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Bonifico domiciliato: la diligenza dell’intermediario

Una società assicuratrice dispone un bonifico domiciliato a favore di un cliente. Un ente pagatore liquida la somma a un impostore che si presenta con la password corretta e un documento d’identità apparentemente valido. La Corte di Cassazione stabilisce che l’ente pagatore non è responsabile se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, la quale non impone né la richiesta di due documenti di identità né la conservazione obbligatoria di una copia del documento esibito.

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Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Diritto Bancario, Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Bonifico domiciliato e pagamento al truffatore: quando l’intermediario è responsabile?

Il bonifico domiciliato rappresenta uno strumento di pagamento diffuso, ma che espone gli intermediari a rischi di frode. Cosa succede se un operatore paga un truffatore che si presenta con la password corretta e un documento d’identità falso? La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30518/2023, ha fornito chiarimenti cruciali sui criteri di diligenza professionale richiesti all’ente pagatore, delineando i confini della sua responsabilità.

I fatti del caso: il pagamento all’impostore

Una compagnia di assicurazioni aveva disposto un bonifico domiciliato a favore di un proprio cliente. Per incassare la somma, il beneficiario avrebbe dovuto presentarsi presso un ufficio dell’ente pagatore munito di un documento d’identità e della password segreta inviatagli a casa dalla compagnia.

Un impostore, venuto in possesso della password e munito di un documento di identità presumibilmente falso ma con le generalità del vero creditore, riusciva a incassare la somma. Di conseguenza, la compagnia assicuratrice, costretta a pagare una seconda volta il suo cliente, citava in giudizio l’ente pagatore per ottenere il risarcimento del danno subito.

Il caso ha attraversato due gradi di giudizio con esiti opposti: il Giudice di Pace aveva condannato l’ente pagatore, mentre il Tribunale, in appello, aveva riformato la decisione, ritenendo che l’operatore avesse agito con la dovuta diligenza.

La decisione della Cassazione sulla responsabilità del bonifico domiciliato

La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere se l’ente pagatore avesse adempiuto correttamente alla propria obbligazione. La questione centrale verteva sulla definizione dello standard di diligenza richiesto a un operatore professionale in queste circostanze.

La Corte ha rigettato il ricorso della società assicuratrice, confermando la sentenza d’appello e stabilendo che la responsabilità dell’ente pagatore non è oggettiva, ma si fonda sulla colpa. In altre parole, l’intermediario è responsabile solo se non dimostra di aver agito con la diligenza professionale prevista dall’art. 1176, secondo comma, del Codice Civile.

Le motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha articolato la sua decisione sulla base di tre principi fondamentali.

L’inquadramento giuridico del bonifico domiciliato

Innanzitutto, i giudici hanno chiarito che l’operazione di bonifico domiciliato non può essere assimilata al pagamento di un assegno non trasferibile. La sua disciplina giuridica va ricondotta allo schema del mandato, dove l’ente pagatore (mandatario) esegue un ordine per conto del disponente (mandante). Di conseguenza, si applicano le regole generali sulla responsabilità contrattuale (art. 1218 c.c.) e sulla diligenza professionale.

I limiti della diligenza esigibile: uno o due documenti?

La ricorrente sosteneva che la diligenza professionale avrebbe imposto all’operatore di richiedere due documenti di riconoscimento, come suggerito da una circolare dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI). La Corte ha respinto questa tesi, affermando che la prassi e la legge non impongono tale obbligo. L’identificazione di una persona avviene normalmente tramite il riscontro di un solo documento di identità. Inoltre, le circolari ABI non hanno valore di legge e non sono vincolanti. Anche l’interpretazione del contratto tra le parti, che parlava di “documenti di riconoscimento”, è stata ritenuta plausibilmente riferita al singolo documento presentato di volta in volta.

La prova della diligenza in assenza della copia del documento

Un altro punto sollevato dalla ricorrente era la mancata produzione in giudizio della copia del documento di identità esibito dall’impostore. Secondo la compagnia, ciò impediva di dimostrare l’effettiva diligenza dell’operatore.

La Cassazione ha chiarito che la mancata conservazione della copia del documento è un’omissione di natura probatoria, non una violazione dell’obbligo di diligenza in sé. Il giudice di merito è libero di valutare la prova della diligenza attraverso altri elementi, anche presuntivi. Nel caso di specie, il Tribunale aveva legittimamente dedotto la diligenza dal fatto che l’operatore aveva seguito la procedura corretta, verificando la corrispondenza dei dati anagrafici, del codice fiscale e della password, e annotando gli estremi del documento sulla quietanza di pagamento.

Le conclusioni

La sentenza n. 30518/2023 della Corte di Cassazione delinea con precisione gli obblighi di diligenza per gli intermediari nel pagamento di un bonifico domiciliato. Viene stabilito che:

1. La responsabilità dell’intermediario pagatore non è oggettiva, ma basata sulla colpa, e deve essere valutata secondo il criterio della diligenza professionale.
2. Lo standard di diligenza non richiede, di norma, l’identificazione del beneficiario tramite due documenti d’identità, essendo sufficiente un solo documento valido.
3. L’intermediario non ha un obbligo legale di conservare una copia del documento d’identità presentato. La prova della sua diligenza può essere fornita anche con altri mezzi, inclusi ragionamenti presuntivi basati sulla corretta esecuzione delle procedure di verifica.

L’ente che paga un bonifico domiciliato a una persona sbagliata è sempre responsabile?
No, non è sempre responsabile. La sua responsabilità non è oggettiva, ma si fonda sulla colpa. È ritenuto responsabile solo se il disponente dimostra che l’ente non ha agito con la diligenza professionale richiesta. L’ente può liberarsi provando di aver seguito tutte le procedure di verifica con la dovuta attenzione.

Per identificare il beneficiario di un pagamento, l’operatore è obbligato a chiedere due documenti di identità?
No. Secondo la Corte di Cassazione, né la legge né gli standard professionali consolidati impongono l’obbligo di richiedere due documenti d’identità. L’identificazione tramite un solo documento di riconoscimento è considerata una pratica conforme alla diligenza richiesta, a meno che non vi siano evidenti anomalie che suggeriscano maggiori cautele.

Se l’intermediario non conserva una copia del documento di identità, ha automaticamente violato il suo dovere di diligenza?
No. La mancata conservazione di una copia del documento non costituisce di per sé una violazione del dovere di diligenza. Si tratta di una mera omissione probatoria. Il giudice può comunque ritenere che l’intermediario abbia agito diligentemente basandosi su altre prove, come l’annotazione degli estremi del documento e la corretta esecuzione della procedura di verifica prevista.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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