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Bonifico domiciliato: quando la banca non è responsabile

Una società ordinava un bonifico domiciliato, ma l’istituto di pagamento erogava la somma a un truffatore in possesso di un documento con le generalità corrette e della password. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità dell’istituto, ritenendo che avesse agito con la dovuta diligenza professionale verificando il documento e la password, conformemente agli obblighi contrattuali. Viene chiarito che lo standard di diligenza non impone necessariamente la richiesta di due documenti o la conservazione di una copia.

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Pubblicato il 20 febbraio 2026 in Diritto Bancario, Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Bonifico Domiciliato Pagato a Persona Sbagliata: la Banca è Responsabile?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31489 del 13 novembre 2023, ha affrontato un caso cruciale in materia di responsabilità degli intermediari finanziari. La questione centrale riguarda la diligenza richiesta a un istituto di pagamento nell’eseguire un bonifico domiciliato quando il beneficiario viene impersonato da un truffatore. Questa decisione offre importanti chiarimenti sui confini della responsabilità contrattuale e sugli standard di identificazione del cliente.

I Fatti di Causa

Una società disponeva un bonifico domiciliato tramite il proprio servizio di online banking a favore di un suo creditore. Questo strumento di pagamento prevede che il beneficiario possa riscuotere la somma in contanti presso un qualsiasi ufficio dell’istituto di pagamento.

Purtroppo, a presentarsi allo sportello non fu il legittimo creditore, ma un terzo che, esibendo un documento di identità riportante le generalità corrette e fornendo la password associata all’operazione, riusciva a incassare la somma. La società ordinante, scoperta la frode, era costretta a effettuare un secondo pagamento al vero beneficiario e, di conseguenza, citava in giudizio l’istituto di pagamento per ottenere il risarcimento del danno, accusandolo di inadempimento contrattuale per negligente identificazione del percettore.

Mentre il Giudice di Pace accoglieva la domanda della società, il Tribunale, in sede di appello, ribaltava la decisione, escludendo la responsabilità dell’istituto. La questione giungeva così all’esame della Corte di Cassazione.

La Responsabilità per il Bonifico Domiciliato

La società ricorrente sosteneva che la disciplina del bonifico domiciliato dovesse essere assimilata, per analogia, a quella dell’assegno non trasferibile. Tale normativa impone alla banca un elevato standard di diligenza nell’identificazione del beneficiario, configurando una responsabilità quasi oggettiva in caso di pagamento a persona non legittimata.

La Cassazione, tuttavia, ha ritenuto questo parallelismo non decisivo. La Corte ha inquadrato correttamente il bonifico domiciliato nello schema della delegazione di pagamento (delegatio solvendi), il cui rapporto è regolato dalle norme sul mandato. Di conseguenza, la responsabilità dell’istituto di pagamento va valutata secondo i principi generali dell’inadempimento contrattuale (art. 1218 c.c.) e della diligenza professionale qualificata (art. 1176, comma 2, c.c.).

In base a questo regime, l’istituto che paga a un soggetto diverso dal reale beneficiario è inadempiente, a meno che non dimostri di aver agito con tutta la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico. L’onere della prova, quindi, ricade sull’istituto di pagamento.

La Valutazione della Diligenza Professionale

Il cuore della controversia si è spostato sulla valutazione concreta della condotta dell’operatore allo sportello. L’istituto di pagamento si è difeso sostenendo di aver rispettato tutte le procedure previste dal contratto e dalla prassi:

1. Verifica del Documento: L’operatore aveva controllato un documento di identità apparentemente autentico.
2. Corrispondenza dei Dati: I dati anagrafici sul documento corrispondevano a quelli indicati nell’ordine di bonifico.
3. Possesso della Password: Il soggetto conosceva il codice fiscale e la parola chiave segreta, elementi che solo il legittimo beneficiario (o chi li avesse ottenuti da lui o dall’ordinante) avrebbe dovuto possedere.

La ricorrente contestava che un solo documento non fosse sufficiente, richiamando una circolare ABI che suggeriva l’identificazione tramite due documenti. Inoltre, lamentava la mancata produzione in giudizio della copia del documento visionato dall’operatore.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. Secondo gli Ermellini, l’istituto di pagamento aveva fornito prova sufficiente della propria diligenza. Il giudice di merito ha correttamente ritenuto che l’aver verificato la corrispondenza dei dati anagrafici, del codice fiscale e della password, unitamente alla presentazione di un documento di identità apparentemente genuino, integrasse un comportamento conforme al modello di diligenza professionale.

La Corte ha precisato due punti fondamentali:
* Obbligo di due documenti: La raccomandazione ABI non ha valore di legge e non crea un obbligo giuridico. La prassi e la normativa generale sull’identificazione non impongono la presentazione di due documenti. Pertanto, l’averne controllato uno solo, in assenza di evidenti anomalie, è una condotta diligente.
* Mancata produzione della copia: La mancata acquisizione agli atti della copia del documento è un’omissione processuale, ma non impedisce al giudice di formare il proprio convincimento attraverso altri elementi. In questo caso, l’annotazione degli estremi del documento sulla quietanza di pagamento ha consentito di presumere che la verifica fosse stata effettivamente compiuta in modo adeguato.

Infine, la Corte ha osservato che non esiste una best practice che imponga all’intermediario di estrarre e conservare copia dei documenti di identità in ogni caso, anche in considerazione delle normative sulla privacy che limitano la raccolta di dati personali allo stretto necessario.

Le Conclusioni

La sentenza stabilisce un importante principio: la responsabilità dell’intermediario per un bonifico domiciliato pagato a un truffatore non è automatica. L’istituto può essere esonerato da responsabilità se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, che consiste nel verificare l’identità del presentatore attraverso un documento apparentemente valido e nel riscontrare gli altri elementi di sicurezza previsti dal contratto, come la password. La decisione ribadisce che, in assenza di specifiche previsioni contrattuali o normative, l’identificazione con un singolo documento è sufficiente e non è obbligatorio conservarne copia, bilanciando così le esigenze di sicurezza con quelle di tutela della privacy.

Chi è responsabile se un bonifico domiciliato viene pagato alla persona sbagliata che ha un documento apparentemente valido e la password?
Secondo la Corte di Cassazione, l’istituto di pagamento non è responsabile se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta. Tale diligenza è considerata assolta se l’operatore ha verificato un documento di identità apparentemente autentico e ha riscontrato la correttezza degli altri elementi di sicurezza previsti (come il codice fiscale e la password).

L’istituto di pagamento è obbligato a chiedere due documenti di identità per pagare un bonifico domiciliato?
No. La sentenza chiarisce che, in assenza di specifiche previsioni contrattuali, la prassi comune e le norme generali non impongono l’identificazione tramite due documenti. Una raccomandazione di un’associazione di categoria (come la circolare ABI) non ha forza di legge e non crea un obbligo giuridico in tal senso.

La mancata produzione in giudizio della copia del documento d’identità del truffatore impedisce all’istituto di pagamento di dimostrare la propria diligenza?
No, non necessariamente. La Corte ha stabilito che la mancata produzione della copia del documento è un’omissione probatoria, ma il giudice può comunque ritenere provata la diligenza attraverso altri elementi, come il ragionamento presuntivo basato sull’annotazione degli estremi del documento sulla quietanza di pagamento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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