Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 22755 Anno 2024
Civile Ord. Sez. L Num. 22755 Anno 2024
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME
Data pubblicazione: 13/08/2024
ORDINANZA
sul ricorso 15008-2021 proposto da:
COGNOME, elettivamente domiciliata in INDIRIZZO, presso lo studio dell’avvocato AVV_NOTAIO, che la rappresenta e difende;
– ricorrente –
contro
RAGIONE_RAGIONE_SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, INDIRIZZO, presso l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati NOME COGNOME, NOME COGNOME, NOME COGNOME;
– controricorrente –
avverso la sentenza n. 2347/2020 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 01/12/2020 R.G.N. 3400/2019; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 18/01/2024 dal AVV_NOTAIO COGNOME.
RITENUTO CHE
Con la sentenza in epigrafe indicata, la Corte d’appello di Roma ha confermato la decisione di prime cure che aveva rigettato la domanda dell’attuale ricorrente volta ad ottenere
R.G.N. NUMERO_DOCUMENTO
COGNOME.
Rep.
Ud. 18/01/2024
CC
l’assegno sociale, per avere rinunciato all’assegno di mantenimento, in sede di separazione consensuale, e dopo solo un mese presentato all’RAGIONE_RAGIONE_SOCIALE la domanda per il riconoscimento della provvidenza; in particolare, la Corte romana rimarcava, che, nella specie, l’ex coniuge della ricorrente percepiva più trattamenti pensionistici ed entrambi continuavano a convivere nella originaria casa coniugale con chiara incidenza favorevole sull’entità degli intr oiti di cui lo stesso mensilmente disponeva;
avverso tale sentenza ricorre NOME COGNOME, con un motivo, ulteriormente illustrato con memoria, cui resiste l’RAGIONE_SOCIALE con controricorso;
l’Ufficio del Procuratore generale non ha rassegnato conclusioni scritte;
CONSIDERATO CHE
con il motivo di ricorso la ricorrente si duole di violazione di legge per avere la Corte di merito escluso lo stato di bisogno per il diritto all’assegno sociale sul presupposto, secondo l’interpretazione fatta propria nella sentenza impugnata, di non essersi la parte attivata nei confronti del soggetto economico su cui grava uno specifico obbligo di solidarietà nascente dal vincolo familiare, prima di rivolgersi alla solidarietà generale;
il ricorso è da accogliere;
questa Corte ha già affermato (fra le altre, Cass. n. 14513 del 2020, n. 33513 del 2023) che il diritto alla corresponsione dell’assegno sociale L. n. 335 del 1995, ex art. 3, comma 6, prevede come unico requisito lo stato di bisogno effettivo del titolare, desunto dall’assenza di redditi o dall’insufficienza di quelli percepiti in misura inferiore al limite massimo stabilito dalla legge, restando irrilevanti eventuali altri indici di autosufficienza economica o redditi potenziali, quali quelli derivanti dall’assegno di mantenimento che il titolare abbia omesso di richiedere al
coniuge separato, e senza che tale mancata richiesta possa essere equiparata all’assenza di uno stato di bisogno;
in particolare, si è affermato (Cass. n. 24954 del 2021) che il diritto alla corresponsione dell’assegno sociale prevede come unico requisito lo stato di bisogno effettivo del titolare, desunto dalla condizione oggettiva dell’assenza di redditi o dell’insufficienza di quelli percepiti in misura inferiore al limite massimo stabilito dalla legge, senza che assuma rilevanza la mancata richiesta, da parte dell’assistito, dell’importo dovuto dall’ex coniuge a titolo di assegno divorzile, non essendo previsto che lo stato di bisogno, per essere normativamente rilevante, debba essere anche incolpevole;
in ogni caso, il riferimento contenuto nell’art.3 della legge n.335/1995 cit., ai redditi effettivamente percepiti, non implica che il legislatore abbia, per ciò solo, inteso legittimare comportamenti posti in essere per dar luogo ad una situazione sulla quale fondare il diritto reclamato, per cui l’eventuale intento fraudolento dev’essere oggetto di accertamento giudiziale, nel rispetto degli oneri circolari di allegazione e deduzione (per tutte, v. Cass.,Sez.Un., n. 11353 del 2004);
conseguentemente, la sentenza impugnata che non si è conformata ai predetti principi va cassata e, per essere necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa va rinviata alla stessa Corte d’appello, in diversa composizione, per nuovo esame e per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità;
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione.