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Autodichiarazione non veritiera: esclusione concorso

Un professore vince un concorso universitario ma viene escluso dal Consiglio di Stato a causa di una autodichiarazione non veritiera su alcuni titoli nel suo curriculum. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha confermato la decisione, stabilendo che il giudice amministrativo ha piena giurisdizione per accertare la non veridicità delle dichiarazioni essenziali per la partecipazione al concorso, senza necessità di un giudizio civile separato. La sentenza ribadisce il principio di autoresponsabilità dei candidati.

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Pubblicato il 16 gennaio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Autodichiarazione Non Veritiera: la Cassazione conferma l’esclusione dal concorso

L’onestà e la correttezza nella presentazione dei propri titoli sono requisiti fondamentali per chi partecipa a un concorso pubblico. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha ribadito un principio cruciale: una autodichiarazione non veritiera su elementi essenziali del curriculum può e deve portare all’esclusione del candidato. La decisione chiarisce anche i confini della giurisdizione del giudice amministrativo, autorizzato a verificare la veridicità delle dichiarazioni senza dover attendere un giudizio civile. Analizziamo insieme questo importante caso.

I fatti di causa: una cattedra universitaria contesa

La vicenda ha origine da un concorso indetto da una prestigiosa università italiana per un posto di professore di prima fascia. All’esito della procedura, la commissione dichiara vincitore un candidato. Tuttavia, il secondo classificato impugna gli atti davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), sostenendo che il vincitore avesse dichiarato nel proprio curriculum vitae titoli non veritieri, tra cui il possesso di brevetti mai conseguiti, la partecipazione a progetti di ricerca mai finanziati e l’appartenenza a un’associazione internazionale da cui era uscito da quasi vent’anni.

Il percorso giudiziario e le conseguenze dell’autodichiarazione non veritiera

Il percorso legale del caso è stato complesso e ha visto decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio.

La decisione del TAR

Il TAR accoglie in parte il ricorso. Pur riscontrando le incongruenze nei titoli dichiarati dal vincitore, non ne dispone l’esclusione automatica. Invece, annulla gli atti e ordina alla commissione di riesaminare il curriculum del candidato, per verificare se, anche senza i titoli contestati, sarebbe risultato comunque vincitore. Questa decisione si basava sull’idea che solo una falsità determinante per l’ottenimento del beneficio potesse portare alla decadenza.

Il ribaltamento in Consiglio di Stato

Il secondo classificato impugna la sentenza del TAR davanti al Consiglio di Stato. Quest’ultimo, riformando completamente la decisione di primo grado, sposa una linea molto più rigorosa. Secondo i giudici d’appello, l’accertamento della non veridicità di dichiarazioni contenute nel curriculum, che sono essenziali per la valutazione comparativa, non può che portare all’esclusione del candidato dalla procedura. Il principio di autoresponsabilità impone che ogni concorrente si faccia carico delle conseguenze di eventuali errori o falsità nelle proprie dichiarazioni. Di conseguenza, il Consiglio di Stato annulla l’intera procedura e la nomina del vincitore.

La questione di giurisdizione davanti alla Cassazione

Il professore escluso ricorre infine per Cassazione, ma non per contestare il merito della decisione. La sua difesa si concentra su un punto puramente procedurale: sostiene che il Consiglio di Stato abbia commesso un “eccesso di potere giurisdizionale”. Secondo il ricorrente, accertare la falsità di una dichiarazione è un compito che spetta esclusivamente al Giudice Ordinario (il tribunale civile) attraverso un apposito procedimento noto come “querela di falso”. Il Giudice Amministrativo, a suo dire, avrebbe dovuto sospendere il giudizio e attendere la decisione del tribunale civile.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno respinto integralmente questa tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito in modo definitivo che il Giudice Amministrativo, nell’ambito della sua giurisdizione esclusiva sui concorsi pubblici, ha il pieno potere di accertare in via incidentale la veridicità delle autodichiarazioni presentate dai candidati.

La veridicità dei titoli è un presupposto logico-giuridico per la legittimità dell’atto di nomina. Pertanto, il giudice amministrativo non solo può, ma deve verificare se le dichiarazioni sono conformi al vero per poter decidere sulla legittimità degli atti impugnati. Non si tratta di invadere la giurisdizione del giudice civile, ma di risolvere una questione pregiudiziale indispensabile per la propria decisione. La “querela di falso”, specifica la Corte, riguarda la falsità materiale del documento (es. un documento contraffatto) e non la veridicità del suo contenuto dichiarativo, che il giudice può liberamente valutare.

Le conclusioni

La decisione delle Sezioni Unite consolida un principio di fondamentale importanza per la trasparenza e la correttezza dei concorsi pubblici. Chi partecipa a una selezione si assume la piena responsabilità di quanto dichiara. Un’autodichiarazione non veritiera su elementi rilevanti per la valutazione non è una semplice imprecisione, ma un vizio che inficia la partecipazione stessa e deve portare all’esclusione. Il Giudice Amministrativo è il custode di questa regola e ha tutti gli strumenti per farla rispettare, senza dover demandare ad altri organi giudiziari le verifiche necessarie. Questa sentenza rappresenta un monito per tutti i candidati e una garanzia per il corretto funzionamento della Pubblica Amministrazione.

Una dichiarazione non veritiera nel curriculum per un concorso pubblico comporta sempre l’esclusione?
Sì, secondo la decisione del Consiglio di Stato confermata dalla Cassazione, quando l’autodichiarazione non veritiera riguarda titoli e requisiti essenziali per la valutazione e la nomina, la conseguenza è l’esclusione dalla procedura, in applicazione del principio di autoresponsabilità del candidato.

Il Giudice Amministrativo (TAR, Consiglio di Stato) può accertare la falsità di un’autodichiarazione?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che il Giudice Amministrativo, nell’ambito della sua giurisdizione sui concorsi pubblici, ha il potere e il dovere di verificare la veridicità delle dichiarazioni fornite dai candidati, in quanto essa costituisce un presupposto per la legittimità degli atti amministrativi impugnati.

Per contestare la veridicità di un’autodichiarazione in un concorso è necessario avviare un processo civile per “querela di falso”?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che non è necessario. La procedura di querela di falso riguarda la falsità materiale di un documento (es. firma falsa, documento alterato), non la veridicità del contenuto di una dichiarazione. Il Giudice Amministrativo può autonomamente accertare se quanto dichiarato dal candidato corrisponda o meno al vero.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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