuto in modo inesatto all’incarico di estensione internazionale di un brevetto relativo a un impianto di alimentazione per motori. Nello specifico, veniva contestata l’omessa indicazione della natura opzionale di un iniettore supplementare, elemento che avrebbe compromesso l’efficacia della tutela all’estero.

La decisione dei giudici di merito

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno rigettato le pretese della società. Attraverso l’analisi della corrispondenza tra i consulenti, è emerso che il testo dell’estensione era stato concordato e che l’iniettore in questione non faceva parte del brevetto nazionale originario. Di conseguenza, i giudici hanno ritenuto che il consulente non potesse essere considerato responsabile per non aver incluso elementi che non rientravano nell’oggetto del mandato ricevuto, ovvero la mera estensione del titolo già registrato in Italia.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la solidità del ragionamento dei giudici di merito. Il punto centrale delle motivazioni risiede nell’identificazione del perimetro del contratto di mandato. Secondo la Suprema Corte, la valutazione della diligenza professionale (ex art. 1176 c.c.) può avvenire solo dopo aver accertato quali fossero le obbligazioni effettivamente assunte dal professionista. Se un elemento tecnico è estraneo al brevetto originale e non è stato specificamente incluso nel nuovo incarico, il consulente non ha l’obbligo giuridico di inserirlo nella domanda di estensione. Inoltre, la Corte ha ribadito che la prova dell’oggetto del mandato può essere legittimamente desunta dallo scambio di mail tra i professionisti incaricati, in quanto espressione dell’esecuzione del mandato stesso.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza sottolinea che la responsabilità del consulente brevettuale è rigorosamente circoscritta all’oggetto dell’incarico. Non è possibile imputare un inadempimento per la mancata protezione di varianti tecniche che non facevano parte del titolo originario, a meno di un esplicito ampliamento del mandato. Per le imprese, questo provvedimento evidenzia l’importanza di una comunicazione chiara e documentata con i propri consulenti durante le fasi di estensione della proprietà industriale. Infine, sul piano processuale, viene riaffermato il principio di causalità per le spese di lite: chi perde la causa deve rifondere anche i terzi chiamati in giudizio, se la loro presenza è stata determinata dalla domanda dell’attore poi risultata infondata.

Quando un consulente risponde per l’estensione di un brevetto?
Il professionista risponde solo per le attività comprese nel mandato. Se un elemento non era presente nel titolo originale, non può essere imputato al consulente il mancato inserimento nell’estensione.

Cosa succede se si chiama in causa un terzo e si perde la lite?
In base al principio di causalità, la parte soccombente deve rimborsare le spese legali anche ai terzi chiamati in causa, se la loro presenza è stata resa necessaria dalla domanda principale.

Come si prova l’oggetto di un incarico professionale?
I giudici possono utilizzare ogni mezzo di prova, inclusa la corrispondenza via mail tra i consulenti, per ricostruire la reale volontà delle parti e l’ambito dell’incarico.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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