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Assegno sociale: la rinuncia al mantenimento non lo nega

Un uomo, dopo la separazione e la rinuncia all’assegno di mantenimento, si è visto negare l’assegno sociale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il diritto a tale prestazione si fonda esclusivamente sullo stato di bisogno economico effettivo e non su redditi potenziali o non riscossi, come il mantenimento. La rinuncia è irrilevante, a meno che non venga provata una condotta fraudolenta volta a simulare la povertà per approfittare dell’assistenza pubblica.

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Assegno Sociale: Rinunciare al Mantenimento Non Esclude il Diritto

L’accesso all’assegno sociale è un tema di cruciale importanza per molti cittadini anziani in difficoltà economica. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale: aver rinunciato all’assegno di mantenimento dell’ex coniuge non preclude, di per sé, il diritto a ricevere questa prestazione assistenziale. La decisione ribadisce che il requisito cardine è lo stato di bisogno effettivo, basato sui redditi reali e non su quelli potenziali o a cui si è scelto di rinunciare.

I fatti di causa

Il caso esaminato riguarda un cittadino che, in seguito a una separazione consensuale, aveva concordato con l’ex moglie una rinuncia reciproca all’assegno di mantenimento, dichiarandosi entrambi economicamente indipendenti. Circa due mesi dopo l’omologazione della separazione, l’uomo, trovandosi in difficoltà, presentava domanda per ottenere l’assegno sociale.

La Corte d’Appello, riformando la decisione di primo grado, aveva respinto la richiesta. Secondo i giudici di merito, l’assegno sociale è una prestazione sussidiaria, che interviene solo quando non esistono altre fonti di sostegno, come l’obbligo di mantenimento derivante dal vincolo coniugale. La Corte aveva inoltre espresso dubbi sulla reale esistenza dello stato di bisogno, basandosi su indizi come l’attività del richiedente in campo artistico e teatrale, ritenendo che la situazione di indigenza fosse stata creata ad arte per lucrare sulla prestazione pubblica.

La decisione sull’assegno sociale e la rinuncia al mantenimento

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, cassando la sentenza d’appello e rinviando la causa per un nuovo esame. I giudici supremi hanno riaffermato un principio consolidato: il diritto all’assegno sociale è ancorato a requisiti oggettivi, ovvero l’età e lo “stato di bisogno effettivo”.

Quest’ultimo va valutato esclusivamente sulla base dei redditi concretamente percepiti dal richiedente, confrontandoli con il limite massimo stabilito dalla legge. Sono irrilevanti, ai fini di questa valutazione, eventuali redditi potenziali, come quelli derivanti da un assegno di mantenimento a cui si è rinunciato.

Le motivazioni

La Corte ha smontato punto per punto la tesi della Corte d’Appello, offrendo motivazioni chiare e precise.

1. Irrilevanza della rinuncia al mantenimento: Il fulcro della decisione risiede nel principio che la legge non impone al cittadino bisognoso di rivolgersi prima ai familiari o all’ex coniuge. L’obbligo di solidarietà familiare e quello di assistenza pubblica operano su piani diversi. La scelta di non richiedere il mantenimento non può essere equiparata all’assenza di uno stato di bisogno.

2. Lo stato di bisogno non deve essere ‘incolpevole’: La Cassazione ha specificato che la normativa non richiede che lo stato di bisogno sia incolpevole. Anche chi, con le proprie scelte, ha contribuito alla sua situazione economica precaria, ha diritto alla prestazione se ne sussistono i requisiti oggettivi. L’assistenza sociale mira a garantire un minimo vitale, a prescindere dalle cause che hanno generato la difficoltà.

3. La necessità di provare la frode: L’unico caso in cui la rinuncia al mantenimento può diventare rilevante è quando essa si inserisce in una condotta fraudolenta, finalizzata a simulare artificiosamente una condizione di povertà per approfittare indebitamente dell’assistenza pubblica. Tuttavia, tale intento fraudolento non può essere presunto, ma deve essere rigorosamente accertato e provato in giudizio dall’ente previdenziale.

4. Inidoneità delle presunzioni sui redditi: Infine, la Corte ha criticato il riferimento a presunti redditi derivanti da attività artistiche. Per negare il diritto all’assegno, non basta ipotizzare l’esistenza di entrate alternative; è necessario un accertamento concreto che ne definisca l’effettivo ammontare, per verificare se questo superi o meno la soglia di legge.

Le conclusioni

Questa ordinanza consolida un orientamento giurisprudenziale a tutela dei soggetti più deboli. Stabilisce in modo inequivocabile che il diritto all’assegno sociale si fonda sulla realtà economica effettiva di una persona, non su scenari ipotetici. La rinuncia a un diritto, come quello al mantenimento, è una scelta personale che non può essere usata per negare una prestazione essenziale come l’assegno sociale, a meno che non sia provato in modo inconfutabile un disegno fraudolento ai danni dello Stato. La decisione riafferma la centralità del requisito del bisogno effettivo, proteggendo il diritto al minimo vitale garantito dalla Costituzione.

Rinunciare all’assegno di mantenimento dell’ex coniuge impedisce di ottenere l’assegno sociale?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia al mantenimento è irrilevante ai fini del diritto all’assegno sociale. Il diritto si basa unicamente sullo “stato di bisogno effettivo”, ovvero sull’assenza o insufficienza di redditi reali al di sotto della soglia di legge.

Lo stato di bisogno per l’assegno sociale deve essere ‘incolpevole’?
No. La Corte ha precisato che non è richiesto che lo stato di bisogno sia incolpevole. Anche chi ha contribuito a determinare la propria situazione economica, ad esempio rinunciando al mantenimento, può avere diritto alla prestazione se i requisiti di reddito e anagrafici sono soddisfatti.

L’INPS può negare l’assegno sociale sospettando che il richiedente abbia altri redditi non dichiarati?
L’INPS può negarlo solo se fornisce la prova concreta di condotte fraudolente volte a simulare artificiosamente uno stato di bisogno. Semplici presunzioni, come lo svolgimento di attività artistiche senza una quantificazione del reddito effettivo, non sono sufficienti per rigettare la domanda.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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