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Bonifico domiciliato: responsabilità e diligenza.

Una società assicuratrice ha agito contro un ente postale per ottenere il risarcimento dei danni causati dal pagamento di un bonifico domiciliato a un impostore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l’ente postale non è responsabile se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta dall’Art. 1176 c.c. Nel caso di specie, l’operatore aveva verificato un documento d’identità apparentemente autentico, il codice fiscale e la password fornita dall’ordinante. La Corte ha chiarito che il bonifico domiciliato è una delegatio solvendi e non richiede l’applicazione analogica della legge assegni.

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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto Bancario, Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Bonifico domiciliato: la responsabilità dell’ente postale nel pagamento a terzi

Il bonifico domiciliato rappresenta uno strumento di pagamento ampiamente utilizzato per inviare somme a soggetti privi di conto corrente. Tuttavia, cosa accade se la somma viene riscossa da un impostore? Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha analizzato i confini della responsabilità dell’intermediario finanziario, definendo gli standard di diligenza necessari per l’identificazione del beneficiario.

Il caso del bonifico domiciliato riscosso indebitamente

La vicenda trae origine da una società assicuratrice che, dopo aver disposto un bonifico domiciliato a favore di un proprio cliente, scopriva che la somma era stata incassata da un terzo soggetto. Quest’ultimo si era presentato allo sportello postale esibendo un documento d’identità falso, ma fornendo correttamente il codice fiscale e la password segreta necessaria per lo svincolo dei fondi. La società ordinante chiedeva quindi il risarcimento del danno, sostenendo che l’ente postale non avesse adottato le cautele necessarie per identificare correttamente il reale beneficiario.

La natura giuridica del bonifico domiciliato

Il tribunale ha inquadrato il bonifico domiciliato nello schema della delegatio solvendi. A differenza dell’assegno bancario, che è un titolo di credito cartolare, il bonifico è un incarico di pagamento che si inserisce in un rapporto di mandato. Questa distinzione è fondamentale: mentre per l’assegno esistono norme specifiche sulla non trasferibilità, per il bonifico si applicano le regole generali sulla responsabilità contrattuale e sulla diligenza nell’adempimento delle obbligazioni.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria. Secondo i giudici, l’ente postale ha fornito la prova di aver agito con la dovuta diligenza professionale. L’operatore allo sportello non si era limitato a una verifica superficiale, ma aveva riscontrato la corrispondenza tra i dati anagrafici del documento esibito, il codice fiscale e la parola chiave in possesso del richiedente.

In assenza di anomalie macroscopiche sul documento d’identità, non è esigibile dall’operatore bancario un accertamento tecnico superiore a quello di un banchiere diligente. Inoltre, la Corte ha precisato che non esiste un obbligo di legge che imponga all’intermediario di conservare copia fotostatica del documento d’identità del percipiente, salvo casi specifici legati alla normativa antiriciclaggio.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sull’applicazione dell’Art. 1176, secondo comma, del Codice Civile. La responsabilità dell’intermediario non è oggettiva, ma legata alla colpa. Se l’ente dimostra di aver seguito le procedure contrattuali e gli standard sociali di identificazione (un solo documento d’identità valido, codice fiscale e password), l’inadempimento non gli è imputabile. La Corte ha inoltre escluso la necessità di ricorrere all’analogia con la legge assegni, poiché la disciplina del mandato e della delegazione di pagamento è già sufficiente a regolare la fattispecie del bonifico domiciliato.

Le conclusioni

Le conclusioni tratte dalla Cassazione offrono una tutela equilibrata agli intermediari finanziari. Se l’identificazione avviene tramite un documento apparentemente autentico e il possesso di credenziali riservate (come la password), l’ente è liberato dall’obbligazione. Per le aziende e i privati che utilizzano il bonifico domiciliato, ciò implica la necessità di gestire con estrema cautela la trasmissione delle password di incasso, poiché il loro possesso, unito a un documento falso ben contraffatto, può rendere legittimo il pagamento agli occhi della legge.

L’ente postale è sempre responsabile se paga un bonifico domiciliato a un impostore?
No, l’ente non è responsabile se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, verificando l’identità tramite un documento apparentemente autentico e le credenziali corrette.

Quali documenti deve controllare l’operatore per il bonifico domiciliato?
L’operatore deve verificare la corrispondenza tra i dati del documento d’identità esibito, il codice fiscale e la password fornita dall’ordinante al beneficiario.

È obbligatorio per la banca fotocopiare il documento di chi incassa?
Secondo la Cassazione, non esiste un obbligo generale di conservare copia del documento per finalità di identificazione contrattuale, bilanciando così sicurezza e privacy.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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