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Assistenza sanitaria indiretta: onere della prova ASP

Una Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) è stata condannata a rimborsare le spese per fisioterapia sostenute da centinaia di cittadini presso una struttura privata. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che spetta all’ASP dimostrare la disponibilità di strutture pubbliche alternative nel comune di residenza degli assistiti. Non avendo fornito tale prova, l’ASP non poteva negare il rimborso per l’assistenza sanitaria indiretta. Il ricorso dell’ente pubblico è stato dichiarato inammissibile.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Assistenza Sanitaria Indiretta: a chi spetta l’onere della prova?

Il diritto alla salute e le modalità di accesso alle cure sono temi centrali nel nostro ordinamento. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto fondamentale riguardo l’assistenza sanitaria indiretta: quando un cittadino si rivolge a una struttura privata per l’indisponibilità di servizi pubblici, a chi spetta dimostrare tale indisponibilità? La risposta della Suprema Corte è netta e consolida un importante principio a tutela del cittadino.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine dalla richiesta di rimborso avanzata da oltre 700 cittadini, rappresentati da un unico mandatario, nei confronti di un’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP). Gli assistiti avevano sostenuto spese per trattamenti di fisiokinesiterapia presso un centro privato, chiedendone il rimborso all’ASP a titolo di assistenza sanitaria indiretta.

Inizialmente, il Tribunale aveva respinto la domanda. Tuttavia, la Corte d’Appello ribaltava la decisione, condannando l’ASP a rimborsare oltre 100.000 euro. Secondo i giudici di secondo grado, il ricorso a strutture private era legittimo qualora nel territorio comunale di residenza dei richiedenti non fossero presenti strutture pubbliche. Cruciale, nella loro decisione, era il principio dell’onere della prova: spettava all’ASP, che si opponeva al rimborso, dimostrare l’esistenza di tali strutture pubbliche alternative. Non avendolo fatto, l’ente era tenuto a pagare.

Il Ricorso per Cassazione e le ragioni dell’ASP

L’Azienda Sanitaria, non accettando la condanna, ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su due motivi principali.

1. Violazione della legge regionale: L’ASP sosteneva una diversa interpretazione della normativa, secondo cui il rimborso sarebbe stato escluso anche in presenza di strutture private convenzionate, non solo pubbliche.
2. Omesso esame di un fatto decisivo: L’ente lamentava che la Corte d’Appello non avesse considerato alcuni documenti amministrativi prodotti in giudizio, che a suo dire erano determinanti per la decisione.

L’obiettivo dell’ASP era quello di far valere una lettura della normativa più restrittiva, limitando il diritto all’assistenza sanitaria indiretta.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso dell’ASP interamente inammissibile, confermando la decisione della Corte d’Appello con argomentazioni precise.

Inammissibilità per la questione dell’Onere della Prova

Sul primo motivo, i giudici hanno evidenziato come il punto centrale della decisione d’appello non fosse tanto l’interpretazione astratta della legge, quanto l’applicazione del principio dell’onere della prova (art. 2697 c.c.). La Corte d’Appello aveva correttamente stabilito che era compito dell’ASP provare la presenza di strutture pubbliche che rendessero non necessario il ricorso al privato. L’ASP, nel suo ricorso, non ha contestato specificamente questa statuizione sull’onere probatorio, ma si è limitata a proporre una diversa interpretazione della norma. Di conseguenza, non avendo l’ASP superato lo scoglio della prova, la questione interpretativa diventava irrilevante. In assenza di prova contraria, si deve presumere che i presidi pubblici fossero assenti, legittimando così la richiesta di rimborso.

Inammissibilità per Difetto di Autosufficienza

Il secondo motivo è stato respinto per una ragione prettamente processuale: il difetto di autosufficienza del ricorso. L’ASP si era lamentata della mancata valutazione di alcuni documenti, ma non ne aveva riportato il contenuto esatto nel ricorso, né aveva specificato in che modo essi sarebbero stati decisivi. In pratica, ha chiesto alla Cassazione di andare a cercare e interpretare documenti esterni all’atto di ricorso, un’attività che non compete alla Suprema Corte. Il principio di autosufficienza impone che il ricorso contenga tutti gli elementi per essere deciso, senza necessità di indagini esterne.

Le Conclusioni

L’ordinanza in commento rafforza un principio fondamentale a tutela dei cittadini: nel contesto dell’assistenza sanitaria indiretta, se un paziente chiede il rimborso per cure private a causa della mancanza di servizi pubblici nel proprio comune, è l’ente sanitario a dover dimostrare che esistevano alternative pubbliche valide ed efficienti. Se l’ASP non riesce a fornire questa prova, è tenuta a rimborsare le spese sostenute dall’assistito. La decisione sottolinea come i principi procedurali, come l’onere della prova e l’autosufficienza del ricorso, siano strumenti essenziali per garantire la corretta applicazione dei diritti sostanziali, incluso il diritto alla salute.

Chi deve dimostrare l’esistenza di strutture sanitarie pubbliche quando un cittadino chiede un rimborso per cure private?
Secondo la Corte di Cassazione, l’onere della prova spetta all’Azienda Sanitaria (ASP). È l’ente pubblico che, per negare il rimborso, deve dimostrare che nel comune di residenza del cittadino erano disponibili adeguate strutture pubbliche per erogare la prestazione richiesta.

È possibile ottenere un rimborso per cure sanitarie private se nel proprio comune non esistono alternative pubbliche?
Sì. La sentenza conferma che il ricorso all’assistenza sanitaria indiretta, con conseguente diritto al rimborso, è legittimo quando nel territorio comunale di residenza del richiedente mancano le strutture pubbliche necessarie a fornire le cure.

Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile per ‘difetto di autosufficienza’?
Un ricorso è inammissibile per difetto di autosufficienza quando non contiene tutti gli elementi necessari a permettere alla Corte di decidere la questione senza dover consultare altri atti o documenti del fascicolo. Il ricorrente deve riportare nell’atto stesso il contenuto dei documenti o delle prove che ritiene siano stati trascurati e spiegare la loro rilevanza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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