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Bonifico domiciliato: la diligenza nell’identificazione

Una società assicurativa ha ordinato un bonifico domiciliato, ma l’intermediario ha pagato un truffatore in possesso dei dati corretti e di un documento apparentemente valido. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità dell’intermediario non è oggettiva, ma basata sulla colpa. In questo caso, l’intermediario ha agito con la dovuta diligenza professionale verificando un documento d’identità, il codice fiscale e la password, e quindi non è tenuto al risarcimento del danno.

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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto Bancario, Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Bonifico domiciliato e pagamento al non legittimato: i confini della diligenza

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29233 del 2023, ha affrontato un caso cruciale in materia di servizi di pagamento, definendo i contorni della responsabilità dell’intermediario in caso di pagamento di un bonifico domiciliato a una persona diversa dal reale beneficiario. La pronuncia chiarisce che la responsabilità non è oggettiva, ma va valutata alla luce della diligenza professionale richiesta all’operatore, escludendo l’applicazione analogica delle norme più severe previste per gli assegni non trasferibili.

I fatti del caso

Una compagnia di assicurazioni aveva disposto un bonifico domiciliato di 2.000 euro in favore di un proprio creditore. Questo strumento di pagamento consente al beneficiario di ritirare la somma in contanti presso qualsiasi sportello di un determinato operatore postale. Il creditore, tuttavia, non riceveva mai la somma, poiché un truffatore, presentatosi allo sportello con un documento d’identità presumibilmente falso ma con le generalità corrette, e in possesso della password e del codice fiscale necessari per l’incasso, riusciva a riscuotere il denaro.

La compagnia, costretta a effettuare un secondo pagamento per saldare il debito con il vero creditore, citava in giudizio l’intermediario postale, chiedendo il risarcimento del danno per inadempimento contrattuale. Mentre il Giudice di Pace accoglieva la domanda, applicando per analogia la disciplina di responsabilità oggettiva prevista per il pagamento di assegni non trasferibili, il Tribunale in appello ribaltava la decisione, ritenendo che l’intermediario avesse agito con la dovuta diligenza professionale.

La decisione della Corte di Cassazione sul bonifico domiciliato

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della compagnia di assicurazioni, confermando la sentenza d’appello. La decisione si fonda su due pilastri argomentativi: la corretta qualificazione giuridica del bonifico domiciliato e la valutazione del concetto di diligenza professionale nell’identificazione del cliente.

Il quadro normativo: Bonifico domiciliato vs. Assegno

I giudici hanno chiarito che il bonifico domiciliato non può essere assimilato a un assegno bancario non trasferibile. Si tratta, invece, di una delegatio solvendi, ovvero un incarico che l’ordinante (il debitore) conferisce a un intermediario (il delegato) affinché paghi una somma al beneficiario (il delegatario). Questo rapporto è regolato dalle norme sul mandato e sulla responsabilità contrattuale generale (artt. 1176 e 1218 c.c.), non dalle leggi speciali sui titoli di credito.

Di conseguenza, non vi è alcuna lacuna normativa da colmare attraverso l’applicazione analogica dell’art. 43 della Legge Assegni, che prevede un regime di responsabilità più severo. Peraltro, la stessa giurisprudenza ha evoluto l’interpretazione di tale norma, riconducendo anche la responsabilità della banca per il pagamento di un assegno a persona diversa dal beneficiario a una forma di responsabilità per colpa, e non più oggettiva.

La diligenza dell’intermediario nell’identificazione

Il cuore della questione riguarda lo standard di diligenza richiesto all’intermediario. La Corte ha stabilito che l’operatore postale aveva assolto il proprio onere probatorio, dimostrando di aver agito con la diligenza richiesta a un professionista del settore. L’identificazione del soggetto presentatosi all’incasso era avvenuta tramite:

1. Verifica di un documento d’identità in corso di validità.
2. Controllo della corrispondenza dei dati anagrafici con quelli forniti dall’ordinante.
3. Acquisizione del codice fiscale e della password segreta, elementi in possesso solo del destinatario.

La Corte ha ritenuto irrilevante la mancata produzione in giudizio della copia del documento, poiché l’avvenuta verifica era stata provata tramite l’annotazione degli estremi sulla quietanza di pagamento. Non esiste, inoltre, una norma di legge o una best practice vincolante che imponga di richiedere due documenti di identità o di conservarne sistematicamente una copia, dovendosi bilanciare le esigenze di sicurezza con i principi di privacy.

Le motivazioni

La Cassazione ha motivato la propria decisione sottolineando che l’intermediario, per liberarsi dalla responsabilità, non deve necessariamente provare di aver pagato al creditore reale, ma può dimostrare di aver adempiuto alla propria prestazione con la diligenza qualificata richiesta dall’art. 1176, secondo comma, del codice civile. Nel caso di specie, l’intermediario ha fornito la prova di aver eseguito tutti i controlli previsti dal contratto e dalla prassi operativa standard. L’annotazione degli estremi del documento sulla quietanza, in assenza di evidenti anomalie, è stata considerata sufficiente a presumere una verifica diligente della sua apparente autenticità.

I giudici hanno anche respinto l’argomento secondo cui la circolare ABI, che suggerisce l’identificazione tramite due documenti, potesse fondare un obbligo giuridico. Le circolari di associazioni di categoria, infatti, hanno natura di mere raccomandazioni e non costituiscono fonte di diritto né integrano gli standard di diligenza se non recepite da norme o da una prassi consolidata e socialmente riconosciuta come vincolante, cosa che non è avvenuta per questa specifica raccomandazione.

Le conclusioni

La sentenza consolida un principio importante: la responsabilità dell’intermediario finanziario nei servizi di pagamento come il bonifico domiciliato non è automatica in caso di frode, ma è ancorata a una valutazione concreta della sua condotta. L’operatore è liberato se dimostra di aver seguito le procedure contrattuali e di aver agito con la perizia e l’attenzione richieste dalla sua professionalità. Per le aziende che utilizzano tali servizi, emerge l’importanza di fornire dati quanto più completi possibile per facilitare l’identificazione del beneficiario, pur nella consapevolezza che il rischio di frodi sofisticate non può essere interamente addossato all’intermediario che abbia agito in modo diligente.

Chi è responsabile se un bonifico domiciliato viene pagato alla persona sbagliata?
L’intermediario che esegue il pagamento è responsabile solo se non ha agito con la diligenza professionale richiesta dall’art. 1176, secondo comma, del codice civile. Se dimostra di aver effettuato i controlli previsti (verifica del documento, del codice fiscale e della password) in modo diligente, non è tenuto al risarcimento del danno, anche se il pagamento è stato fatto a un truffatore.

Per identificare il beneficiario di un pagamento è sufficiente un solo documento di identità?
Sì. Secondo la Corte, la prassi socialmente riconosciuta e le norme sull’efficacia certificativa dei documenti d’identità indicano che l’identificazione avviene normalmente tramite il riscontro di un solo documento personale. Non esiste un obbligo legale generale di richiedere due documenti, a meno che non sia specificamente previsto dal contratto.

Le circolari dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana) sono vincolanti per gli intermediari finanziari?
No, le circolari e le raccomandazioni delle associazioni di categoria come l’ABI non hanno carattere precettivo, cioè non sono legalmente vincolanti. Possono contribuire a definire gli standard di diligenza, ma non creano di per sé un obbligo giuridico. La loro violazione non comporta un automatico giudizio di negligenza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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