LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Bonifico domiciliato: guida alla responsabilità

Una società assicurativa ha citato in giudizio un operatore postale per il risarcimento dei danni derivanti dall’erroneo pagamento di un bonifico domiciliato a soggetti che avevano utilizzato documenti d’identità falsi. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza d’appello, stabilendo che il bonifico domiciliato non è equiparabile all’assegno bancario e che l’operatore è liberato se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta. Nel caso di specie, il controllo di un singolo documento d’identità apparentemente autentico, unito alla verifica del codice fiscale e della password segreta, è stato ritenuto sufficiente per escludere la responsabilità dell’intermediario.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Bancario, Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Bonifico domiciliato: quando l’operatore è responsabile per l’errore?

Il bonifico domiciliato rappresenta uno strumento di pagamento molto diffuso per raggiungere creditori privi di coordinate bancarie. Tuttavia, cosa accade se la somma viene riscossa da un impostore munito di documenti falsi? Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i confini della responsabilità degli intermediari finanziari e i criteri di diligenza richiesti per l’identificazione del beneficiario.

I fatti di causa

Una nota società assicurativa aveva disposto alcuni pagamenti tramite la procedura di bonifico domiciliato in favore di propri creditori. Per la riscossione, l’operatore postale richiedeva l’esibizione di un documento d’identità, il codice fiscale e una password segreta fornita dall’ordinante. Nonostante queste cautele, le somme venivano pagate a soggetti terzi che si erano presentati allo sportello con documenti d’identità contraffatti. La società ordinante, costretta a pagare nuovamente i veri creditori, agiva contro l’operatore postale chiedendo il risarcimento del danno per inadempimento contrattuale.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società, confermando la legittimità dell’operato dell’intermediario. Il punto centrale della controversia riguardava l’applicabilità analogica delle norme sull’assegno bancario (Art. 43 Legge Assegni) al bonifico domiciliato. Gli Ermellini hanno chiarito che quest’ultimo non è un titolo di credito, ma una delegazione di pagamento (delegatio solvendi) inquadrabile nel contratto di mandato. Pertanto, la responsabilità dell’operatore non è oggettiva, ma basata sulla colpa e sulla verifica della diligenza professionale ex art. 1176, secondo comma, c.c.

Standard di diligenza e identificazione

Secondo i giudici, l’operatore ha assolto correttamente il proprio compito verificando la corrispondenza dei dati anagrafici, del codice fiscale e della password. La pretesa della società di richiedere obbligatoriamente due documenti d’identità è stata respinta, poiché non prevista né dalla legge né dalle condizioni contrattuali. La Cassazione ha sottolineato che l’identificazione tramite un singolo documento valido e apparentemente autentico rispecchia gli standard sociali e professionali del settore bancario e postale.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la sua decisione sulla natura giuridica del bonifico domiciliato, escludendo che si possa applicare la disciplina rigorosa prevista per i titoli di credito. Essendo un rapporto di mandato, l’operatore postale deve dimostrare di aver adottato la diligenza del “buon banchiere”. Se i documenti esibiti non presentano anomalie macroscopiche rilevabili a occhio nudo da un operatore diligente, l’intermediario non può essere ritenuto responsabile per la sofisticata falsificazione dei documenti stessi. Inoltre, la conservazione della copia del documento non è un obbligo assoluto, ma deve essere bilanciata con le normative sulla privacy.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che il rischio di frode nell’esecuzione di un bonifico domiciliato non ricade automaticamente sull’intermediario se questi ha seguito le procedure di sicurezza concordate. Per le aziende e i professionisti che utilizzano questo strumento, è fondamentale inserire nel flusso telematico il maggior numero di dati identificativi possibili (come la data di nascita) per facilitare i controlli allo sportello. La diligenza richiesta all’operatore è alta, ma non può trasformarsi in un obbligo di investigazione poliziesca sulla genuinità dei documenti d’identità presentati.

Cosa succede se un bonifico domiciliato viene pagato a un truffatore?
L’operatore non è responsabile se dimostra di aver identificato il soggetto con la diligenza professionale richiesta, verificando documenti e codici segreti.

È necessario richiedere due documenti d’identità per il pagamento?
No, la legge e la prassi prevedono che un solo documento d’identità valido sia normalmente sufficiente per l’identificazione certa del beneficiario.

Qual è la differenza tra bonifico domiciliato e assegno bancario?
Il bonifico domiciliato è una delegazione di pagamento soggetta alle regole del mandato, mentre l’assegno è un titolo di credito con regole specifiche.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati