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Bonifico domiciliato: la diligenza nel pagamento

Una società assicurativa ha utilizzato il servizio di bonifico domiciliato di un ente postale per pagare un creditore, ma la somma è stata riscossa da un truffatore. La Corte di Cassazione ha stabilito che l’ente non è responsabile se dimostra di aver agito con la dovuta diligenza nell’identificazione del beneficiario (controllo di un documento d’identità, codice fiscale e password), anche senza conservare una copia del documento. Il bonifico domiciliato è regolato dalle norme sul mandato, non da quelle sull’assegno.

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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto Bancario, Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Bonifico Domiciliato: Chi Paga se i Soldi Finiscono alla Persona Sbagliata?

Il bonifico domiciliato è uno strumento di pagamento molto utilizzato per la sua comodità, specialmente verso chi non possiede un conto corrente. Ma cosa succede se, a causa di una frode, l’importo viene pagato a una persona diversa dal legittimo beneficiario? Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 29224/2023) chiarisce i contorni della responsabilità dell’intermediario, come un ente postale o una banca, delineando lo standard di diligenza richiesto per non incorrere in obblighi risarcitori.

I Fatti del Caso

Una compagnia assicurativa disponeva un bonifico domiciliato di 1.250,00 Euro a favore di un proprio creditore, avvalendosi del servizio telematico offerto da un noto ente postale. L’operazione prevedeva che il beneficiario potesse riscuotere la somma in contanti presso qualsiasi ufficio postale, presentando un documento d’identità e comunicando la password fornita dall’ordinante.

Tuttavia, la somma veniva pagata a un individuo che, pur presentandosi con un documento d’identità apparentemente valido e conoscendo la password, non era il vero creditore. Di conseguenza, la compagnia assicurativa si vedeva costretta a effettuare un secondo pagamento per soddisfare il suo debito e, successivamente, citava in giudizio l’ente postale per ottenere il rimborso della somma indebitamente pagata al truffatore.

Il Percorso Giudiziario e la questione del bonifico domiciliato

Il caso ha avuto esiti differenti nei primi due gradi di giudizio. Inizialmente, il Giudice di Pace accoglieva la domanda della società, applicando per analogia la rigida norma prevista per il pagamento di assegni non trasferibili, che sanziona la banca che paga a persona diversa dal beneficiario.

La decisione veniva però ribaltata in appello. Il Tribunale, infatti, inquadrava correttamente il bonifico domiciliato non come un assegno, ma come una ‘delegatio solvendi’ regolata da un contratto di mandato. Secondo questa impostazione, l’ente postale non risponde in modo automatico, ma solo se non dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta dall’art. 1176 del Codice Civile. Nel caso specifico, il Tribunale riteneva che l’ente avesse fornito tale prova, avendo verificato il documento d’identità, il codice fiscale e la password del soggetto presentatosi per l’incasso.

La Decisione della Cassazione sulla responsabilità del bonifico domiciliato

La compagnia assicurativa ricorreva in Cassazione, sostenendo che l’ente postale non avesse adempiuto con la dovuta diligenza e che avrebbe dovuto richiedere due documenti di riconoscimento. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d’appello e fornendo importanti chiarimenti.

Le motivazioni

La Corte ha smontato le argomentazioni della ricorrente punto per punto.

In primo luogo, ha escluso l’applicabilità analogica della legge sugli assegni. Il bonifico domiciliato è una fattispecie contrattuale autonoma, disciplinata dalle norme sul mandato. In ogni caso, ha precisato la Corte, anche la moderna interpretazione della responsabilità per il pagamento di assegni non trasferibili non è più oggettiva, ma si fonda sulla colpa, richiedendo la prova della diligenza da parte della banca. Pertanto, il quadro normativo di riferimento porta allo stesso risultato: la responsabilità sorge solo in caso di negligenza.

In secondo luogo, la Cassazione ha definito lo standard di diligenza esigibile. Non esiste alcuna norma di legge o ‘best practice’ consolidata che imponga all’operatore di richiedere due documenti d’identità. Una circolare dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) in tal senso ha valore di mera raccomandazione e non è vincolante. La prassi socialmente e giuridicamente riconosciuta per l’identificazione di una persona fisica si basa sul controllo di un singolo documento di identità valido.

Infine, la Corte ha affrontato il tema dell’onere della prova. Sebbene spetti all’ente postale dimostrare di aver agito con diligenza, tale prova non richiede necessariamente la produzione in giudizio della copia del documento di identità controllato. Il giudice di merito può ritenere la prova raggiunta anche tramite presunzioni, come nel caso di specie, dove l’annotazione degli estremi del documento sulla quietanza di pagamento è stata considerata sufficiente a dimostrare l’avvenuto e corretto controllo dell’apparente autenticità del documento stesso.

Le conclusioni

La sentenza stabilisce un principio chiaro: l’intermediario che esegue un bonifico domiciliato è liberato dalla propria obbligazione se prova di aver adoperato la diligenza professionale nell’identificare il beneficiario. Questa diligenza si concretizza nel verificare la corrispondenza dei dati anagrafici con un documento di identità apparentemente autentico e nel controllare gli altri elementi di sicurezza previsti dal contratto (come la password). Non è, invece, generalmente richiesto un doppio controllo dei documenti né la conservazione di una loro copia, bilanciando così le esigenze di sicurezza con i principi di privacy.

Quale regime giuridico si applica in caso di pagamento errato di un bonifico domiciliato?
Si applica il regime della responsabilità contrattuale basato sulle norme del mandato (art. 1218 c.c.). L’intermediario (delegato) risponde nei confronti dell’ordinante (delegante) solo se non prova di aver adempiuto alla propria prestazione con la diligenza professionale richiesta dall’art. 1176, comma 2, c.c.

È necessario controllare due documenti d’identità per pagare un bonifico domiciliato?
No. Secondo la Corte di Cassazione, non esiste una norma di legge o uno standard sociale che imponga la richiesta di due documenti. Il controllo diligente si realizza con la verifica di un singolo documento di identità valido, unitamente agli altri dati di sicurezza come il codice fiscale e la password.

L’intermediario deve conservare una copia del documento d’identità per dimostrare la sua diligenza?
No, non è un requisito indispensabile. La prova di aver agito con diligenza può essere fornita anche con altri mezzi, inclusi ragionamenti presuntivi basati su elementi come l’annotazione degli estremi del documento sulla ricevuta di pagamento. Il giudice può ritenere tale prova sufficiente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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